L’avventuriero che da Nord a Sud
ha attraversato il mondo. A piedi

George Meegan è un avventuriero e un educatore inglese nato nel 1952, famoso soprattutto per la sua impresa chiamata “The Longest Walk” (la camminata più lunga), nella quale ha raggiunto a piedi Prudhoe Bay, la punta nord dell’Alaska, partendo da Ushuaia, Terra del Fuoco. A buon diritto, dunque, sarà ospite all’interno della rassegna Il Grande Sentiero: il 15 novembre alle 21, presso l’Auditorium di Piazza della Libertà, presenterà e racconterà il suo libro La grande camminata.

La camminata più lunga del mondo. La camminata di Meegan è stata più lunga di 30mila chilometri, per un totale di 2.425 giorni, sei anni e due mandati presidenziali: è partito con Jimmy Carter, che ha incontrato in Georgia, e ha terminato quando ormai l’inquilino della Casa Bianca era Ronald Reagan. Una fatica che quantifica lui stesso in un’intervista: «È come andare da New York a Parigi, tornare indietro, tornare a Parigi e da lì andare a Mosca». A piedi. Ma non è la distanza ciò a cui bada Meegan: il suo viaggio si misura nei volti incontrati, nei luoghi visti per la prima volta, nelle mani strette ad ogni tappa; gli piace ricordare d’avere un conoscente in ogni singolo villaggio dell’America, dal fondo alla cima del pianeta Terra.

Prima di intraprendere la sua avventura, Meegan era un marinaio. Durante i suoi viaggi in giro per il mondo iniziò a pensare che, dopotutto, la terra non doveva essere così grande e sicuramente se ne potevano percorrere certi tratti a piedi. Fu così che iniziò a risparmiare qualche soldo, abbandonò la marina mercantile dopo sei anni e mezzo di servizio e il 26 gennaio del 1977 partì per compiere un’impresa che nessuno aveva ancora osato.

Mosse i primi passi dalla Terra del Fuoco e, attraversando Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, giunse a Panama dopo due anni. Da lì, la Costa Rica, il Nicaragua, l’Honduras, il Guatemala e il Messico gli richiesero un altro anno e mezzo. Dopo tre anni e mezzo giunse finalmente in Texas, che gli pareva una terra promessa. Negli Stati Uniti la sua camminata fu seguita anche dai media nazionali.

Nel 1983, dopo aver consumato dodici paia di scarpe, sposato la moglie di origine giapponese che lo aveva accompagnato ancora come fidanzata, e attraversato un intero meridiano terrestre, Meegan arrivò, Union Jack in spalla, a Prudhoe Bay, la punta a nord dell’Alaska. Un’impresa che gli valse otto Guinnes dei Primati.

Del suo viaggio l’avventuriero possedeva un lunghissimo resoconto scritto a mano, che però non ebbe una fortunata vicenda editoriale. Nel 1988 riuscì finalmente a far pubblicare The Longest Walk, regalando ai lettori di tutto il mondo la storia della sua avventura.

Perché lo fa. Meegan sostiene che, nonostante viaggiasse praticamente senza soldi e non accettasse denaro ma solo vitto e alloggio, l’esperienza l’ha reso milionario. Si è innamorato della delicatezza del pianeta che ha attraversato e, soprattutto, si è perdutamente innamorato dell’umanità, in tutte le sue forme più svariate.

Meegan è convinto che i viaggi, pur partendo come esperienza fisica, diventino poi un’esperienza spirituale e il suo, in particolare, grazie alla durata e alla diversità di ambienti e popolazioni attraversati e incontrati, è diventato quasi uno studio antropologico. Cosa ancora più importante ai fini dei suoi impegni futuri, gli ha permesso di osservare in prima persona il rischio di estinzione a cui sono sottoposte le lingue indigene.

Ora insegnante, con un suo progetto. Negli anni successivi l’avventuriero ha insegnato all’università di Kobe, in Giappone. Dal 2000 è molto impegnato in progetti che mirano alla protezione delle culture indigene dell’Alaska. Il programma per preservare le lingue e culture locali si chiama Hope from the Land of the Polar Bear, trasformato anche in documentario. Tornato in Giappone e all’insegnamento universitario, Meegan ha scritto il libro-programma Democracy Reaches the Kids, che si concentra sull’importanza dell’unione tra salute e cultura per bambini e ragazzi. Dal suo blog Meegan afferma che la sua sfida più grande è ora quella di battersi per un’educazione infantile che permetta ai bambini di tutto il mondo di sviluppare al meglio le proprie potenzialità personali. Un’educazione olistica che prenda realmente in considerazione il mondo delle esperienze dei bambini, utile soprattutto per i ragazzi che non si sentono a proprio agio in mezzo agli altri o che sentono di avere qualcosa di diverso, proprio come si sentiva lui da piccolo. L’ideale alla base del progetto educativo di Meegan si può riassumere con queste parole: «La gioventù è un diamante e tagliarlo può valorizzarlo o distruggerlo. L’educazione è lo strumento che taglia il diamante». Dal 2013 Meegan è tornato in Sud America, per diffondere i suoi ideali sull’educazione infantile espressi nel libro, proprio lì dove il suo lungo cammino è iniziato.