Un camper in ricordo di Federica
per trovare i donatori di midollo

Da un grande dolore per la morte della propria unica figlia nella notte di Natale del 2009, causata da una leucemia fulminante, a una grande missione che lo vede protagonista infaticabile nel promuovere azioni di sensibilizzazione e ricerca in favore della donazione del midollo osseo. È la storia di questi ultimi dieci anni di vita di Maurizio Albergoni, “maratoneta” infaticabile nello sport e nel volontariato, presidente della onlus che porta il nome di sua figlia Federica, «perché – come ama dire – Federica è una stella lucente che mi accompagna nella vita e in questo impegno nell’aiutare gli altri». Oggi, mercoledì 29 maggio, nell’ambito della Festa della Lombardia, l’associazione Federica Albergoni Onlus verrà onorato con il premio Rosa Camuna 2019 «per l’impegno nella prevenzione e cura della leucemia e la divulgazione della cultura della donazione».

«La mia è una lunga storia – racconta Maurizio -. Sono nato nel 1952 a Bergamo ma da moltissimi anni risiedo ad Albino dove mi conoscono tutti per le varie attività di volontariato che da sempre promuovo a livello sportivo e sociale. Ho iniziato con il calcio prima di scoprire che la mia vera passione era la corsa, fondai così con alcuni amici nei primi anni Settanta il Gruppo Escursionistico Albinese, diventato puoi Gruppo Ecologico Albinese di cui ero il responsabile. L’interesse principale era la partecipazione alle marce di regolarità, soprattutto in montagna, appuntamento fisso di ogni nostra domenica. Il nostro interesse si spostò poi sui viaggi, sulla cura dell’ambiente e sulle nascenti camminate non competitive, anche organizzandole. Il mio percorso è proseguito alla Polisportiva Desenzanese, con questa esperienza abbiamo dato il via alle “Marce dell’amicizia” a livello nazionale e internazionale come le staffette podistiche Albino-Roma, Albino-Medjugorje, Czestochowa-Loreto-Albino e l’ultima, nel 1990, Albino-Mosca. La passione per la corsa era completata dalla partecipazione a diverse maratone e classiche podistiche un po’ in tutto il mondo, grazie all’appoggio dalla Magrini Galileo di Stezzano per la quale lavoravo, che permise a me e ad alcuni miei colleghi dipendenti di fondare un gruppo podistico aziendale. Con l’avanzare dell’età e la pensione sono tornato al semplice cammino, che coltivo dal 2008, rappresentato in modo particolare dai vari percorsi del “Camino di Santiago”, dove riesco a ritrovare me stesso e le energie per il mio impegno sociale. Esperienze che racconto anche nei diari di viaggio che ho pubblicato».

 

 

Fin qui abbiamo parlato di una grande passione per lo sport e il cammino, ma a un certo punto della sua vita, quasi dieci anni fa, è successo qualcosa che l’ha sconvolta.

«Maria, la mia compagna, il 1° maggio 1990 mi ha regalato una figlia, Federica. Non ero giovanissimo, fu una gioia grandissima che purtroppo non durò a lungo. Nel giorno di Natale del 2009, a soli 19 anni, mia figlia muore. Viene colpita da Leucemia fulminante che in tre giorni se l’è portata via a seguito di complicanze, nella fattispecie un’emorragia cerebrale. Pensavo di aver passato a mia figlia il mio Dna, la mia forza, invece è caduto tutto, in particolare l’obiettivo fondamentale, cioè donare alla nostra unica figlia Federica tutto il bene che potevamo. Nei primi giorni abbiamo sentito l’affetto di tutti e il fatto segnò profondamente la comunità di Albino: una vita tanto giovane spezzata in un giorno tanto significativo come il Natale. Da questa tragedia abbiamo cercato di uscire grazie all’associazionismo e allo sport che da sempre vivevamo. Dovevamo porci un nuovo obiettivo, molto importante. Ci ha aiutato in questo una persona speciale a cui sarò sempre riconoscente, Evaristo Pagani (ex assessore allo Sport del Comune di Albino, ex giocatore di basket di B e fondatore con Albergoni della sezione basket della Polisportiva Desenzanese, ndr), un Amico con la “A” maiuscola. Con discrezione mi suggerì: “Si potrebbe costituire qualcosa in ricordo di vostra figlia, io vi aiuto, vedrai che…”».

Qualcuno vi ha teso la mano?

«Mi contattarono alcuni rappresentanti dell’Admo tramite Giorgio Fossati, donatore di Albino che mi conosceva per i trascorsi comuni nella Polisportiva Desenzanese, per chiedermi se ero disponibile a collaborare per aprire una sezione dell’associazione ad Albino da intitolare a Federica. Mi sono informato. Nel tempo ho collaborato a molte edizioni delle staffette a sostegno di Telethon, da Lizzola a Bergamo, promosse da 35 anni e tuttora dalla Polisportiva Desenzanese. Grazie a questa esperienza, considerando l’importante mission di Admo, ho pensato di accogliere l’invito a collaborare ma fondando una nostra associazione indipendente per usufruire di una maggiore libertà d’azione».

Ci racconti i primi passi.

«All’inizio eravamo una quarantina di persone, tra queste gli amici di Federica. Grazie a Evaristo Pagani e all’avvocato Pietro Fassi, che ci seguono tuttora, abbiamo costituito l’associazione il 12 marzo 2010, divenuta onlus nel dicembre. Partecipando alle riunioni a livello provinciale e regionale dell’Admo, colsi la difficoltà nel raccogliere un numero significativo di possibili donatori di midollo osseo. Il problema stava nel doversi recare all’Ospedale di Bergamo per fare il piccolo prelievo per la Tipizzazione che consentiva di entrare nella “Banca dati mondiale” dei possibili donatori: molti potevano essere scoraggiati dal doversi recare in città, ma anche per il servizio fruibile solo in certi orari e non nei fine settimana. Come associazione ci eravamo dati disponibili, in accordo con il centro trasfusionale di Bergamo, per svolgere il servizio di “tassisti” tra Val Seriana e città. Constatavamo che ci potevano essere ampi margini di miglioramento circa il numero delle tipizzazioni se il servizio diventava più facile, ci siamo così chiesti: “Perché non andare noi da loro?”, e cominciammo a pensare all’unità mobile. Un camper poteva essere una soluzione, il mio pensiero è corso a Federica che con il camper delle Barbie ci giocava da bambina, e al camper del programma televisivo Stranamore, ideato per ricucire storie d’amore. Si trattava di muoversi per raccogliere solidarietà e portare speranza».

 

 

Un camper per la vita?

«Sì, per raggiungere le località della provincia di Bergamo, per sensibilizzare sull’importanza della donazione, unitamente alla possibilità di eseguire prelievi. Proposi questa idea al dottor Bontempelli del Centro Trasfusionale dell’ospedale di Bergamo e alla dott.ssa Anna Falanga, responsabile del Centro Donatori, che subito l’accolsero favorevolmente. Raccogliemmo i fondi per l’acquisto del camper in due anni: 60 per cento tramite donazioni e 40 per cento grazie a un bando della Fondazione della Comunità Bergamasca. Essendo in Italia il primo (e a oggi unico) mezzo da certificare a questo scopo, abbiamo costruito e portato a buon fine con Ats e altri enti preposti, grazie al coordinamento della dott.ssa Laura Castellani e del dott. Luca Barcella, l’iter per la certificazione della nostra unità mobile, a tutti gli effetti distaccamento del Centro Trasfusionale, inaugurata nel settembre 2015. Il responsabile dell’unità è il dott. Luca Barcella, a bordo, ed è necessario avere un medico e un infermiere certificati dall’Ospedale di Bergamo, che si rendono disponibili gratuitamente per questo servizio».

Quante le tipizzazioni da quando è attiva l’unità mobile?

«1200 futuri donatori, di questi hanno già donato in 13, possiamo dire che abbiamo salvato la vita ad altrettante persone. Calcolando che il rapporto di compatibilità è 1 su 100.000, direi che nel nostro piccolo l’abbiamo drasticamente abbassato».

Come funziona la vostra campagna?

«Accompagnate dallo slogan “Dire, fare, donare!”, le nostre campagne si costruiscono e pianificano partendo da una sinergia con gli amministratori locali, a volte anche con gli oratori e le scuole. Si organizza un’assemblea pubblica informativa rivolta in particolare ai giovani dai 18 ai 35 anni, fascia d’età a cui devono appartenere i possibili donatori, per spiegare cos’è la leucemia e come avviene la donazione del midollo osseo. Il sabato pomeriggio o la domenica successiva all’assemblea arriviamo con la nostra unità mobile e facciamo i prelievi a cui ognuno può liberamente presentarsi. Alle assemblee pubbliche purtroppo partecipano in pochi anche se poi, in vista del prelievo, il passaparola fa la sua buona parte».

Dove operate?

«Prevalentemente in Val Seriana, in Val Cavallina, ma dove ci chiamano noi andiamo. Facciamo sei o sette campagne ogni anno».

Quanti siete?

«Solitamente in sei, quando ci sono manifestazioni grosse arriviamo anche a venti o trenta persone, come sarà per quelle di quest’anno in occasione dei dieci anni dell’associazione».

Ci parli dell’altro obiettivo importante.

«Da tre anni stiamo raccogliendo fondi per finanziare una borsa di studio annuale dal valore di 12 mila euro in favore del Centro Trasfusionale di Bergamo. Negli ultimi due anni siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, ma quest’anno siamo un po’ in difficoltà, essendo a circa metà della raccolta. Due i “contrattempi” intervenuti: l’impegno finanziario per sostenere la borsa di studio è passato da 12 a 15 mila euro; i prelievi di sangue con l’unità mobile sono stati recentemente sostituiti con quelli della saliva (sabato 4 maggio a Bossico abbiamo inaugurato questa nuova modalità) ma il kit per ogni prelievo ci costa 12 euro».

Avete una sede?

«Sì, io sono un alpino e mi è venuto facile chiedere alle Penne Nere di Albino di ospitarci nella loro sede in via mons. Carrara 18/a presso il parco Alessandri. Ci hanno accolto a braccia aperte e ci aiutano pure. Abbiamo anche un sito internet: www.associazionefedericaalbergoni.org».

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