I campioni del mondo di bowling:
«Così abbiamo sconfitto gli Usa»

La nazionale italiana di bowling, contro ogni pronostico, si è laureata campione del mondo battendo Canada e Stati Uniti, due mostri sacri dello sport con «bocce» e birilli. I magnifici sei, scesi prima in pista e saliti poi sul gradino più alto del podio nella rassegna iridata di Hong Kong, sono stati guidati da Massimo Brandolini, di Grezzago (Milano), che di mestiere fa l’impiegato nella sede milanese della Bpm. È originario di Voghera, come l’idiomatica casalinga. Una passione, quella per il bowling, che viene da lontano e che non accenna a spegnersi. «Ho iniziato a 26 anni – ha raccontato – Mia cugina studiava a Padova ed era fidanzata con un americano che mi ha fatto conoscere il bowling. Tornati a casa, le proposi di andare a giocare ad Alessandria. Già dall’inizio era qualcosa di diverso per me, tutti volevano vincere, io volevo capire come si lanciasse la boccia. Ho sempre cercato persone che potessero insegnarmi qualcosa in più. E lo faccio ancora, altrimenti come potrei trasferire le mie conoscenze agli altri?».

«Se mi chiedono se ci siamo resi conto di quello che abbiamo fatto rispondo di no. Forse è qualcosa di talmente grande che ha bisogno di tempo per essere interiorizzata». Gli americani, superati nell’ultimo atto in maniera netta, sono gli unici ad appartenere a un circuito professionistico. I giocatori italiani sono invece dilettanti che devono far convivere lo sport ad alto livello con il proprio lavoro di tutti i giorni. «Non siamo abituati ad avere gli occhi addosso – ha aggiunto Brandolini – Siamo un piccolo movimento, con parecchi problemi federali. Ho avuto la fortuna di avere ragazzi splendidi, con qualità tecniche e umane incredibili. Abbiamo fatto gruppo, partendo dagli errori passati e il nostro percorso è stata una vera e propria escalation. Ogni giorno migliori, ogni giorno più uniti. Mai sconforto, ma ricerca del conforto nel compagno e nell’allenatore».

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