Sfida a chi mangia più peperoncino
Cronaca di una vittoria sudata

Chi chiede il latte è fuori. Chi invece di alzare il peduncolo e niente più, perché il resto se l’è pappato, alza la mano in segno di resa, saluta, si attacca al bicchiere bianco e se ne va. Le gare per mangiatori di peperoncino sono così: si va avanti senza bere, salendo di corsa i gradini della Scala Scoville, strumento di valutazione della piccantezza basato sulla quantità di capsaicina (principio attivo, appunto, del peperoncino) presente. Quando non ce la si fa più perché si nuota in un bagno di sudore, lo stomaco brucia e gli occhi sembrano schizzare fuori dalle sede naturale, si ricorre al latte perché la capsaicina è solubile nella caseina, mentre l’acqua gli fa un baffo.

[ le foto sopra, e quella d’apertura, sono di Mario Rota ]

 

In undici, sabato in piazza Mascheroni, Città Alta, hanno partecipato al contest organizzato dal PiCa Festival: Paolo Rizzi, Roberto Sfardini, Giorgio Sperandio, Leonardo Locatelli, Stefano Lo Monaco, Riccardo Bonicelli, Johnattan Zanga, Emanuele Spini (aka John Reaper, come il piccantissimo Carolina), William Migliore, Sergio Poli e Roberto Mazzetti, presidente dell’Arci provinciale (il PiCa è organizzato dal Maite, circolo dell’associazione ricreativa e culturale) e compagno dell’assessore all’Ambiente del Comune di Bergamo, Leyla Ciagà, presente in “curva”. Il Mangiafuoco, hanno chiamato il contest. Livello di goliardia alto tra i partecipanti, tutti bergamaschi tranne un ragazzo delle Marche e un boliviano, grazie anche al bravo presentatore, guascone, Jack Pepper alias Giancarlo Gasparotto, già campione mondiale della specialità (è nel Guinness dei Primati per aver ingerito 146,73 grammi di Bhut Jolokia in 120 secondi), coadiuvato da Peppe Udine e dall’adrenalina dell’hard rock.

La scala caliente è partita da un “leggero” Jalapeno del Messico, diecimila gradi Scoville. Poi Cayenna, Caiambe e Diavolicchio calabrese (2 a testa), che ha mietuto la prima vittima, Stefano Lo Monaco, che si era iscritto giusto perché tirato per la giacchetta dagli amici: non si è tirato indietro, da buon compagnone. Con il White Bullet i bookmakers tra il pubblico sono stati ferocemente smentiti: Johnattan Zanga, boliviano, da tutti designato come l’eletto per la cucina hot del Paese che gli ha dato i natali (e per la nonchalance che ostentava, chattando al telefono, mentre ingoiava i primi peperoncini), dà forfait. Proseguono in quattro, ma all’Habanero Red prima Sfardini e poi Sperandio chiedono il latte. Pelle sulfurea e occhi spiritati per l’ultimo duello tra i superstiti Paolo Rizzi, 45 anni, e Sergio Poli, 47. Entrambi superano il Naga Bhut Jolokia, ma con il temibile Carolina Reaper, attorno ai due milioni di gradi Scoville, Rizzi si ferma. Onore al vincitore e premi piccantissimi per tutti.

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