I videogiochi per ciechi di Enea
E tutta la musica, e una canzone

In paese, a Stezzano, lo conoscono tutti. Merito del suo carattere aperto e della sua innata predisposizione a mettersi in gioco negli ambiti più svariati. Dal canto ai videogiochi, dal doppiaggio al teatro, dalle imitazioni al cabaret, Stefano Enea Cabra è un personaggio davvero eclettico. Il mondo dello spettacolo lo affascina da quando era bambino, nonostante le difficoltà a cui, fin dalla nascita, ha dovuto far fronte. Classe 1973, Enea è nato prematuro e la lunga permanenza in incubatrice gli ha fatto perdere la vista. Eppure non ha mai perso l’entusiasmo.

Gli audiogame. Oggi è vicepresidente del primo negozio online di audiogame, dedicato a giocatori non vedenti e ipovedenti. La collaborazione con questa società guidata da Ivan Venturi è nata quasi per caso: «Un mio amico non vedente, Alberto Toti mi aveva informato dell’esistenza dell’audio game dell’Inquisitore. Così ho deciso di partecipare alla produzione della versione internazionale: del numero 2 The Village e del numero 3 Sisters in the Dream. Sono diventato produttore associato, ovvero ho sostenuto economicamente il progetto, acquistando una percentuale e la relativa proprietà economica. Sarò poi beneficiario, nella stessa percentuale, dei guadagni che ne verranno».

 

 

Il pianoforte e.. molto altro! Nato a Bergamo, Enea vive a Stezzano da 39 anni. «Mi sono trasferito qui nel 1979 – racconta –. Ho due sorelle, mio padre è idraulico e mamma è casalinga. Amo la musica, in particolare Fabrizio De André. Ho iniziato a suonare il mio primo strumento a quattro anni, una pianola Bontempi. Dopo le scuole medie ho studiato pianoforte per 14 anni, ma non ho preso il diploma. Quando ho smesso mi mancavano solo due esami. La storia legata a quel periodo è piuttosto sofferta. Mia nonna voleva a tutti i costi che diventassi il Beethoven della famiglia. Così mi chiudeva in casa per farmi esercitare e mi ricattava se non studiavo. Ho bruciato tutti gli anni dell’adolescenza per colpa di questi studi. Per fortuna non ho difficoltà a socializzare. Partecipo anche a corride, karaoke. Amo fare anche le imitazioni, come Mike Buongiorno, Topo Gigio, Gandalf e Gollum del Signore degli Anelli. Volendo potrei fare spettacoli, se qualcuno è interessato mi contatti pure. Però dev’essere disposto a venirmi a prendere».

Autore di canzoni. Ma Cabra è anche un cantante professionale. Proprio in questi giorni circola su Spotify il suo primo singolo La bella Susanna. Per ascoltarlo gratuitamente basta registrarsi attraverso il proprio account Facebook. «L’anno scorso mi sono recato a Genova per il corso di aggiornamento sul programma che utilizzo per realizzare musica – spiega –. Nell’occasione, il mio amico Stefano mi ha suggerito di scrivere un bel pezzo e così è nata La bella Susanna. La canzone è dedicata a quella che secondo me è la più grande doppiatrice di cartoni animati che sia mai esistita. Non cito il cognome perché vorrei mantenere la riservatezza. Ho avuto il privilegio di conoscerla a Milano due anni fa. Quando lei ha sentito il brano in anteprima si è messa a piangere. Spero di riuscire a far conoscere il mio pezzo nelle radio locali e trasmettere il mio video in televisione. Non mi interessa il successo, vorrei solo rendere omaggio a questa attrice deliziosa, seria e professionale con il mezzo attraverso il quale l’ho conosciuta, la tv».

 

 

Il rapporto con la Sardegna. Nel 2016 Enea ha ricevuto il Premio Maria Carta in Sardegna, terra a cui è particolarmente legato: «Pur essendo bergamasco amo cantare in sardo – dice –. È stato il Circolo Maria Carta di Bergamo di cui sono socio onorario a propormi per questo riconoscimento. La mia passione è nata nel 1989 dopo aver letto il libro Padre padrone di Gavino Ledda. E poi sono sempre stato un fan dei Tazenda di Andrea Parodi. Sono rimasto male per i commenti che ho ricevuto da alcuni giornalisti della tv sarda quando ho ricevuto il premio: “Peccato che il cieco non porta i soldi”, mi hanno detto. Oggi puntano tutto sui talent. Ma sono convinto che chi non ha conoscenze e chi non scende a compromessi non riesce a far carriera nel mondo dello spettacolo. La televisione mette in mostra solo gli aspetti belli, non le verità scomode. Di fronte a un disabile dovrebbero portare rispetto, anche perché io faccio il triplo della fatica per comporre una canzone. A Stezzano mi conoscono tutti. Io sono spontaneo, non temo il pubblico. Se piaccio bene, se non piaccio non mi interessa. Non mi lascio influenzare dai giudizi degli altri, a meno che non vadano a toccare la mia condizione di non vedente».

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