Partiti soltanto in 46 per Napoli
al ritorno in migliaia a festeggiare

Chi non è tifoso atalantino non può capire che cosa diavolo stanno vivendo i malati di Dea in questo momento. È la carezza di un sogno che non si è ancora avverato e che, oggi, nessuno sa se si avvererà. Ma il piacere di provarci e di sapere che a cinque giornate dalla fine del campionato questo gruppo può realizzare un’impresa epica spinge migliaia di tifosi nerazzurri a paralizzare l’aeroporto di Orio al Serio a tarda sera al ritorno di una banda di ragazzi che sta dipingendo la storia con il pallone tra i piedi.

 

Pasquetta dolcissima, da Napoli a Oriocenter. Alle 5 della mattina, 46 temerari partono da via Spino in bus pronti ad attraversare l’Italia. Marco e Lissa sono i due fari di Chei de la Coriera, i volti che si vedono sul bus alla partenza raccontano di una voglia incredibile d’impresa e una delle storie più curiose la racconta un ragazzo che svela come la moglie l’abbia salutato dicendo: «Vai pure a Napoli, tanto io devo stirare». Difficile pensare a un regalo più bello. Carichi di ogni genere di conforto, compreso un uovo di cioccolato da cinque chili e di nove litri di Nescafè, Chei de la Coriera pranzano a Ferentino prima di arrivare al San Paolo. Uomini e donne di ogni età alle 18.30 entrano nel settore ospiti pronti a battagliare con il cuore e con la voce al cospetto di poche migliaia di napoletani che affollano il San Paolo sotto il diluvio. Già da questi segnali si capisce che la serata è di quelle da ricordare, ma nessuno immagina tanto.

 

La partita: prima il baratro, poi la resurrezione. Nei 90 minuti più recupero del San Paolo succede di tutto, il Napoli costruisce di più e forse meriterebbe il vantaggio largo, ma dopo il fortunoso gol di Mertens ci pensa Gollini a tenere in piedi la baracca fino al momento in cui Masiello, pazzesco, in scivolata ricaccia fuori un pallone di Milik a un centimetro dal gol. In quel momento parte la clamorosa rimonta nerazzurra: l’ingresso di Ilicic accende la luce, un po’ come quando scendi in cantina quasi a tastoni e poi trovi il bottone che ribalta tutto. I microfoni di Sky, sapientemente piazzati, fanno sembrare il mini-ruggito dei 79 presenti nel settore ospiti quasi pari a quello dei napoletani, la rete di Zapata accende la speranza e al gol di Pasalic probabilmente in Campania arriva pure il boato di OrioCenter: chi c’era racconta di una specie di Curva trasferita nella food court del grande centro commerciale.

 

Il tam-tam: arrivano alle 23.30, tutti a Orio. Dopo il fischio finale di Orsato, il messaggio che inizia a circolare è lo stesso su tutti i telefonini di Bergamo e provincia: «A che ora andiamo a Orio?». Nel giro di una mezz’ora arriva l’ufficializzazione sul profilo Facebook “Sostieni la Curva” con la convocazione per le 23 in attesa dell’atterraggio del volo charter di Gasperini e dei suoi ragazzi attorno alle 23.30. La fibrillazione è totale, Dafne è tra le prime ad arrivare e il parcheggio esterno dello scalo bergamasco sembra quasi deserto, ma minuto dopo minuto inizia ad arrivare una marea nerazzurra che nessuno riesca a contenere. La squadra atterra qualche minuto dopo le 23.30, i giocatori e lo staff salgono su un bus direttamente in pista e dopo l’uscita da un cancello secondario ecco l’abbraccio con il popolo in festa. Due ali di folla accompagnano i giocatori per qualche centinaio di metri, rispetto ad altre occasioni non c’è nessuna discesa dal mezzo tra la gente anche perché c’è una grande partita con la Fiorentina da preparare, ma l’affetto della gente arriva ugualmente a tutti i ragazzi che stanno scrivendo un’altra incredibile pagina di calcio.

 

Le mani sui vetri, gli occhi carichi d’amore. Ad un certo punto inizia pure lo spettacolo dei fuochi d’artificio ma le immagini che restano di una serata del genere sono lo spot più bello di un calcio di provincia che dovrebbe insegnare a tutti come si svolta davvero nell’Italia pallonara di oggi. Ci sono mani che battono sui vetri, qualcuno attacca pure la figurina Panini del suo beniamino. Ci sono uomini e ragazzi, donne e ragazze. C’è un popolo che ringrazia e rilancia, una tifoseria esagerata che celebra un gruppo unico.
Alcuni video in diretta fatti dall’interno del bus sono altrettanto eloquenti, Gasperini è davanti a tutti insieme a Gomez e de Roon, alle loro spalle gli altri sono elettrizzati da un’accoglienza che non si vede in altre piazze e da più parti si sentono le mani dei giocatori che battono sui vetri contro quelle dei tifosi. Una ventina di minuti dopo mezzanotte il torpedone con a bordo la squadra e lo staff lascia la zona dell’aeroporto, i tifosi iniziano pian piano il rientro a casa per una notte insonne sognando la finale di Coppa Italia. Alle 7.15 di mattina arrivano all’ombra di Città Alta anche i 46 amici di Chei de la Coriera: 26 ore in giro per l’Italia inseguendo una gioia. E pensate che il meglio deve ancora venire.

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