Un giro del mondo lungo 25 anni
L’avventura senza fine di Günther

Era il 1989, pochi mesi prima che l’Inter vincesse lo scudetto dei record e il muro di Berlino crollasse, ponendo fine quella precaria quanto pericolosa spartizione dell’Europa in due grandi blocchi. Cominciò allora il viaggio di Gunther Holtorf, anziano signore tedesco di 76 anni, che per 25 anni ha girato tutto il mondo a bordo della sua jeep Mercedes, abbandonando un lavoro fisso e ben redditizio a favore di una vita più avventurosa e affascinante.La sua storia è raccontata in questi giorni dai giornali, dando spazio allo spirito d’avventura di questo signore, all’epoca 51enne manager della Lufthansa, che scelse di abbandonare il rinomato posto di lavoro e convinse la terza moglie a iniziare un viaggio in giro. Sarebbe durato fino al 2014.

La moglie lo lascia subito. Günther e Beate, questo il nome della sua sposa, a bordo di una Mercedes G300D si dirigono inizialmente in Africa. All’inizio il progetto era quello di attraversare da nord a sud il continente: tempo, un anno e mezzo. Nei 18 mesi che trascorrono in questi luoghi contraggono cinque volta la malaria e la moglie Beate capisce che il «viaggio è bello quando dura poco». Per farla breve, il matrimonio finisce e lei ritorna a casa. Ma con un annuncio pubblicato sul quotidiano Die Zeit Gunther conosce Christine, madre single di 34 anni, che lo accompagnerà per gran parte dei suoi viaggio, divenendo nel frattempo la sua quarta moglie. E intanto, Gunther si accorge che un anno e mezzo, per l’Africa, è troppo poco: ci rimarrà cinque anni.

 

 

Il tumore di Christine. Con la nuova compagna continua il suo peregrinare in Sud America, per poi passare in America Centrale, Canada, Messico, Alaska e poi in Australia. Ma di mondo da scoprire ce n’è ancora tanto e quindi continuano il loro viaggio alla volta della Siria, Kazakistan, Afghanistan, Turchia, Caraibi, Cuba, Regno Unito e di tutti gli stati europei. Ad un certo punto, però, un brutto male sembra arrestare l’avventura che sembrava non dovesse terminare mai. Nel 2003 a Christine viene diagnosticato un tumore e nel 2010 la malattia avrà la meglio di su di lei. Per questa ragione dal 2007 a fianco di Günther c’è Martin, figlio di Christine, che oggi ha 27 anni.

900mila chilometri. I due proseguono il viaggio passando attraverso lo Sri Lanka, la Cina e la Corea del Nord e le ultime tappe del viaggio sono il Vietnam e la Cambogia, facendo infine ritorno a Berlino. Il resoconto finale della lunga avventura dice che Gunther Holtorf in 25 anni ha visitato 179 paesi e ha percorso quasi 900mila chilometri. «Mi mancano alcuni Paesi nell’ovest dell’Africa, che non potevamo visitare a causa della guerra civile o per le mine», racconta oggi a Outside Online, svelando che punta a vederli presto: «Me ne mancano 10». La Classe G, il mezzo che l’ha accompagnato durante tutto il viaggio, verrà esposto presso il museo di Stoccarda. Partito con oltre 400 pezzi di ricambio ha comunque dovuto affrontare diversi imprevisti che hanno messo a rischio il suo itinerario. Una volta, in Arabia Saudita ha smarrito le chiavi del suo fuoristrada ed è stato costretto a un piccolo stop per fare in modo che ne venisse realizzata una copia nuova. Il suo viaggio, alla fine si è concluso nell’ottobre del 2014 e la sua storia, come è facile immaginare, è destinata ad entrare nel Guinness dei Primati.

Nessuna pagina Facebook o Twitter. Gunther Holtorf e chi gli ha fatto compagnia durante i suoi viaggi ha sempre girato senza valigie: ogni cosa ha sempre trovato spazio all’interno dei vani o dei contenitori legati sul tetto della macchina. E non ha avuto con sé mai alcun tipo di dispositivo mobile: senza cellulare, senza tablet e senza computer. Sarà questa la ragione per cui il suo nome non compare in nessun tipo di social network, non un account Facebook o Twitter, non un blog ha raccontato delle sue esperienze in giro per il mondo. L’unico custode delle bellezze che ha potuto osservare in tutti questi anni, al di là della sua memoria, sono state due macchine fotografiche: una Leicaflex SL e di una Leica M6. Inoltre ha sempre rifiutato eventuali sponsor per finanziare il suo viaggio perché non avrebbe mai tollerato di veder la propria auto costellata di loghi come una macchina di Formula Uno.

Mai in hotel o ristoranti. Insieme alle sue compagne Holtorf non ha mai frequentano alberghi o ristoranti. Si sono sempre arrangiati comprando cibi freschi nei mercati locali, cucinati grazie a una cucina a gas molto semplice, evitando così di nutristi con cibi in scatola o dovendo frequentare fast food. Il loro letto è sempre stato il sedile posteriore di Otto, questo il nome con cui Holtorf ha ribattezzato il suo jeep Mercedes. Il materasso ospitato dall’auto è stato talvolta sostituito da un’amaca piantata tra due alberi o dalla nuda terra. Per quanto riguarda l’igiene personale, Holtorf ha poi spiegato che la natura è la miglior toilette che possa esistere.

12 passaporti finiti. E poi c’è il capitolo passaporti: «Ho quattro passaporti attivi in uso, e ora mi sto dando da fare per avere il quinto. Uno è finito, pieno di timbri. Un altro ha una o due pagine libere, un altro due o tre. L’ultimo che ho fatto, un anno fa, aveva 42 pagine ed è già quasi pieno. E poi ho una pila enorme di vecchi passaporti, 12 o 15». Ma la sua storia è una miniera di aneddoti. Come quella volta che entrò in Corea del Nord: «Otto è stata il primo mezzo straniero in assoluto ad entrarci. Fu una disposizione speciale dell’allora vecchio Kim Jong Il, il grande leader. È successo lo scorso anno, ero assieme a mio figlio. Eravamo ufficialmente ospiti paganti del governo. Pagammo profumatamente. Neppure il ministro degli esteri tedesco poteva crederci».