Quel che hanno detto le Europee
oltre alla stravittoria di Salvini

Come già avvenne cinque anni fa, il voto europeo consegna all’Italia un vincitore assoluto, di quelli senza “se“ e senza “ma”. Allora era stato il Pd di Renzi, che aveva sfondato la soglia del 40 per cento, oggi tocca alla Lega che si accontenta di qualcosa di meno, ma che registra una crescita impressionante (nel 2014 era al 6,2 per cento…). Oltre a questo dato più lampante quali sono gli altri segnali che il voto del 16 maggio mette in evidenza?

 

 

1. Non basta dare i numeri. Bisogna anche capire perché la Lega abbia raggiunto un risultato di tale entità. Nelle ultime settimane sembra attraversata da un grande nervosismo, per via dei continui attacchi dall’interno del Governo, da parte dei 5 Stelle. Per di più si sono aggiunti i casi giudiziari in Lombardia, che hanno portato anche all’arresto di un sindaco leghista in un centro di grandi dimensioni come Legnano. L’elettorato si è dimostrato del tutto indifferente a queste “cadute”: a Legnano la Lega a ha incassato il 38 per cento, con un balzo dell’11 per cento rispetto alle Comunali del 2017. Quindi il tentativo dei 5 Stelle di accerchiare Salvini non è riuscito, anzi ha generato una reazione opposta.

 

 

CINQUE ANNI FA

 

2. L’affluenza alle urne non è stata all’altezza delle attese. In lieve calo rispetto alle ultime europee, era un fattore che avrebbe potuto premiare le forze più “responsabili” come Pd e Forza Italia e punire quelle il cui elettorato decide più di “pancia”. In realtà neanche questo secondo handicap ha frenato la corsa della Lega, che anche al Sud se l’è giocata con i 5 Stelle.

3. Anche per la Chiesa italiana si tratta di un risultato amaro e che deve far riflettere. Il voto alla Lega non è certo un voto dell’elite. È un voto che raccoglie in tantissimi casi la protesta di quei ceti sociali per i quali la Chiesa si sta battendo. Sono le periferie, e quindi i “poveri”, a premiare Salvini e soprattutto a fidarsi di lui. Se poi pensiamo che Salvini al comizio finale ha sventolato il rosario come una bandiera, si può capire come per la Chiesa questo voto rappresenti una dolorosa disfatta…

 

 

4. I 5 Stelle sono i grandi sconfitti del voto di ieri. Hanno perso milioni di voti, hanno pagato l’assenteismo del Sud, hanno incassato una disfatta storica in Piemonte dove il voto si è tradotto in un referendum pro Tav. Non ha pagato per nulla la linea di Di Maio, che nelle ultime settimane si è spostato su un moderatismo di sinistra e su un neo giustizialismo per cercare di mettere in difficoltà l’alleato di governo. Il Reddito di cittadinanza con i suoi assegni risicatissimi si è rivelata un’arma decisamente spuntata…

 

 

5. Il Pd esce in modo onorevole dopo la batosta dello scorso anno. Ma si deve misurare con un’area di consenso che arretra sempre di più: la sinistra moderata in Italia oggi ha un bacino che non raggiunge neanche il 30 per cento. Quindi è destinato a lasciare campo libero nei prossimi anni al nuovo centro destra di marca salviniana. Al Pd resteranno dei fortini, come succede in Lombardia a Milano, Brescia e forse anche a Bergamo. Ma il contesto generale vede il Partito democratico come un elegante spettatore in attesa di tempi migliori…

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