I martiri del Salvador, 25 anni fa

Il 16 novembre di 25 anni fa il Salvador fu sconvolto da un massacro. Sei gesuiti e due loro collaboratrici vennero trucidati dai soldati del battaglione anti-guerriglia Atlacatl all’Uca, l’università Centro Americana di El Salvador. Erano il rettore Ignácio Ellacuría, il sociologo Segundo Montes, lo psicologo Martín Baró, i teologi e professori Amando López, Juan Ramón Moreno e Joaquín López y López, insieme alla governante Julia Elba e alla figlia sedicenne Celina. Nove anni prima, il 24 marzo 1980, era stato ucciso l’arcivescovo Oscar Romero, dal quale i gesuiti dell’Uca seguivano gli ideali. La loro unica colpa era quella di essere attivi nella difesa dei più poveri e dell’accoglienza dei rifugiati. Un ruolo che li rendeva scomodi protagonisti in un Paese dilaniato da una guerra civile che in 12 anni provocò la morte di 75 mila persone e migliaia di desaparecidos. A combatterla erano lo Stato salvadoregno, corrotto e conservatore, e i ribelli del Fmln, il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, di ispirazione marxista e che rappresentavano la maggiore formazione d’opposizione alla dittatura militare. A sostenere il governo negli anni della guerra civile, che si svolse in piena guerra fredda, dal 1980 al 1992, c’erano gli Stati Uniti, impegnati a combattere tutte le guerriglie comuniste nel proprio emisfero. Washington dava ai governi appoggi militari ed economici.

In Salvador durante i giorni che precedettero la strage era in atto un’offensiva guerrigliera dell’Fmln, sui quali si voleva far ricadere la colpa del massacro. L’obiettivo principale dell’agguato era il rettore Ignacio Ellacuria, uno dei più autorevoli teologi della liberazione. Gli altri martiri vennero assassinati per fare in modo che non ci fossero testimoni. Due militari vennero condannati nel 1993, ma furono subito liberati grazie all’amnistia generale per tutti i crimini commessi durante la guerra. Nessuna chiarezza invece è mai stata realmente fatta sui mandanti della strage. Nel 2011 la giustizia spagnola ha chiesto l’arresto di venti tra militari ed ex-militari del Salvador, accusati di essere i responsabili del barbaro massacro. Il movente sarebbe stata la leadership che Ellacuria e gli altri gesuiti avevano assunto nel favorire il dialogo tra l’FMLN e il governo salvadoregno, presieduto allora da Alfredo Cristiani con l’appoggio statunitense. Una decisione, quella di uccidere Ellacuria, presa da varie istituzioni dell’esercito, ma l’ordine diretto di uccidere sarebbe partito dall’ex colonnello Guillermo Alfredo Benavides. Oggi l’Uca è disposta a perdonare gli assassini, ma continua a chiedere giustizia sui mandanti.

Chi era padre Ellacuria. Padre Ellacuria, basco, 59 anni, aveva fatto dell´Universidad Centroamericana di San Salvador il punto nevralgico delle sue attivitá. Allo scoppio del conflitto salvadoregno, aveva difeso l’autonomia universitaria dalla censura che le autoritá cercavano di imporre a tutti i centri di studio. Strenuo sostenitore della possibilità di una soluzione pacifica del conflitto, dopo l’assassinio di monsignor Romero, era diventato il punto di riferimento della societá cattolica che chiedeva i negoziati. Ellacuría, peró, venne dichiarato persona non grata dalla dittatura e costretto a rientrare in Spagna. Ciononostante aveva continuato a insistere per una soluzione pacifica alla guerra civile ed era intervenuto come mediatore nel sequestro della figlia dell’allora presidente Duarte. Il suo interesse per il destino del Salvador e, soprattutto, per le conseguenze della guerra sulla popolazione civile, segnarono la sua condanna a morte. Per Ellacuria e per i suoi confratelli era necessario farsi carico della realtà, ossia conoscerla realmente e viverla, assumere il compito di trasformarla mettendo l’intelligenza al servizio della prassi e accettandone la responsabilità etica.

Monsignor Romero sarà beato nel 2015. E a pochi giorni dai 25 anni dalla strage John Sobrino, gesuita sfuggito quel giorno al massacro perché all’estero, ha confermato quello che in molti stavano attendendo da anni: nel 2015 il vescovo Oscar Romero verrà beatificato. Monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, che per molti è già San Romero d’America, dal 1977 era l’arcivescovo di San Salvador e venne assassinato da un cecchino di estrema destra mentre officiava la messa il 24 marzo 1980. Il mandante fu il generale Roberto d’Aubisson, leader del partito conservatore Arena.

Quella di Romero fu una figura complessa, che pur propiziando una Chiesa di Liberazione, prese le distanze dalla teologia della liberazione, così come prese le distanze dalla dilagante fobia antimarxista. Durante tutta la sua vita Oscar Romero non ebbe mai paura di denunciare i crimini e sfidare apertamente la giunta militare. Nel 2010 il presidente Mauricio Funes ammise che gli squadroni della morte che agirono contro il prete dei poveri lo fecero “con la copertura, la collaborazione, l’accondiscendenza e la partecipazione degli agenti statali”. Riconobbe quindi che quello di Oscar Romero fu un crimine di Stato. Padre Ellacuria scrisse che “con monsignor Romero Dio è passato per il Salvador”.