Quando il Pallone d’Oro Modric
fu premiato all’Oratorio di Alzano

Una piccola società calcistica nata in oratorio, una grande passione nel seguire i ragazzi, solidarietà senza confini e coincidenze speciali che accendono il cuore. C’è qualcosa di più di una “bella storia di sport” nella foto del 1997 emersa dagli archivi dell’Oratorio Immacolata di Alzano Lombardo e salita alla ribalta dei social network e delle cronache all’inizio di dicembre. In primo piano in quell’immagine, con una vistosa polo rossa, c’è Natale Bucci, indimenticato vicepresidente della società allora presieduta da Marco Marchesi, che pure nella foto è intento a preparare le medaglie con nastro tricolore che avrebbero gratificato i piccoli atleti del torneo estivo Esordienti organizzato ad Alzano. Il protagonista (e che protagonista) della foto è però un ragazzino esile e biondo, che stringe fra le mani la coppa di miglior calciatore del torneo. Quel ragazzino era ed è Luka Modric, oggi acclamato campione del Real Madrid e della Croazia, ma anche e soprattutto Pallone d’Oro 2018. In due parole: il miglior calciatore del mondo.

 

[Luka Modric premiato nel 1997 all’Oratorio di Alzano]

 

Ad aprire lo scrigno dei ricordi sono stati innanzitutto i figli di Natale Bucci, Antonio, Stefano e Fabrizia, che l’8 dicembre hanno inviato la fotografia d’epoca a Maurizio Mangili, una delle anime storiche dell’Immacolata Alzano, dove è stato calciatore, dirigente e immancabile speaker delle varie attività, compreso quel torneo estivo destinato a entrare negli almanacchi. L’8 dicembre, per una squadra dedicata all’Immacolata, è di suo un giorno importante, ma per quel gruppo che dell’oratorio aveva fatto la seconda casa (compreso il tesoriere Oliviero Morotti e tanti altri appassionati), l’8 dicembre era anche il compleanno di Natale, morto prematuramente il 31 ottobre dello scorso anno. Qualche giorno prima di andare a godersi mondo e partite dall’alto dei cieli, Natale aveva postato sul proprio profilo Facebook un video dedicato proprio a Luka Modric.

«Natale Bucci – ricorda Marco Marchesi, maestro di calcio che oggi allena a Scanzorosciate dopo alcuni anni nella Falco Albino – seguiva un’azienda di materiale elettrico ed era originario di Zara, in Croazia. In occasione dei nostri tornei estivi era il tramite ideale per ospitare ad Alzano formazioni giovanili della ex Jugoslavia. Più che un aspetto sportivo, c’era un fine di solidarietà. I piccoli atleti e i loro accompagnatori erano ospitati dai Padri Dehoniani ad Albino e per alcuni giorni potevano vivere in un clima sereno, lontano dagli orrori della guerra che in quegli anni aveva infiammato e devastato i Balcani e le loro vite. Arrivavano con pochi effetti personali e facevamo in modo di regalare loro indumenti di gioco ed equipaggiamento. Erano esperienze che coinvolgevano i nostri ragazzi e le loro famiglie al di là del fatto agonistico. Uno spirito di cui restiamo profondamente orgogliosi e più che mai d’attualità». Il torneo estivo dell’Immacolata Alzano (dedicato alla memoria di Sandro Benigni) era un piccolo miracolo sportivo. Grazie al lavoro di relazione di quel gruppo dirigenziale irripetibile arrivavano l’Atalanta del maestro Raffaello Bonifaccio, gli svizzeri dello Zurigo, formazioni del Milanese e della Val d’Aosta. Da Fiume, in Croazia, arrivò la squadra del Nogometni Klub Rijeka e successivamente (nel 1997) anche lo Zadar, formazione di Zara, nelle cui file giocava Luka, quel bambino biondo ed esile destinato a stupire il mondo.

 

[Natale Bucci]

 

«Giocavamo sul campo a undici dell’oratorio – ricorda Marchesi –, sino a pochi anni fa dotato di fondo in sabbia, curato con grande maestria dall’impareggiabile Augusto Gregis, ancora attivo come proiezionista del cinema. In quell’edizione del 1997 la nostra squadra disputò ottime partite finendo terza. Fu sconfitta in semifinale dallo Zadar di Modric, poi vincitore del torneo. In quella squadra giocava anche il portiere Danijel Subasic, vicecampione del mondo in Russia la scorsa estate insieme a Modric. Ricordo che disputammo le finali sotto un diluvio incredibile, tanto che (come conferma la fotografia) le premiazioni si tennero all’interno dell’Oratorio e non in campo. Luka era bravo e non a caso fu scelto come miglior giocatore, ma tutti mostravano tecnica e ottime capacità atletiche». Sin qui la storia di quei giorni, tornati alla ribalta 21 anni dopo grazie a una fotografia che immortala un campione per certi versi rimasto umile come quel bambino. Luka Modric, nato nel 1985, a soli sei anni era un piccolo profugo di guerra, costretto con la famiglia a lasciare il piccolo villaggio di Zaton, teatro di guerra. Il padre di Luka, Stipe, da cantoniere divenne semplice meccanico e trovandosi a lavorare non lontano dallo stadio dello Zadar trovò facile accompagnare il figlio agli allenamenti. Si racconta che per qualche anno Luka indossò un paio di scarpini da calcio recuperati fra la spazzatura dello stadio e che i suoi primi parastinchi furono creati dal padre piallando due pezzi di legno. Matosevic e Paunovic furono i primi maestri, poi arrivò l’escalation con Dinamo Zagabria, Tottenham e, dal 2012, Real Madrid. Nella bacheca del “Cruijff della Croazia” (e non solo) ora ci sono, tanto per citare, quattro Champions League e tre Mondiali per Club, un incredibile secondo posto al Mondiale e (tutto quest’anno) Pallone d’Oro, titolo di miglior giocatore del Mondiale e di miglior giocatore europeo. Chissà che un giorno gli amici dell’Immacolata Alzano non abbiano modo di organizzare un nuovo incontro: Natale dal cielo ci sta certamente provando.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.