Don Sandro Dordi è Beato
Il cuore di Bergamo al Perù

Sabato 5 dicembre a Chimbote, in Perù, si è svolta la beatificazione di don Sandro Dordi, missionario bergamasco originario della parrocchia di Gromo San Marino. Don Sandro ha ricevuto l’onore degli altari insieme a due francescani, i polacchi Michele Tomaszek e Sbigneo Strazalkowski. Tutti e tre erano stati assassinati nell’agosto del ’91 dai guerriglieri maoisti di Sendero Luminoso. La cerimonia, presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la causa dei santi, si è tenuta nello stadio della città alla presenza di circa 30 mila persone. Tra di loro il presidente del Perù, Ollanta Humala, il primo ministro Pedro Cateriano e altri 4 ministri, l’ambasciatore d’Italia a Lima, Mauro Marsili, e quello di Polonia.

Da Bergamo sono giunti in Perù il vescovo Francesco Beschi, il suo segretario Giampietro Masseroli, il vicario episcopale Vittorio Nozza e il parroco di Gromo San Marino e Gandellino, don Ruben Capovilla. Dalla Val Seriana e dai luoghi di origine di don Dordi, sono arrivati alcuni parenti e amici di don Sandro e il sindaco di Gandellino, Flora Fiorina. Presenti anche alcuni fedeli delle comunità di Taglio di Donada nel Polesine e di Le Locle in Svizzera dove don Dordi prestò servizio prima di partire per il Perù. Venerdì era stato inaugurato il monumento ai martiri di Chimbote. Don Sandro e i due francescani polacchi infatti sono i primi martiri del Perù. Nel febbraio scorso Papa Francesco aveva promulgato il decreto del «Martirio in odio alla fede».  [qui il percorso della causa]

 

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I due francescani saliti agli altari furono trucidati a Pariacoto il 9 agosto 1991, don Alessandro Dordi, ejecutado, matado in un’imboscata vicino a Vinzos, lungo il Rio Santa, il 25 dello stesso mese. I guerriglieri di Sendero Luminoso bloccarono la jeep sulla quale viaggiava con due seminaristi. «Ci hanno detto di scendere – raccontarono i due sopravvissuti – e ci hanno accompagnato via. Mentre camminavamo abbiamo sentito i colpi degli spari».

Da Repubblica del 27 agosto 91: «Erano le cinque e un quarto di domenica pomeriggio. Due ore dopo, nel cuore della notte, una telefonata è arrivata dall’altra parte del pianeta, a Bergamo, alla comunità missionaria del “Paradiso”. Da qui padre Alessandro era partito undici anni fa per andare a lavorare in Perù. «Ci ha chiamato da Santa una delle “pastorelle”, le suore che abbiamo laggiù – dice monsignor Lino Belotti – piangeva, era arrivata lì la polizia dicendo che sulla strada c’era un morto e che probabilmente era padre Alessandro». Era lui. Sacerdote diocesano fidei donum, ossia “prestato” dal vescovo di Bergamo alla diocesi di Chimbote.

 

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Quando i preti si chiamano Alessandro vuol dire che vengono o da Bergamo o dal Trentino (il cui Alessandro è annoverato – assieme ai compagni Sisinnio e Martirio – tra i martiri di quelle vallate). Non era la prima volta che don Alessandro nostro era stato inviato in missione. Anni prima era stato richiesto a Porto Viro, tra i poveri del Polesine, che se lo ricordano benissimo, gli hanno intitolato una piazza e una cooperativa sociale, e sono anche venuti a Gromo San Martino per pregare sulla sua tomba. [Sulle tracce del servo di Dio Alessandro Dordi] Era stato anche in Svizzera, tra i nostri emigrati.

Dal Perù aveva scritto a un amico sacerdote: «In questi giorni siamo particolarmente angosciati e preoccupati. Sicuramente hai saputo come il 9 di agosto Sendero Luminoso ha ammazzato due sacerdoti della Diocesi di Chimbote. Sono due francescani polacchi che lavoravano in una vallata come la mia: avevano 32 e 34 anni. Puoi immaginare la situazione di ansia in cui viviamo; ci sono inoltre delle minacce chiare di prossime uccisioni. Sendero luminoso, che con il terrore vuole arrivare al potere, ha preso di mira la Chiesa… La situazione del Perù è angosciosa. Ogni giorno ci chiediamo: a chi toccherà oggi?». Toccava a lui. L’aveva messo in conto. Salutando i suoi l’ultima volta aveva detto: «Addio, adesso torno laggiù e mi uccideranno». [sito di panesolidale contenente un breve biografia di don Alessandro]. [l’articolo di Repubblica con il saluto di don Alessandro ai suoi prima di tornare per l’ultima volta in Perù].

Se ci sono voluti tanti anni per la beatificazione di un personaggio la cui vita è scorsa limpida come l’acqua delle sue montagne bisogna ringraziare lo stato di confusione in cui la chiesa sudamericana di quegli anni era stata condotta dalla cosiddetta “teologia della liberazione”, un movimento di pensiero – e di azione – che mescolava con eccessiva scioltezza rivoluzione armata, marxismo e cristianesimo. Ne porta le dolorose conseguenze anche papa Francesco, accusato ogni tanto di simpatie diciamo così “extraterritoriali”. E con lui l’arcivescovo Romero, che pure ha dovuto attendere molti anni per vedersi riconosciuta la morte in odium fidei, ossia per il fatto di essere cristiano. Recita un canto di quegli anni, scritto da Victor Jara in onore di Camilo Torres, prete guerrigliero: «Va a revisar la sotana, mi General,/ que en la guerrilla cabe un sacristán». (Guarda cosa c’è sotto la tonaca, Generale [Pinochet] / perché tra i guerriglieri c’è uno che frequenta le sagrestie).

Molti preti come padre Camilo erano infatti passati alla guerriglia, ed è stato dunque necessario accertarsi che i tre prossimi beati non fossero tra quelli. Bisognava cioè esser sicuri che non fossero stati uccisi da militanti di destra: non dunque a motivo della fede, ma a causa della loro militanza politica. Adesso si è chiarito tutto. E noi siamo felici che sia andata così.

 

 

Il messaggio del Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, in occasione della promulgazione del decreto di martirio nel febbraio 2014.

Care sorelle e fratelli, donne e uomini della nostra terra bergamasca: oggi il Santo Padre ha autorizzato la pubblicazione del decreto di beatificazione di un uomo, un prete, un martire della nostra Diocesi. Il suo nome è don Sandro Dordi. Ha percorso le nostre strade, si è formato nella nostra comunità. Diventato prete ha iniziato la sua missione con una generosità che lo ha portato sempre più vicino ai poveri in Italia, in Svizzera e finalmente in Perù. Lì, dopo aver dedicato tutto se stesso alla missione evangelica vicino alla gente che gli era stata affidata, ha dato la suprema testimonianza: quella del sangue, morendo martire.

Oggi la Chiesa lo riconosce e lo onora così. Per me, per il carissimo mons. Lino Belotti, che da anni ha sostenuto questa causa, per la Comunità dei Preti del Paradiso, per i suoi familiari, per le persone che hanno lavorato con lui, per tutti i sacerdoti e per tutte le nostre comunità è una grandissima gioia. Insieme a due padri polacchi, uccisi alcuni giorni prima di lui, diventano i primi martiri del Perù. La decisione del Papa lo unisce ad un altro martire il cui nome è familiare a tanti cristiani e anche non credenti: esempio di fede, di coraggio evangelico, di vicinanza agli ultimi. Si tratta del vescovo mons. Oscar Romero, che pure sarà onorato come beato.

Questo riconoscimento arricchisce ancora la nostra terra e la nostra Diocesi, capace di generare tanti santi e testimoni, che in questi ultimi anni abbiamo avuto la grazia e la gioia di veder riconosciuti dalla Chiesa universale. Nello stesso tempo siamo ancor più consapevoli di come questo dono ci impegni su una strada assai impegnativa. Quella che ci porta oggi e qui, oltre che nelle periferie del mondo, ad essere gioiosamente convinti di una fede che apre il cuore alla generosità più grande e coraggiosa, mettendo a disposizione la nostra vita e la nostra concreta disponibilità a pagare di persona per la fede, per il Vangelo, per il Signore.

Grazie a Dio per questo dono, grazie a questa terra e a questa Chiesa di Bergamo per averlo accolto, coltivato e donato.

+ Francesco Beschi

 

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