I due nembresi che hanno aperto
una nuova via sul Pizzo Porola

Se qualcuno chiedesse a un qualsiasi escursionista di elencare le maggiori vette delle Orobie, difficilmente verrebbe citato il Pizzo Porola. Eppure, per dirla calcisticamente, è addirittura in zona Champions nella classifica delle montagne più alte della Bergamasca. Con i suoi 2.981 metri si erge maestoso fra il Pizzo Coca (mt. 3.050, massima cima delle nostre montagne) e il Pizzo Redorta (mt. 3.038). Il Pizzo Porola sfiora il podio con un importante quarto posto, preceduto anche dal vicino Pizzo Scais che completa il terzetto orobico over 3.000 (mt. 3.038). Una “classifica” da veri intenditori, dove sua maestà la Presolana, per esempio, è addirittura fuori dalla top ten con i suoi 2.521 metri.

 

 

Dal pomeriggio dello scorso 25 gennaio, sulla temibile parete sud-est del Pizzo Porola, è stata tracciata una nuova via grazie ai nembresi Ennio Spiranelli e Marco Birolini. È stata denominata «80 primavere» e rappresenta un vero e proprio regalo di compleanno per Mario Bergamelli, presidente onorario del Gruppo Alpinistico Nembrese (Gan), che ai primi di febbraio ha soffiato su ottanta candeline. Spiranelli (che del Gan Nembro è presidente) e Birolini sono due fra i maggiori scalatori bergamaschi. Insieme hanno completato importanti salite sull’intero arco alpino, compreso il Pilone Centrale del Freney (Monte Bianco), dove nel 1961 si consumò la tragedia della cordata italo-francese con Walter Bonatti che vide perire quattro alpinisti. Ennio e Marco (che risiede a Pedrengo) sono entrambi Accademici del Club Alpino Italiano, gruppo fondato a Torino nel 1904 che raccoglie poche centinaia di iscritti “d’élite”, di cui non più di una ventina residenti in Bergamasca. La nuova via sul Pizzo Porola è stata aperta dopo un primo tentativo andato a vuoto, portato avanti dai due alpinisti insieme ad Alessandro Ceribelli.

«La parete – spiegano Spiranelli e Birolini – si è presentata subito ostica e il primo tiro in una gola verticale risulterà essere anche il più difficile della via. Un susseguirsi di tratti ripidi ghiacciati, saltini di roccia, canalini di neve farinosa, ci ha portato verso la cresta finale, il tutto sempre con un freddo e un vento davvero fastidiosi. Un tiro impegnativo su ghiaccio “scollato” e una successiva goulotte (neve ghiacciata lungo un camino) sembrava fossero la fine delle difficoltà. Invece c’è stata anche la sorpresa finale: in cresta, non potevamo proseguire a causa del vento fortissimo, e quindi abbiamo attrezzato una doppia che ci ha permesso di scendere nel canale Sud-Est e quindi di risalire fino in vetta». Pure il ritorno non è stato per nulla agevole, anche perché alla gioia di un panorama incomparabile (e per certi versi inedito), si è aggiunta da subito la preoccupazione per la discesa. Birolini e Spiranelli sono infatti arrivati in vetta attorno alle 17. «A quell’ora – spiegano – con l’avanzare della sera, è stato davvero impegnativo, ma con un po’ di esperienza e tanta fortuna, siamo riusciti a raggiungere il Passo di Coca e successivamente il Rifugio. A nostro parere, è una gran bella via, impegnativa e con tutti gli ingredienti necessari per renderla completa. Questo tipo di salite sono difficili da valutare, a causa delle condizioni che possono facilmente e velocemente variare. Complessivamente il tracciato si sviluppa per circa 600 metri e lo definiremmo di grado TD+».

Gli scalatori nembresi hanno utilizzato per questa nuova via sette chiodi da roccia, una serie di friends (attrezzi a camme utilizzati per assicurarsi durante la salita), una serie di nuts (dadi) e sei viti da ghiaccio. Sulla via, a impresa ultimata, è rimasto un solo chiodo, segno indelebile di un’impresa importante e di un compleanno speciale. In vetta, auguri e complimenti sono saliti di pari passo.

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