Dove riposa Santa Lucia (a Venezia)

Si avvicina la notte di Santa Lucia, tra il 12 e il 13 dicembre, e i bambini di tutta la provincia di Bergamo attendono trepidanti i loro doni. La commovente storia del martirio della Santa è nota ai più, ma forse non tutti sanno che le sue spoglie si trovano a Venezia, nella Chiesa di San Geremia e Santa Lucia.

La vicenda delle spoglie. Originariamente le spoglie di Santa Lucia erano custodite a Siracusa, città natale della Santa, e qui rimasero per diversi secoli dopo la sua morte. Successivamente, durante le invasioni arabe dell’878, il corpo fu spostato in un luogo segreto perché fosse al riparo dagli attacchi. Nel 1040, il comandante bizantino Giorgio Maniace sottrasse Siracusa al dominio arabo e fece trasferire le spoglie della Santa a Costantinopoli. Il trasferimento definitivo a Venezia avvenne nel 1204, dopo la conquista di Costantinopoli da parte della Serenissima; il luogo designato per ospitare le reliquie fu la Chiesa di San Giorgio Maggiore. Tuttavia, la notevole affluenza di fedeli persuase il Senato a trasferire Santa Lucia in una Chiesa in città, S. Maria Annunziata nel sestiere di Cannareggio; tra il 1609 e il 1611 sorse quindi, su disegni del Palladio, una nuova Chiesa dedicata al culto esclusivo di Santa Lucia.

Per giungere alla meta finale del lungo viaggio delle spoglie della Santa, dobbiamo arrivare al 1845, quando l’imperatore austriaco Ferdinando I emanò un decreto che prevedeva l’abbattimento della chiesa di S. Lucia per fare spazio alla nascente stazione ferroviaria (che prenderà il nome di Santa Lucia in segno di riguardo). L’11 luglio 1860 il Patriarca di Venezia, Angelo Francesco Ramazzotti, si occupò del trasferimento delle reliquie nella vicina Chiesa di San Geremia (le prime notizie storiche di questo edificio risalgono nell’anno 1013). Le opere d’arte contenute nella Chiesa di Santa Lucia furono trasferite in sedi diverse, alcune si trovano proprio nella Chiesa di San Geremia, come i quadri di Palma e Bassano. Per la costruzione della cappella dedicata alla Santa, vennero utilizzati il precedente altare con l’urna delle reliquie e gli stessi materiali del presbiterio della chiesa demolita. È interessante notare che, nonostante molti studiosi siano concordi nell’affermare che il presbiterio sia opera del Palladio, ad oggi non venga ancora conteggiato ufficialmente tra le opere dell’artista. L’inaugurazione ufficiale avvenne l’11 luglio 1863, con l’intervento del Patriarca Trevisanato. Il magnifico altare che possiamo ammirare oggi è frutto di un rifacimento del 1930, durante il quale vennero aggiunti fregi di bronzo dorato. Sulla curva absidale della facciata esposta verso Canal Grande si legge  questa iscrizione: «Lucia / Vergine di Siracusa / Martire di Cristo / In questo tempio / riposa / All’Italia al mondo / implori / luce pace».

I fedeli da tutto il mondo. I fedeli che si recano a rendere omaggio alle spoglie di Santa Lucia sono davvero numerosi. Don Renzo Scarpa, parroco dal 1997, ci racconta che alcuni giungono da molto lontano: dal Brasile, da Spagna e Portogallo, altri dagli Stati Uniti. Durante i mesi estivi, il flusso di turisti che transita nella piazza antistante la Chiesa arriva a contare ventimila persone al giorno, e un buon numero si ferma a rendere omaggio alla Santa. Don Scarpa sostiene che l’affluenza turistica sia notevolmente incrementata dagli anni ’60, e di conseguenza anche la presenza di fedeli stranieri. I devoti possono lasciare dei biglietti con preghiere per Santa Lucia nelle apposite teche di fianco all’altare; Don Scarpa si occupa di svuotare periodicamente i contenitori (poiché sono spesso colmi) e di raccogliere tutte le invocazioni. La Chiesa di S. Geremia e S. Lucia diventa spesso una tappa dei pellegrinaggi verso Medjugorje, e del percorso Roma-Padova-Venezia. Anche le scuole organizzano visite presso la Chiesa, approfittando della vicinanza al Ghetto ebreo.

La festa, il 13 dicembre. Il 13 dicembre vengono organizzate diverse celebrazioni in onore di Santa Lucia, che culminano nella solenne messa del pomeriggio con il Patriarca di Venezia; a seguito della funzione, l’urna con le reliquie viene tolta dall’altare e preparata allo spostamento a Siracusa (a bordo di un aereo militare), dove rimane una settimana, per permettere agli abitanti di onorare la Santa. I festeggiamenti presso la città siciliana sono davvero grandiosi e comprendono una messa officiata dal Vescovo e processioni lungo le vie della città. Da ricordare anche un particolare curioso: durante la settimana di festeggiamenti giunge dalla Svezia un gruppo di ragazze, che sfila in processione (secondo la tradizione svedese) recando copricapi dotati di candele.

Nel 2004, per ricordare i 1700 anni di martirio, il corpo di Santa Lucia è stato conservato per un periodo di tempo proprio a Siracusa. A seguito di questo evento la città siciliana ha espresso la volontà di custodire permanentemente le reliquie, al fine di far riposare la Santa nella città natale. Ma un simile cambiamento necessita l’approvazione della Santa Sede e il processo potrebbe essere molto lungo; per il momento è stata presa la decisione di rinnovare il pellegrinaggio verso Siracusa ogni dieci anni.

Trafugamento del corpo della Santa. Nel 1981 accadde un fatto che destò l’attenzione di tutti gli italiani. La sera del 7 novembre, l’allora parroco don Giuseppe Manzato, si apprestava ad uscire dalla Chiesa e chiudere il portone, quando due sconosciuti con il volto coperto lo spinsero all’interno puntandogli una pistola alla testa. I tentativi di difesa del parroco vennero prontamente soppressi, mentre un terzo complice raggiunse l’altare di Santa Lucia, dove ruppe il vetro dell’urna ed estrasse il corpo della Santa, riponendolo in un sacco di iuta. Don Manzato assistette impotente alla scena, sempre minacciato dalla pistola. L’aiutante sacrestano, presente sulla scena, riuscì a scappare senza farsi notare e ad avvisare la Polizia. Tuttavia, quando arrivarono le forze dell’ordine i tre malviventi erano già riusciti a scappare

In seguito giunse alla Polizia una richiesta di riscatto di ben quaranta milioni di lire, a cui furono allegati lembi della veste della Santa. La soluzione del caso fu certamente dovuta all’impegno instancabile di Polizia e Carabinieri, ma forse anche alle preghiere dei fedeli di tutto il mondo, poiché il corpo della Santa fu ritrovato dalle forze dell’ordine proprio nella notte tra il 12 e il 13 dicembre. Nel giro di pochi giorni l’urna venne riparata e il 19 dicembre le spoglie di Santa Lucia vennero trasportate in un corteo di lance attraverso Canal Grande, fino a giungere alla chiesa, dove trovò numerosi fedeli pronti ad accoglierla.

L’incendio del giugno 1998. Il 27 giugno 1998, la facciata orientale della Chiesa dei Ss. Geremia e Lucia prese fuoco; l’incendio era stato appiccato da un uomo in cura presso l’istituto di Igiene mentale di Venezia. Le fiamme divamparono rapidamente, poiché presso la facciata erano state collocate delle impalcature di legno per un restauro. Le parti colpite furono principalmente la sezione superiore del campanile, i finestroni, i marmi della facciata e parte delle travi del tetto; l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco evitò danni peggiori. Il delicato restauro che seguì fu molto complicato e dispendioso, ma fortunatamente riuscì a riportare la Chiesa alla bellezza precedente.

Curiosità. Il detto popolare «Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia», parrebbe contrastare con il fatto che il solstizio d’inverno cade tra il 21 e il 22 dicembre, sarebbe quindi questa la notte più lunga; tuttavia il proverbio risale a cinque secoli fa, ovvero a prima del 1582, quando Papa Gregorio XIII operò una sistemazione del calendario allora in uso (chiamato calendario Giuliano poiché introdotto da Giulio Cesare) per aggiornarlo rispetto alla differenza con il ciclo solare. Vennero quindi soppressi i giorni al 4 al 15 ottobre di quell’anno, eliminando i dieci giorni di sfasatura che si erano creati nei secoli precedenti e furono considerati bisestili solo gli anni divisibili per quattrocento. Il solstizio d’inverno passava in questo modo al 21-22 dicembre, ma il giorno di Santa Lucia rimaneva il 13 e il detto popolare restò così immutato, fino a giungere ai nostri giorni.

Il calendario giuliano è ancora in uso presso la Chiesa Ortodossa e le festività risultano quindi tredici giorni “in ritardo” rispetto a quelle dei cattolici, ad esempio il Natale di Nostro Signore viene celebrato il 6 gennaio. Santa Lucia viene onorata anche dalla Chiesa Ortodossa e, come ci racconta Don Scarpa, i fedeli ortodossi giungono a rendere omaggio alla sue spoglie il 26 dicembre.