Babilonia e le Colline del Prosecco
unite come “Patrimoni dell’umanità”

Difficile capire cosa unisca Nabucodonosor alle bollicine del prosecco, eppure da domenica 7 luglio l’uno e l’altro appartengono alla stessa categoria: sono entrati tutt’e due a far parte del patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco. Riconoscimento importante per due realtà del pianeta che davvero hanno poco in comune. Nabucodonosor, il Nabucco per dirla all’italiana, è stato il re di una delle più straordinarie e mitiche città della storia, Babilonia. Ed è ovviamente alla città su cui lui ha regnato, portandola al culmine della gloria, seicento anni prima di Cristo: ma la storia di Babilonia risaliva a duemila anni prima, quando aveva preso il sopravvento su tutte agli altri centri del triangolo magico tracciato dai corsi del Tigri e dell’Eufrate (in quello che oggi è l’Iraq).

 

 

Il triangolo del Prosecco di storia ne ha infinitamente meno: ha ottenuto il marchio Docg nel 2009, e raccoglie nomi di paesi che certo non si trovano nei libri di storia né tantomeno nella Bibbia (Babilonia è la città più citata nel testo sacro, Gerusalemme a parte). Se oggi le terre del Prosecco sono un capolavoro paesaggistico, con le celebri “rive”, le salite sulle quali sono stati collocati i vigneti, governando così i rapidi pendii delle colline, quelle di Babilonia sono invece un cumulo di affascinanti rovine attorniate da una paesaggio desertico. Eppure la fortuna della grande città della Mesopotamia aveva avuto a che fare con strategie che ricordano quelle messe in atto dai contadini del Prosecco. Infatti, a differenza del Nilo che rendeva fertile le terre, depositando il limo, il Tigri e l’Eufrate erano fiumi più ribelli e i babilonesi era stati costretti a costruire sofisticati sistemi per regolare le acque e per irrigare i campi rendendoli fertili come pochi altri nell’antichità. Contadini veneti e ingegneri di Nabucodonosor insomma sono uniti dalla stessa capacità di ridisegnare la terra, facendone fruttare meravigliosi tesori.

 

 

Purtroppo oggi di Babilonia si respira soprattutto la leggenda, perché la storia ha fatto disastri da queste parti. E possiamo solo immaginare i meravigliosi Ziqqurat che la contraddistinguevano, piramidi realizzate a sovrapposizione di piani, sul cui culmine era costruito il tempio al dio della città: non si deve dimenticare che il nome Babilonia significa “porta di Dio”. Dove non ha fatto strage la storia l’hanno fatta gli uomini, e non solo con le guerre. Infatti i grandi archeologi che hanno scavato da un paio di secoli a questa parte tra le rovine, hanno anche agevolato il fatto che i paesi europei mettessero mano sui tesori più preziosi portati alla luce. Così per vedere Babilonia occorre andare ad esempio a Berlino dove nel 1930 è stata rimontata la meravigliosa e grandiosa porta di Ishtar…

Quanto al Prosecco, verrà un tempo nel quale gli archeologi di un lontanissimo futuro si meraviglieranno scoprendo le straordinarie geometrie agricole di cui erano stati capaci gli uomini del terzo millennio. Per ora questi stessi contadini si godono la gloria di aver stracciato i ben più blasonati concorrenti francesi, quelli delle bollicine d’oro dello champagne. Producono di più e hanno anche la medaglia dell’Unesco. A questo punto la sfida è di tenere a freno l’ambizione, non voler crescere troppo, per non finire in una nuova Babilonia…

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