Che fine ha fatto Zampagna

«Credo che il gol segnato in rovesciata contro il Brescia sia stilisticamente e tecnicamente uno di quelli più belli che si siano mai visti nella storia del calcio. Una rete da album della Panini, ho fatto semplicemente la vera rovesciata». Riccardo Zampagna non è mai banale. Lo raggiungiamo telefonicamente nella sua Terni, la voce è gentile e disponibile come sempre, e bastano due o tre domande per capire che gli anni passano ma il carisma, la personalità e la schiettezza sono quelle di sempre. L’attaccante ternano, classe 1974, arrivò a Bergamo nel gennaio del 2006 dal Messina e grazie ai 6 gol realizzati da lui la squadra orobica raggiunse la promozione in serie A sul campo del Catanzaro. Nell’anno successivo (sempre con Stefano Colantuono in panchina) “Riccardone” contribuì in modo determinante al campionato dei 50 punti, segnando 11 gol.

A Bergamo gol da urlo. La carriera di Zampagna è cominciata nel 1991 con l’Amerina, in Interregionale. La lista delle squadre nelle quali ha giocato è lunghissima, le sue presenze totali sono 534 con ben 175 gol segnati. E in più c’è un dato incredibile: la prima vera stagione da protagonista in serie A l’ha giocata a 30 anni compiuti. Era il 2004-2005 e il calcio italiano lo scoprì grazie alle sue prodezze con il Messina.

 

 

Quella rovesciata al Brescia. Arrivato a Bergamo, Zampagna si dimostrò subito abile nelle reti acrobatiche. Contro il Brescia il gol più bello di tutti. Più complicato invece dire quale sia stata la rete più importante: «Ce ne sono state tante. Sono fortunato da questo punto di vista, perché ne ho segnate parecchie. A Catanzaro, nel giorno della promozione matematica in serie A ho fatto una rete che contava tanto, ma forse il più importante di tutti è arrivato in casa contro la Roma: quel pallonetto in rovesciata sancì lo scudetto all’Inter a discapito proprio della squadra giallorossa. Noi arrivavamo da una settimana particolare, all’andata due nostri tifosi vennero accoltellati nella capitale e la mia dedica fu proprio per loro. Una rete bella e molto carica di emozioni e di significato».

 

 

L’addio a Zingonia. Bergamo e Zampagna, un rapporto bello e proficuo. La sensazione, però è che se la relazione fosse stata più lunga ci si sarebbe potuti divertire molto, molto di più. «Pensando alla mia esperienza con l’Atalanta credo che si sia visto il massimo, a Bergamo ne ho fatte di tutti i colori. Nel bene e nel male. Più di così non credo si potesse fare. L’unico rammarico della mia esperienza all’ombra di Città Alta è che sono andato via in un modo brusco. Non doveva finire così. Avevo deciso di chiudere la carriera a Bergamo, per la maglia nerazzurra ho rifiutato squadre di livello europeo come il Monaco e il Fulham, ma non furono le uniche. Mi spiace davvero».

Fuori rosa con Del Neri, mai dimenticato dai tifosi. Il pensiero per forza corre al 19 novembre del 2007, giorno in cui il bomber ternano finì fuori rosa. La seconda stagione con la Dea in serie A era iniziata da poco, il rapporto con il nuovo tecnico Del Neri evidentemente non era dei migliori ed è proprio Zampagna a raccontare come sono andate le cose. «Ebbi uno screzio con Del Neri durante un allenamento: posso garantire che nel mondo del calcio fatti come quello ne capitano tanti, ovunque. È stata una presa di posizione del mister nei miei confronti: sono convinto che Del Neri non mi volesse nel gruppo. Magari antipatia? Non lo so, la verità è che io il giorno dopo sono andato nello spogliatoio e ho chiesto scusa. “Non ti voglio più vedere” è stata la risposta. Mi sono scusato per una questione di rispetto ma non c’è stato verso. E sono andato via».

La cessione al Vicenza. Nel successivo mercato di gennaio, Riccardo Zampagna venne subito ceduto al Vicenza. La nuova avventura dell’attaccante ripartiva dalla serie B, ma Bergamo e la sua gente non dimenticarono mai Riccardone. In tante occasioni ci fu modo di incrociarsi e salutarsi magari bevendo qualcosa assieme. Ma dopo Albinoleffe-Sassuolo del 19 ottobre 2009 successe qualcosa di incredibile.

La sorpresa. «Quel giorno ho vissuto una situazione molto strana. A Vicenza, gli anni precedenti, i tifosi dell’Atalanta venivano a trovarmi fuori dall’albergo con i fuochi d’artificio, quando mi era successo di tornare a Bergamo ci si incrociava sempre nella sede del ritiro oppure ci si sentiva. Invece quel giorno, quando si giocò Albinoleffe-Sassuolo, dove mi ero trasferito, non sentii né vidi nessuno. Mi sembrava strano, pensai addirittura che si fossero dimenticati, ma ci credevo poco: il mio rapporto con Bergamo e i ragazzi della curva va oltre il calcio, è una cosa fantastica. E infatti al casello, nella notte dopo la partita, trovai un muro umano che bloccava l’ingresso in autostrada. Erano loro. Ancora oggi, raccontarlo e ricordarlo, mi provoca emozioni grandissime, ho i brividi».

Un rapporto speciale quello di Zampagna con una Curva che, negli ultimi mesi, ha vissuto momenti molto difficili. «Ho seguito e seguo le vicende che stanno interessando la Curva Pisani. Non mi va di dire molto, ma penso che certe situazioni non faranno altro che cementare ancora di più il gruppo. I tifosi che ho conosciuto io ne usciranno ancora più forti, belli, maestosi e colorati che mai».

 

 

Che fine ha fatto Riccardo Zampagna. Lo scorso ottobre, Zampagna partecipò alla manifestazione a favore dei 537 operai delle Acciaierie di Terni che rischiavano il posto di lavoro. In quella stessa fabbrica, per anni, lavorò suo padre Ettore. Oggi il bomber ternano vive nella città dove è nato e manda avanti un’attività che, con il calcio, non ha proprio nulla a che fare. «La mia realtà quotidiana si chiama “Tabaccheria Zampagna”. Passo gran parte del mio tempo nella tabaccheria che ho aperto, è il mio primo lavoro. È stata una scelta ponderata, con una battuta potrei dire che siccome sono uno che fuma ho risolto il problema del costo delle sigarette: aprendo un’attività di questo tipo, risparmio. Mi piace molto stare a contatto con la gente, ogni giorno entrano clienti che mi riconoscono e mi chiamano “Bomber” mi dicono “Sei un grande”. Ci rido sopra, è simpatico perché prima mi vedevano sul campo e oggi dietro al bancone mentre vendo sigarette: non sono mai stato dimenticato e questo mi piace un sacco. Vengono spesso tanti tifosi, proprio in settimana è passato un ragazzo di Bergamo e ci siamo fatti due risate: alle pareti ho tante fotografie dei miei gol, anche atalantini”.

 

 

Perché lontano dal calcio? La domanda, tuttavia, sorge spontanea. Vero che Zampagna è sempre stato un tipo particolare, vero che le regole non gli sono mai piaciute, ma possibile che per lui non ci sia posto nel carrozzone pallonaro che è il calcio oggi? Probabilmente, la risposta più logica è anche quella giusta. Ed è proprio Zampagna in persona a spiegare tutto. «Non sono più nel calcio perché non c’è un progetto importante che mi stimoli. Non parlo dell’aspetto economico, ma della soddisfazione e degli stimoli che animano ciascuno di noi mentre siamo impegnati in una attività che piace. Un paio di stagioni fa sono tornato a Bergamo come allenatore del Macchie, squadra di dilettanti umbra, e abbiamo giocato contro la Dea a Zingonia prima di chiudere la serata al Covo mangiando e bevendo con i ragazzi della Curva. Oggi sono opinionista a “90° minuto” su Rai Due, mi piace e mi diverto. Qualche tempo fa ho anche commentato l’esonero di Colantuono: per me la Dea poteva continuare con lui, i valori ci sono e la squadra si salverà anche se dico di stare attenti al Cesena».

Un uomo vero che ha giocato a calcio. I giocatori di oggi sembrano molto attenti al taglio di capelli, al selfie più “cool” e all’ultimo modello di macchina sportiva. Riccardo Zampagna ha sempre dimostrato di essere un uomo vero prestato al mondo del pallone. Per capire i suoi valori basta chiedere quale sia, dal punto di vista personale e umano, la soddisfazione più bella che ha avuto negli anni da calciatore. «Con la serata di addio e il libro che ho scritto “il calcio alla rovescia” ho raccolto fondi importanti per due progetti che volevo fortemente portare a termine. Sono riuscito a donare un mammografo digitale e un respiratore per bambini prematuri all’ospedale di Terni e questa cosa mi rende orgoglioso. Parliamo di oltre 200mila euro di valore, ma ciò per cui sono davvero felice è quello che sono riuscito a ottenere: ho fatto del bene a chi davvero ne aveva bisogno, sfruttando la mia immagine e il mio lavoro da calciatore. È una cosa importante che mi resterà nel cuore e nella testa per sempre».