Da Gandino all’India, trent’anni
sulle orme di Madre Teresa

Onorino e Liliana Bertocchi sono due coniugi di Peia, in Valle Seriana. Lui ha 68 anni e lei è di due anni più giovane, ma ne festeggiano appena trenta. Un miracolo? Sì, un miracolo della carità, che come diceva San Paolo «tutto spera e tutto sopporta». La loro storia è quella di tante famiglie della Val Gandino: il matrimonio nel 1971, un piccolo negozio a Peia, la gioia della nascita di una figlia. Nel 1976, nel giorno di Pasquetta, un terribile incidente a Endine, lungo la provinciale della Val Cavallina, coinvolge la famiglia Bertocchi. Muoiono Giovanni, padre di Onorino, e la piccola Moira, che allora aveva appena due anni. Un dolore straziante che nel tempo Onorino e Liliana hanno saputo trasformare in amore sconfinato, dedicandosi dal 1987 a poveri e lebbrosi, attraverso una onlus che porta ancora, dopo trent’anni, quel nome lungo e accorato: Aiutiamo i Fratelli Poveri e Lebbrosi.

 

 

Quella di Onorino e Liliana è stata una vera e propria scelta di vita: abbandonata l’attività commerciale, si sono dedicati ai più poveri fra i poveri, raggiungendo ogni anno (e siamo a 29 viaggi compiuti) i luoghi più disagiati e dimenticati del sud est asiatico, stabilendo contatti con singoli padri missionari o congregazioni religiose locali, come quella delle Missionarie della Carità. «Abbiamo avuto la Grazia – ricorda Onorino con invidiabile serenità – di conoscere personalmente S.Madre Teresa di Calcutta. Il suo esempio, unito all’estrema povertà che abbiamo toccato con mano, ci ha impedito di restare indifferenti, ci ha imposto di agire».

Sono esattamente trent’anni che Onorino e Liliana celebrano il compleanno della carità: partono per l’India, per portare aiuti, sollievo e, soprattutto, abbracci e vicinanza umana. «Il donare agli altri – hanno scritto su un piccolo opuscolo di ringraziamento – è segno di un animo generoso, sensibile, attento alle necessità del prossimo. È un nobile sentimento che eleva la nostra mente al di sopra delle cose umane. Riuscire a rendere dignitosa la vita delle persone vicine o lontane è la cosa più magnifica che si possa fare. È un balsamo che guarisce le ferite più profonde, è la gioia vera, autentica, che porta alla serenità e alla pace».

Nelle fotografie che i coniugi di Peia sfogliano, con gli occhi che si illuminano dalla gioia, ci sono migliaia di ragazzi, malati e lebbrosi. Spesso conoscono di ciascuno il nome e la storia. Colpisce sempre un particolare: nelle immagini si accovacciano, facendo in modo di abbassarsi al fianco dei più piccoli che posano con loro, ma anche al fianco di S.Madre Teresa. Un segno ben leggibile di rispetto e vicinanza, tradotto negli anni in migliaia di progetti che hanno finito per allargarsi anche all’Africa ed al Sud America. Solo negli ultimi cinque anni, l’associazione ha costruito una trentina di case da destinare ai poveri in India, partecipato ad Haiti alla costruzione del Villaggio della Pace, realizzato pozzi per l’acqua in Camerun, infermerie in Amazzonia, scuole per gli Indios del Brasile, quattro “tende” familiari in Mongolia, acquistato attrezzature sanitarie per l’ospedale di Mwuanza in Eritrea, fornito 150 kit per la prevenzione del virus Ebola in Africa, distribuito pacchi alimentari, sostenuto spese mediche per interventi chirurgici a favore di piccoli malati. L’elenco è lunghissimo ed incredibile: per chi ne fosse alla ricerca, è la dimostrazione chiara che la Provvidenza esiste ed ha anche un riferimento internet cui rivolgersi: qui.

«Spesso – conclude Onorino – ci siamo trovati in situazioni pericolose, fra lotte, terrorismo, epidemie e tante porte rimaste chiuse. A volte veniva la tentazione di alzare le braccia al cielo e lasciar perdere tutto, ma poi torna sempre alla mente un insegnamento di Madre Teresa: “Anche la fiammella di una candela, nel suo piccolo, rompe l’oscurità”». E oggi più che mai di candele come quella di Onorino e Liliana ce n’è davvero bisogno.

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