La leggendaria storia di Nobile
e dei suoi voli fino al Polo Nord

La storia di Umberto Nobile è presto detta. Ovvero: non sarà mai finita di raccontare. Era stato uno di quei ragazzi d’intelligenza non comune che i migliori fra gli insegnanti desidererebbero incontrare almeno una volta nella vita. Sempre pieni voti e lode fino alla laurea in ingegneria industriale meccanica a Napoli, nel 1908.

All’inizio della I Guerra Mondiale fu assegnato allo stabilimento militare di costruzioni ed esperienze aeronautiche. Ci andò perché la cosa lo interessava, non perché ne avesse l’obbligo. Progettava dirigibili per l’esplorazione del mare. Divenne rapidamente famoso nel mondo e consulente di diversi governi, fra cui quello statunitense.

Nel 1925 incontrò l’uomo la cui vita si sarebbe tragicamente legata alla sua: l’esploratore norvegese Roald Amundsen. Una vera e propria star mondiale, il primo ad aver raggiunto il Polo Sud nel 1911. Il giorno dopo santa Lucia. Per Amundsen, che aveva già tentato senza successo di arrivare primo anche in cima al mondo, latitudine 90° N, Nobile progettò il dirigibile Norge (Norvegia) col quale intendeva – lui, Nobile – sorvolare il Polo.

 

Norge_ciampino

[Il Norge parte da Ciampino]

La prima spedizione (fu un successo). E in effetti alle ore 9.30 del 10 aprile 1926 il Norge, al comando di Nobile, lasciò Ciampino, l’aeroporto di Roma, diretto alle Svalbard, le isole europee più vicine al punto fatidico. Le raggiunse, dopo alcune importanti tappe intermedie, il 7 maggio. A bordo salirono allora anche Amundsen e l’americano Lincoln Ellswort, sponsor della spedizione. Questa volta tutto filò liscio (che vuol dire che ce ne sarà un’altra in cui, invece, tutto andrà storto): dopo un solo giorno di volo, il 12  maggio, il Norge giunse sulla verticale del Polo Nord alle ore 1.30 di Greenwich. Senza toccare il pack proseguì verso l’Alaska e atterrò due giorni dopo a Teller. In tutto: oltre 5300 km di volo ininterrotto.

A chi andava il merito del successo? A noi, dicevano gli Italiani. No, ai nostri, replicarono i norvegesi: l’idea l’abbiamo avuta noi, il dirigibile si chiama Norge perché anche i finanziamenti li abbiamo trovati noi, e se Amundsen è stato per tutto il viaggio soltanto un passeggero incupito è solo perché il comandante Nobile non gli ha lasciato far niente. Ruggine immedicata.

 

22

 

La seconda spedizione (fu una tragedia, ma leggendaria). Successe, invece, che due anni dopo (Nobile era stato nel frattempo promosso Generale del Genio Aeronautico) il governo italiano, presieduto dal cavalier Benito Mussolini, promosse una seconda spedizione polare, di carattere prevalentemente scientifico – come quella che vede attualmente impegnata il capitano Samantha Cristoforetti. Questa volta non dovevano esserci dubbi: il dirigibile si sarebbe chiamato Italia e avrebbe tolto gli ormeggi da Milano anziché da Roma. Partenza: 15 aprile 1928.

Raggiunta Kingsbay nelle ormai note Svalbard, l’Italia salpò per il Polo il 23 maggio dello stesso anno e alle 00:24 del giorno successivo (24 maggio, anniversario del passaggio del Piave, come dice la canzone) lo scopo della missione poteva dirsi felicemente raggiunto. Sul ghiaccio che allora si credeva eterno (negli ultimi anni abbiamo invece visto che si squaglia) furono fatte cadere una croce benedetta da papa Pio XI e una bandiera tricolore. Nel piano di volo era previsto un atterraggio che non si poté effettuare a causa di una tempesta che consigliò di riprendere la via delle Svalbard.

Alle quali l’Italia non doveva però giungere mai, perché quando già la loro sagoma era entrata nei binocoli di bordo un’improvvisa tempesta la fece schiantare sul mare di ghiaccio. Una tragedia niente affatto annunciata. La cabina di comando rimase al suolo con dieci uomini fra cui il comandante e la sua cagnetta Titina; tutto il resto, reso più leggero dal distacco della cabina, fu portato via dal vento con gli altri sei uomini d’equipaggio e tutto il carico. Non se ne seppe più niente.  Nobile, gravemente ferito a un braccio e a una gamba, fu messo dentro un sacco a pelo, dove rimase fino all’arrivo dei soccorsi.

 

23

 

È questa la fase della spedizione divenuta leggendaria per via della tenda rossa nella quale i naufraghi poterono ricoverarsi e sopravvivere per quasi un mese e mezzo. In realtà la tenda non era rossa ma d’argento: fu colorata di arancione – per renderla identificabile in tanto biancore – con l’anilina che avrebbe dovuto servire per le rilevazioni e si trovava pertanto nella cabina di comando. La tenda era stata lanciata in un gesto di eroismo – assieme ad alcuni pacchi di cibo – da uno dei componenti dell’equipaggio, il motorista Ettore Arduino, poi scomparso nella tempesta.

E qui iniziarono davvero i guai per il Generale Nobile, che fu raggiunto e portato in salvo da un pilota svedese, il tenente Lundborg. Si è detto che cominciarono i guai perché – come abbiamo potuto apprendere da vicende recenti – il comandante dev’essere l’ultimo a lasciare la nave (o quel che ne resta) e Nobile stesso non avrebbe mai voluto contravvenire a questa legge che non tollera eccezioni. Ma c’erano ragioni serie che non permettevano al Tenente Lundborg di disobbedire agli ordini: il generale doveva essere salvato per primo perché le assicurazioni non volevano rischiare di dover pagare la cifra astronomica per cui era assicurato. Comandante Nobile, per favore, salga su e non faccia storie.

 

 

Poi quell’aviatore immeritatamente dimenticato tornò a prendere gli altri. Ma precipitò lui stesso, morendo fra i ghiacci. E doveva trattarsi di una spedizione davvero iellata se anche il vecchio Amundsen si perse per sempre mentre, col suo piccolo aereo, andava a caccia di quelli che il vento aveva portato chi sa dove. Gli uomini della Tenda Rossa furono salvati successivamente, il 12 luglio, da un rompighiaccio russo. Quella della Tenda Rossa fu un’epopea che i ragazzi più ardimentosi avrebbero continuato a sognare per anni fino a quando all’episodio non si ispirò un film (La tenda rossa, ovviamente) nel quale Sean Connery è Amundsen e Peter Finch il nostro Comandante.

La figura migliore, in tutto ciò, la fece il governo fascista, che dichiarò di aver inviato in soccorso una nave, la Città di Milano, che invece rimase ormeggiata – per ordine del cavaliere a capo del governo – nella  Baia del Re (alle Svalbard). Nella testa del Duce doveva servire a trattenere il Generale Nobile per poter scatenare contro di lui – noto per non essere niente affatto entusiasta del Regime – una campagna denigratoria che durò fino al secondo dopoguerra, quando a questo straordinario personaggio furono restituiti gli onori e i titoli che si era ampiamente meritati. (Si capisce che chi scrive è sempre stato dalla sua parte). A Mussolini non piaceva che altri apparissero più eroici di lui.

Mise lo zampino anche nella Costituzione. Oltre che ingegnere di talento Umberto Nobile fu deputato all’Assemblea Costituente come indipendente nel gruppo del Partito Comunista, nel quale era stato eletto con 33.373 preferenze, secondo solo al segretario generale Palmiro Togliatti. Per sua iniziativa – e dei colleghi Colonnetti e Firrao – noi possiamo ancor oggi leggere, nella Costituzione Italiana, l’articolo 9 che recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Magari lo facesse davvero.