La gioia atalantina incendia le Mura

Una festa totale. Prima allo stadio e poi, spontanea, in giro per la città con la salita fin sulle Mura e la spettacolare, travolgente e incredibile torciata che ha acceso di rosso vivo Città Alta: uno spettacolo mai visto. Atalanta–Chievo, ultimo impegno stagionale dei nerazzurri, è finito molte ore dopo il triplice fischio di Celi, foto e video certificano la gioia sfrenata del popolo atalantino per una squadra, una stagione e una qualificazione europea che i posteri potranno solo farsi raccontare.

 

La partita al Comunale: Raimondi e Migliaccio salutano. Alle 18 della sera il clima allo stadio era torrido. I 19.217 spettatori sono stati accolti da un’afa quasi insopportabile, ma la voglia di vedere un’altra impresa dell’Atalanta era più forte di tutto. Gasperini, come anticipato nei giorni scorsi, ha scelto la formazione migliore con Raimondi per Spinazzola (Migliaccio in panchina) e dopo il nuovo inno Atalanthem sparato a tutta per i tifosi, la gara è iniziata senza particolari sussulti.

Il sostegno del pubblico è stato costante ma, inevitabilmente, un po’ smorzato dalla temperatura e dalla grande festa che si sarebbe scatenata di lì a poco. Sulle tribune i tifosi si sono accesi per un paio di lampi di Gomez (il solito folletto imprendibile) ma anche per alcuni anticipi di Toloi e per la sensazione di pieno controllo del match che i nerazzurri hanno lasciato fin dal primo minuto contro un Chievo decoroso e nulla più.

Gomez e la Papu Dance. In apertura di ripresa, ecco il primo picco di grande emozione. Al minuto 50’, Gasperini ha mandato in campo Spinazzola e quando il tabellone indica che deve uscire Cristian Raimondi da Sedrina l’abbraccio della sua gente è collettivo. Lui che era entrato in campo con i 4 figli (la più piccola, Oivia, ha solo pochi mesi) è uscito tra gli applausi con tutti i compagni che lo hanno abbracciato prima del “cinque” a Spinazzola.

Con l’esterno di Foligno, i giri del motore della fascia mancina iniziano subito ad aumentare e dopo pochissimo l’Atalanta è passata scrivendo, del tutto, la storia. Palla a Cristante, filtrante per Gomez e il numero 10 non fallisce solo davanti a Seculin. Il sedicesimo gol stagionale è storia, la “Papu Dance” sparata a tutto volume una piacevole novità che tutto lo stadio ha accompagnato con il balletto mentre i giocatori in campo abbracciavano il loro trascinatore. Al minuto 85’, ecco il secondo momento di grande emozione: Giulio Migliaccio da Mugnano dentro per Kurtic con tutta la tifoseria che ha onorato gli ultimi minuti da calciatore del numero 8 campano-bergamasco.

 

La festa organizzata. Dopo il fischio finale, i giocatori sono entrati negli spogliatoi per qualche minuto, mentre a centrocampo gli addetti della società hanno preparato a tempo di record il palco per la chiamata all’americana degli eroi nerazzurri. I giocatori, uno a uno, sono rientrati sul terreno di gioco in rigoroso ordine alfabetico e ci sono due particolari molto significativi: Conti prima e Gomez dopo sono stati “invitati” a restare con un coro “Resta a Bergamo, resta a Bergamo” cantato da tutto lo stadio, Kessiè (che si è presentato con gli occhiali da sole) ha preso tanti applausi, ma nessun invito a rimanere. Che sia davvero già tutto fatto col Milan?

Quando il presidente Percassi ha preso la parola, oltre ai coriandoli sparati sulla testa dei giocatori, sono arrivate parole importanti. «Gasperini Bergamo ti ama è riduttivo – ha detto il numero uno orobico leggendo uno striscione – perché la verità è che Bergamo la adora Mister!”. Lo stesso tecnico, nonostante qualche problema con il microfono – ha salutato tutti con grande emozione prima della consegna a Migliaccio e Raimondi di due magliette con le loro presenze ufficiali e le parole degli stessi protagonisti.

 

Raimondi e Migliaccio, commozione e due grandi maglie. Per primo ha preso il microfono il numero 8 campano. «Devo ringraziare prima i Ruggeri e poi i Percassi – ha detto – perché mi hanno permesso di vestire questa maglia e di farmi apprezzare da questi fantastici tifosi. Sono commosso, l’Atalanta è una famiglia fantastica e vi porterò nel cuore cercando di dare ancora il mio contributo. Vi voglio bene”. Dopo qualche secondo, ecco il compagno di stanza bergamasco con il 77 sulle spalle.

«Ho realizzato il mio sogno – ha detto Raimondi – e proprio in merito a questo, dopo aver ringraziato tutti e in primis la mia famiglia e la mia Curva, voglio lasciare con un messaggio: non smettete mai di sognare, io sono arrivato fin qui con mezzi normalissimi e sono la dimostrazione vivente che se uno ci crede e sogna nulla diventa impossibile”. I due “giovanotti” classe 1981 sono stati poi omaggiati dalla Curva Pisani con una bella coreografia e due maglie giganti. Prima del giro di campo Raimondi ha preso un bandierone con stampata l’Europa nerazzurra e se l’è scambiato con Migliaccio sventolandolo per tutto il campo.

 

 

Tutti in Città Alta. Finita la festa sul campo, lo stesso Raimondi ha voluto andare in mezzo alla gente e dopo un paio di cancelli superati di slancio si è ritrovato avvolto dalla passione della gente. Il numero 77 di Sedrina è salito in balconata e, megafono alla mano, ha fatto partire alcuni cori prima di lasciare ai tifosi la festa dedicarsi alle interviste. Tutto finito quindi? Nemmeno per sogno, almeno 500 curvaioli si sono intrattenuti dentro l’impianto cantando “non usciamo più” e quando finalmente hanno deciso di mollare la festa si è spostata al Baretto di Viale Giulio Cesare dove ha fatto capolino anche il presidente Antonio Percassi.

Intorno alle 22.30, ecco la decisione: tutti in Città Alta. Da Viale Giulio Cesare centinaia di persone hanno iniziato a camminare verso le Mura e niente meglio dei video che vi proponiamo può spiegare come la passione abbia travolto e avvolto la Corsarola, da Piazza mercato delle Scarpe fino a Piazza Vecchia in un crescendo di cori, torce e applausi che hanno stupito gli stessi tifosi, ma anche chi era lì semplicemente per godersi la bellezza del borgo antico.

Le Mura a fuoco: che spettacolo incredibile. L’ultima immagine è qualcosa di sensazionale. Poco dopo le 23, circa 300 torce da stadio sono state accese lungo le mura che si affacciano su Viale Vittorio Emanuele e lo spettacolo è stato magnifico. Una lingua di fuoco lunga centinaia di metri ha regalato alla notte orobica immagini uniche di una passione vera. Il popolo atalantino ha lasciato a bocca aperta i giocatori che si sono fermati ai “Giardini” in Piazza San Marco, ma anche chi come il giovane Melegoni era proprio sulle mura a distanza di pochi metri. Ogni commento, ogni sottolineatura, ogni parola in più scritta per spiegare tanta bellezza è superflua. Da oggi inizia il futuro della nuova Atalanta e avremo tante cose da scrivere ma adesso fermatevi e godetene tutti: questa è Bergamo, questa è l’Atalanta. Tutto questo è semplice passione per una squadra meravigliosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

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