Un’universitaria da… medaglia
Martina Bellini, dagli sci agli esami

Come dare a una stagione grigia tonalità di colpo accecanti? O, nel suo caso, meglio definirle “luccicanti”. Come il bronzo che ha conquistato alle Universiadi. Martina Bellini, 20enne di Clusone, è l’astro nascente dello sci di fondo, un talento purissimo che a livello giovanile ha vinto tanto. Ma come spesso accade, il “balzo” nei Senior può trascinare svariate difficoltà e un approccio articolato alla nuova categoria. Eppure, lei che studia (e mai termine fu più azzeccato…) per divenire una fuoriclasse, aveva in serbo il classico colpo di coda, capace di far virare l’annata. A Krasnoyarsk, in Siberia, ecco il bronzo alle Universiadi nella 3 x 5 km con Francesca Franchi e Ilenia Defrancesco.

 

 

«Sentivo il bisogno di questa medaglia – dice Martina -, l’ho cercata, l’ho fortemente voluta. E ora sono felice. Che emozione rappresentare la mia città, il mio ateneo e salire sul podio. Non è stata un’annata semplice, ma adesso ho capito cosa non è andato e su cosa devo lavorare per crescere, cercando anche delle figure professionali particolarmente funzionali per aiutarmi a raggiungere gli obiettivi». Obiettivi che, parallelamente alla neve, portano dritti ai banchi dell’Università di Bergamo, visto che Bellini è iscritta al secondo anno di Economia e Commercio e, nel suo percorso, può fare leva su “Dual Carrier”, il progetto dell’Università degli Studi di Bergamo che permette agli atleti di studiare anche durante la stagione agonistica coadiuvati da un tutor messo a disposizione dall’ateneo che li segue sia nella programmazione che negli esami. Perché è proprio la programmazione uno dei punti-cardine: «Il tempo libero non manca – prosegue -, ma bisogna riuscire a organizzarsi con ampio anticipo perché è impossibile ottenere voti all’altezza se ci si prepara in extremis tra allenamenti e gare, specie per un calendario molto discontinuo».

La laurea per la seriana – che lunedì 18 è stata omaggiata anche dal rettore Remo Morzenti Pellegrini, davanti tra gli altri al capo delegazione Paolo Carminati e al tecnico Giulio Visini – vale tanto quanto un metallo pesante. Il giusto e meritato premio per determinazione, entusiasmo, volontà e passione, ossia quattro doti che fanno parte del suo dna: «Non potrò praticare sport in eterno – sottolinea – ed è importantissimo avere un piano B, soprattutto al giorno d’oggi. Voglio finire la carriera con la laurea in mano. Adoro la mia facoltà, mi manca soltanto non poter fare la classica vita universitaria insieme ai compagni di corso. Ma questo è il risvolto della medaglia. Naturale che io sia quasi rassegnata a essere fuoricorso alla luce degli impegni agonistici, ma cercherò di concludere il prima possibile anche se dovessi impiegare il doppio del tempo rispetto alla normalità. Però ci tengo per il mio futuro e per il mio bagaglio personale. E cerco sempre il meglio, in ogni ambito, perché la vita è una sola». La sensazione è che Martina sia destinata a tagliare tantissimi traguardi, ma alla sua maniera. Arrivando sempre più in alto.

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