Marchesi, sinfonia di una rivincita
Quando la musica salva la vita

Questa è la storia di  Enrico Marchesi, nato a Bergamo poco più di mezzo secolo fa nell’allora concitato quartiere San Leonardo, fin da bambino appassionato di musica. Enrico studia al conservatorio Donizetti e al Santa Cecilia di Roma, si diploma in tromba ed entra a far parte della scena perlopiù jazz bergamasca, suonando al fianco di musicisti del calibro del pianista Claudio Angeleri, attuale direttore del Centro Didattico Produzione Musica.

 

enrico-marchesi-2

 

Nello Yorkshire. Dopo un matrimonio e la nascita di una figlia, l’amore per la musica non lo abbandona nemmeno quando nel 1998, per esigenze familiari e lavorative, decide di trasferirsi nel Regno Unito, dove tutto è nuovo e bisogna ricominciare da zero. Man mano che carbura, Enrico riesce a stringere contatti e a farsi conoscere anche nello Yorkshire, divenendo un professore di musica e facendo della sua passione per jazz e salsa un vero e proprio mestiere. Ora la vita sembra stabile, con i suoi trantran e i suoi impegni, ma nell’aprile 2010 arriva il colpo basso che nessuno si aspettava: Enrico viene sorpreso da un ictus con grave emorragia cerebrale e solo il veloce intervento di un’infermiera che casualmente si trovava nelle vicinanze riesce a evitargli il peggio.

 

 

La malattia. Il ricovero, la famiglia che si stringe intorno a lui per dargli manforte, l’arrivo della sorella Elena dall’Italia. Tutto questo serve a Enrico per iniziare a riprendersi con la prospettiva di un recupero lento e graduale, fatto di piccole conquiste di giorno in giorno. L’ictus – o stroke, come lo chiamano gli anglofoni – gli ha tolto fondamentali capacità legate alla parte del cervello imputata al linguaggio e, di conseguenza, anche alla musica. Praticamente una beffa per un uomo che vive esattamente di ciò.

La rinascita. Anziché arrendersi all’evidenza e gettare la spugna, tuttavia, Enrico, supportato dagli affetti, dai medici, dai colleghi e da alcune organizzazioni di beneficenza (The Stroke Association e Musicians UK in primis), torna a reggersi sulle proprie gambe e, come se non bastasse, sceglie di dare una mano concreta a chi, come lui, è o è stato vittima di una malattia dalla quale è tanto difficile riprendersi. Così, a tre anni di distanza dall’ictus, parte l’avventura con la band A Stroke Of Genius (letteralmente, “un colpo di genio”) con lo scopo di diffondere tramite la buona musica la consapevolezza di cosa sia tale patologia e di raccogliere fondi per aiutarne i malati. «Ho dovuto imparare nuovamente a leggere lo spartito e a suonare le note, nonché a comporre», spiega Enrico, «ma la musica è gioia di vivere e io voglio continuare a suonare per ringraziare di questa opportunità».

 

strokeawards

 

Il premio. Nel 2014 il musicista riceve gli elogi dei Life After Stroke Awards e viene nominato per il premio delle arti creative da parte di Koe Koszel della Stroke Association, il quale si complimenta con lui per l’esempio dato e per essere divenuto fonte di ispirazione per gli altri, senza mai dimenticare il divertimento che la musica può regalare. La speranza, come si suol dire, è sempre l’ultima a morire. E, a volte, salva per davvero la vita.

Qualche dato sulle malattie cardiovascolari. La salute dell’apparato cardiovascolare, si sa, non è un tema di importanza trascurabile. Secondo un rapporto dell’Istat risalente al 2012, infatti, tra le cause di morte maggiormente frequenti nel nostro paese figurano ai primi posti le malattie ischemiche del cuore (oltre 75mila casi) e le malattie cerebrovascolari (più di 61mila episodi), distribuite soprattutto nei Paesi industrializzati, con più incidenza negli uomini che nelle donne. Il restringimento, o addirittura l’ostruzione, dei vasi sanguigni, con conseguente mancanza di apporto d’ossigeno al cervello, in particolare, può provocare il cosiddetto colpo apoplettico, più comunemente noto come ictus: un nemico silenzioso e rapido nell’agire, solitamente favorito dall’abuso di alcool e dal fumo, ma anche dall’ipertensione. L’ictus, con 200mila e rotti casi annuali in Italia, può essere di svariati tipi e può scagliarsi come un dardo colpendo solo determinate zone del cervello umano, portando, nei casi più fulminanti e gravi, alla morte. Nonostante sia una patologia invalidante, ci sono anche individui che con forza e costanza riescono a superarlo alla grande, ribaltando la situazione.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.