Un’altra vittoria per Ilaria Galbusera
(con lei abbiamo vinto tutti noi)

Ci sono persone che sono nate per vincere. Non per dominare, per essere migliori delle altre, ma semplicemente per porsi degli obiettivi e raggiungerli. Vincere, appunto. Le proprie sfide, le proprie paure, le proprie partite. Ilaria Galbusera fa parte di questa non folta e stimabile schiera. L’ultimo successo l’ha portato a casa il 15 giugno, a Cagliari: insieme alle sue compagne, la capitana bergamasca ha conquistato il primo, storico titolo europeo della Nazionale Italiana di volley femminile sorde.

 

 

«Non so che dire, se non che sono tanto tanto tanto felice. Un sogno che è diventato realtà, finalmente». Il sorriso illumina il viso di Ilaria, come sempre. Ma questa volta un po’ di più. Anche perché è stata proprio lei a mettere la ciliegina sulla torta piazzando il punto finale, quello decisivo, del 3-0 sulla Russia che ha permesso di issare il tricolore sul tetto d’Europa. Un cammino perfetto quello di Ilaria e compagne, che hanno perso un solo set nella gara inaugurale, contro la Polonia, e poi hanno portato a casa solo 3-0 contro Ucraina, Francia e Russia, appunto.

 

[Ilaria Galbusera, a destra, con la coppa e la compagna e amica Claudia Gennaro]

 

Un oro dal sapore dolcissimo, che arriva dopo l’argento europeo del 2011 e quello olimpico di Samsun (Turchia) del 2017, quando tutta Italia si innamorò di questo fantastico gruppo di atlete osservandolo cantare l’inno con la lingua dei segni. Fino ad allora, in pochi sapevano della loro esistenza. Dopo quel «canto libero» (cit.), invece, tutto è cambiato. Perfino il presidente Sergio Mattarella si è emozionato e ha deciso di “premiare” Ilaria (che già, insieme alle compagne, era stata nominata Atleta paralimpica del 2017 ai Gazzetta Awards), l’inverno scorso, conferendole il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per «l’impegno e la passione con cui fa dello sport uno strumento di conoscenza e inclusione delle diversità».

Con quel canto è cambiato tutto anche per lei, Ilaria, 28 anni, una laurea in Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo e un lavoro in banca. Perché diventare un modello, un esempio, permette di…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 24 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 27 giugno. In versione digitale, qui.

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