La birra buona la fa “lo zio” di Lallio

Nell’ambiente lo chiamano “lo zio” e gli vogliono tutti un gran bene, anche se in effetti lo temono come avversario. Perché Nicola Corbo, lalliese di 62 anni, è un campione di homebrewing, l’arte di produrre la birra in casa. In realtà lui la prepara nel suo garage che, quattro anni fa, quando ha scoperto il mondo della birra fai da te, ha attrezzato con pentoloni, fornelli e frigoriferi. La passione l’ha ereditata dal nipote quando, durante un viaggio da Bergamo a Benevento, sua città d’origine, ha iniziato a parlargli di questo suo particolare hobby. Nicola la birra la beveva solamente in estate, nelle serate in compagnia, ma tornato a casa ha voluto provare e si è scoperto molto bravo fin dalla prima volta. Così ha preso coraggio e ha continuato a coltivare questa nuova passione, fino a decidere di partecipare ai campionati italiani di Homebrewing.

 

 

«Lo scorso anno sono arrivato quarto su 123 partecipanti. Ero a un punto dal podio, ma purtroppo ho sbagliato la ricetta. Eravamo chiamati a presentare una birra con profumi natalizi, ma io non l’avevo mai fatta e purtroppo non ho azzeccato la preparazione», spiega Nicola. La medaglia di legno è pur sempre una medaglia, soprattutto per uno che ha iniziato a fare la birra da così poco tempo. Così Nicola ha deciso di riprovarci anche quest’anno e ha fatto bene: «Sono tra i cinque finalisti su 89 partecipanti al campionato – dichiara soddisfatto –. Il prossimo 2 dicembre, all’Abbazia di Sherwood a Caprino Bergamasco, sfiderò gli altri quattro finalisti che sono Simone Ciattaglia, Tiziano De Marchi, Elia Barozzi e Christian Barchetta, un romano, un marchigiano, un toscano e un emiliano». Ogni finalista dovrà presentare quattro tipi di birra, tre scelti dal Movimento Birraio Italiano che ha deciso per un’American Stout, una Blanche e una Kolsh, e uno scelto dal concorrente. «La Blanche è molto difficile da fare. La Kolsh è secca e va fermentata a 13 gradi. Io l’ho messa nel frigo in garage con dei termometri che misurano la temperatura e che attivano l’interruttore del frigorifero per far sì che rimanga costante».

 

 

Le tappe già affrontate dall’homebrewer lalliese sono sette e in due di queste è arrivato primo, accumulando diversi punti che gli hanno permesso di portarsi in cima alla classifica e poter così accedere alla finale. «Ho vinto le tappe di Monza e di Caprino Bergamasco. Nella prima ho presentato una birra al Moscato di Scanzo, la mia specialità, infatti mi ha fatto vincere una tappa anche lo scorso anno. In questa edizione ho modificato la ricetta ed è uscita ancora buonissima, tanto da ricevere il primo premio. A Caprino invece ho presentato una birra acida, difficilissima da produrre in casa in quanto va fermentata quattro anni. Io però ho trovato un escamotage e nel giro di venti giorni la mia birra aveva lo stesso sapore di quelle originali. Ho azzeccato le proporzioni dei lieviti, ne ho usati tre in tre fermentazioni diverse e poi ho mischiato le birre in modo da ottenere il grado di acidità desiderato». Giudicata da Simonmattia Riva, il campione del mondo di Biersommelier 2016, che tra l’altro è di Curno e gestisce il Beer Garage di Borgo Santa Caterina e da un mastro birraio, la birra acida di Nicola gli ha regalato altri punti preziosi per accedere alla finalissima del prossimo 2 dicembre. Quale sarà la birra che Corbo sceglierà di portare in finale?

Articolo pubblicato sul BergamoPost cartaceo del 5 ottobre 2018

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