I due ragazzi bergamaschi
arrivati Primo (a Londra)

Primo è un’azienda tecnologica e di design a scopo educativo fondata da due ragazzi bergamaschi residenti a Londra, Filippo Yacob e Matteo Loglio. Lo scopo di Primo è quello di facilitare l’apprendimento della tecnologia e della scienza nell’infanzia. Ha aperto i battenti nel novembre 2013, quando il loro primo prodotto, “Cubetto”, ha ottenuto un ampio successo nella campagna di raccolta fondi di Kickstarter.com, piattaforma statunitense che permette agli ideatori di progetti con potenziale di raccogliere fondi per avviare l’attività. Solo tramite Kickstarter, l’azienda è riuscita a raccogliere più di 56 mila sterline (pari a più di 70mila euro) a fronte del loro obiettivo di 35mila sterline. Nel corso dell’ultimo anno, l’azienda ha raccolto 750mila dollari grazie a IBIS Capital (gruppo d’investimento), EdTEch Europe (conferenza con investitori di e-learning più importante d’Europa) e alcuni fondi d’investitori come MTS di San Francisco ed Emerge Education di Londra. Grazie a Cubetto, Primo è finito sulle pagine di molti dei più importanti magazine tecnologici del mondo, nonché d’importantissime testate, tra cui: Wired, Gizmodo, Tech Crunch, BBC e Daily Mail e, in Italia, il Fatto Quotidiano e Repubblica.

I fondatori. 

Primofounders

 

Filippo e Matteo sono entrambi di Bergamo. Filippo si è trasferito a Londra per studiare all’età di 12 anni, e lì ha fondato Stag Stations, una catena di co-working per compagnie tecnologiche. Matteo ha lavorato ad Arduino con Massimo Banzi, che è diventato uno dei primi azionisti e advisor dell’azienda. Filippo e Matteo si conoscono da 15 anni, anche perché da piccoli giocavano nella stessa squadra di hockey, gli Hornets.

Inizialmente, i due non hanno avuto fortuna nella raccolta finanziamenti, ma nel 2013 decidono di lanciare il primo prodotto della linea, Cubetto, con una campagna di raccolta fondi Kickstarter. Da lì, grazie ai finanziamenti e alla visibilità ottenuti, il loro prodotto si fa conoscere a pubblico e gruppi di finanziatori a livello internazionale, che vedono nel progetto del grosso potenziale. Tra questi c’è anche il genovese Marco Marinucci, ex-ingegnere di Google e fondatore di Mind the Bridge ed MTS, fondi d’investimento per start-up (prevalentemente a carattere tecnologico) della Silicon Valley.

Il Primo prodotto: Cubetto. Il progetto “Cubetto” è composto di tre elementi separati: un robottino di legno chiamato Cubetto, una tastiera ad interfaccia fisica utilizzata per controllare i movimenti del robottino e un set di “blocchi” d’istruzioni colorati.

 

shopped

 

È pensato per i bambini di età compresa fra i 3 e gli 8 anni, con lo scopo di permettere loro di apprendere i principi di base della programmazione. Sull’obiettivo di Cubetto, Filippo ci ha spiegato che «I bambini non riescono a capire la programmazione così com’è. Rendendola un processo con cubi colorati ci settiamo al loro livello. Stiamo entrando in un mondo regolato da dinamiche molto diverse rispetto al passato. Se prepariamo i bambini ad un mondo che appartiene al passato sbagliamo; dobbiamo prepararli per un mondo futuro».

I blocchi di istruzioni sono quattro diversi: avanti (rosso), destra (giallo), sinistra (blu) e “funzione” (verde). I primi tre, inseriti in sequenza nella tastiera, permettono al robottino di muoversi secondo la direzione che il bambino gli vuole imprimere. Il quarto, il tasto verde, permette di creare una routine di movimenti. Sulla tastiera è presente un tasto rosso: quando si preme, il robottino comincia ad eseguire le istruzioni. Creando una sequenza d’istruzioni di base, i bambini iniziano a generare algoritmi elementari fin da molto piccoli, imparando il principio di programmazione della “coda” informatica. Primo è stato creato con legno e materiale ecologicamente sostenibile.

Cosa molto importante, Cubetto è anche ciò che viene definito un “open software”. Significa che l’insieme di software, hardware e design sarà disponibile e modificabile da chiunque. Filippo ci ha raccontato un bell’esempio di questo: «Un insegnante voleva adattare l’esperienza del Cubetto ad una classe di bambini autistici, e per rendere l’esperienza più adattiva voleva inserire un suono, cioè ogni volta che Cubetto riceveva un ordine e si girava era in grado di produrre un suono diverso. Ha potuto attaccare il suo cubetto nel PC, aprire un programma semplicissimo e gratuito, e in meno di 5 minuti ha potuto adattare il gioco all’esperienza che voleva dare ai bambini». Si tratta di rendere il consumatore partecipante attivo del prodotto. «Utilizzare tecnologie “open” e connesse come Arduino permette oggi di creare giocattoli digitali, che non confinano i bambini a uno schermo».

Sul sito ufficiale dell’azienda, è possibile pre-ordinare il set da gioco di Cubetto ad un prezzo fissato sui 206€, e un set di gioco formato pacchetto (che compende anche degli elementi ambientali tra i quali il robottino si deve muovere, come staccionate, alberi e facce intercambiabili per Cubetto) a 242€. Il prodotto sarà disponibile per la consegna sul mercato globale l’anno prossimo. Le prime 500 unità del gioco prodotte sono andate sold out nel giro di pochi mesi.

Primo offre anche un servizio di workshop portando Cubetto nelle scuole di tutto il mondo e passando una giornata ad insegnare ai bambini ad utilizzarlo. Nel video qui sotto, istanti di uno workshop al LAB 121 di Milano.

 

 

La filosofia. Filippo ci ha spiegato che l’idea alla base di Primo è quella di creare giocattoli “magici”, come quelli che ci si immaginava da bambini, e che al contempo abbiano l’educazione come primo orizzonte. «Quando si creano giocattoli educativi», dice, « bisogna farlo con responsabilità, e bisogna ricordarsi che i bambini imparano giocando con tutti i loro sensi. Questo è uno dei principi che ci spinge a creare i nostri prodotti. È una linea di pensiero che vogliamo applicare ad ogni nostro prodotto». L’idea di fondo è quella di portare un’esperienza digitale in un prodotto fisico a cui un bambino di tre anni possa interfacciarsi. A tal proposito, Filippo aggiunge: «Quando eri bambino t’immaginavi le pietre che parlavano o un pezzo di legno che volava. Adesso queste cose le possiamo creare veramente. Non è più necessario consumare questa fantasia come qualcosa in due dimensioni, nel formato di un film d’animazione o un videogioco, ma possiamo portare questa dimensione nella forma di prodotti veri».

E a proposito della visione che vi ha condotto ad aprire una start-up tecnologica? «Oggi la tecnologia ci permette di creare, essere produttivi, di fare arte e scoperte. Bisogna cercare di farla con la maggior coscienza possibile in quest’ottica. noi usiamo tecnologie molto aperte nella creazione dei nostri prodotti. È una cosa che sta scomoda a molte aziende del settore, che si concentrano prevalentemente su una logica di consumismo ingegnerizzato: buttare via un giocattolo al mese e ricomparne uno. Ma su questa cosa, a livello globale, stiamo diventando molto più accorti e intelligenti. Creiamo prodotti che rimangono rilevanti e utili per un arco di tempo molto più lungo. Con Cubetto, quando hai tre anni lo usi coi blocchi di legno, e quando cresci puoi attaccarlo al PC e programmarlo. Quando diventi ancora più grande scopri che dentro c’è un sistema Arduino, e lo puoi utilizzare».

I progetti futuri. Filippo ci ha spiegato che Primo sta già lavorando ad altri prodotti, uno in particolare disegnato da un altro ragazzo bergamasco a proposito della musica. Dopo di quello, l’azienda ha in mente di mettersi al lavoro su un prodotto per insegnare il braille a bambini che hanno perso la vista in età prescolare. A proposito dei piani per i prossimi anni, Filippo ci ha spiegato: «Vogliamo rendere la cosa piacevole: sono sempre giocattoli che creiamo. Al contempo, vediamo come una nostra responsabilità il fatto di creare giocattoli che affrontano e risolvono problemi veri. Stiamo guardando alla biologia, la cucina, le piante. E anche all’arte. Saranno tutti prodotti che affrontano tematiche scientifiche e tecnologiche». Non ci resta che augurare il meglio all’intraprendenza e alla visione di questi ragazzi.