Quelli che han corso per 140 km
da una vetta all’altra delle Orobie

È iniziata il 31 luglio alle 14 la prima edizione dell’Orobie Ultra Trail: 140 km tra le impervie salite delle Orobie e le bellezze mozzafiato del nostro territorio. Noi eravamo presenti a testimoniare con le fotografie l’impresa dei temerati atleti che hanno deciso di accettare la sfida. Eravano presenti anche all’arrivo in Piazza Vecchia per accogliere i vincitori e ascoltare le loro parole.

La corsa è iniziata a Clusone e si è distesa per infinite distanze sulle nostre montagne, toccando diversi rifugi come il Curò, il Gemelli e il Calvi, per poi discendere in un lungo e difficile approdo che ha portato i partecipanti all’arrivo trionfale in Piazza Vecchia. L’impresa è durissima di per sè, ma è stata resa ancora più difficile dalla pioggia, che ha spaventato i meno esperti nelle discese tecniche. Gli atleti ovviamente non si sono dati per vinti, anche perché non sono mai stati lasciati soli, vista la presenza di circa settecento volontari lungo il percorso.

Secondo lo speaker presente in Piazza Vecchia, i mille atleti di questa prima edizione possono anche diventare due o tremila nei prossimi anni. Quest’anno la competizione ha visto atleti provenienti da ventisette  Paesi. Una gara che promuove un territorio già affascinante di per sè e permette anche di ammirare le nostre bellezze a persone di svariate nazionalità. Le competizioni sono due: oltre a quella di 140 km, ha avuto luogo anche il Gran Trail Orobie, di “soli” 70. La gara lunga durerà fino alle 12 di domenica e alle 13 ci saranno le premiazioni.

I vincitori dell’Ultra Trail

Nel primo pomeriggio di sabato in Piazza Vecchia abbiamo raccolto qualche dichiarazione dei primi classificati di questa mastodontica impresa. Ecco i vincitori.

1° Marco Zanchi (Cene): è il leone delle Orobie, ha vinto la sua gara, in tutti i sensi. Tante volte sul podio, ma questa è una vittoria speciale. Come ha dichiarato in seguito un altro atleta, Criado, ci vuole davvero una gran testa (e grandi gambe) per correre in casa propria e riuscire a vincere, con un tempo strepitoso al di sotto delle 24 ore. All’arrivo in piazza Vecchia, commosso, ha voluto ringraziare «Tutti quelli che sono stati sul percorso durante queste 24 ore: hanno dato un supporto incredibile a noi atleti. Adesso anche Bergamo ha la sua Orobie Ultra Trail».

Zanchi è partito venerdì 31 luglio alle 14,01 da Clusone ed è arrivato in Città Alta sabato 1° agosto alle 13,39. È stato lui il più forte nell’affrontare un dislivello positivo complessivo di 9.500 metri, anche in condizioni climatiche difficili.

2° Oliviero Bosatelli (Gruppo sportivo Orezzo): per lui la corsa è partita come incognita, era la prima volta che ne faceva una così lunga. Certo, si tiene allenato, ma su percorsi di sei/sette ore. Temeva quindi di andare in crisi, ma ha tenuto una buona alimentazione di solidi per avere carboidrati e non ha riscontrato crisi tecniche. Ha perciò potuto mantenere un’andatura costante, accelerando verso la fine per tenersi sotto il tempo delle 24 ore. Ce l’ha fatta, impiegando 23 ore e 55 minuti circa, 18 in più di Zanchi. Questo ha coinciso col traguardo del secondo posto. Per lui è una gratificazione immensa, dato che non fa agonismo.

Al 3° posto Gianluca Galeati, al 4° Christian Insam.

5° Alessandro Colombi: è il terzo atleta bergamasco. «Bellissima gara, organizzata perfettamente in quanto a ristori e tracciature; era un appuntamento immancabile, un percoso tecnico e duro».

Dei primi cinque classificati ben tre sono bergamaschi. Colombi è della Val Seriana come i primi due: sarebbe un 3 a 0, ma egli afferma che in queste situazioni non bisogna guardare queste cose, Bergamo è Bergamo!. Si è fermato alla Capanna 2000 per una mezz’ora per motivi di sicurezza. Lo speaker afferma che potrebbe fare un salto in avanti in classifica perché c’è un cronometro e quindi bisogna fare i calcoli. Togliendo i 30 minuti di pausa potrebbe andare a formare un podio tutto bergamasco. Colombi ringrazia il suo gruppo che l’ha sostenuto sul Brunone, passaggio molto duro, tecnico e impegnativo. Ha avuto problemi di stomaco dalle 16 di ieri a mezzanotte, ma poi si è ripreso.

6° Pablo Criado Toca: ragazzo spagnolo classe ’86. Arriva alle 16.26. (per un tempo di 26 ore e 25 minuti circa). Non ha parole all’inizio: «Grazie e grazie». Poi le trova e sono subito per i suoi sostenitori: «Era veramente favoloso vedere la gente sul percorso che faceva il tifo». L’organizzatore lo ha voluto perché è un po’ figlio adottivo di questa vallata. Conferma: «L’Italia è la mia seconda casa, questo sport ha un valore in più, l’amicizia tra la gente, la birretta dopo la corsa». Tra una settimana farà 330 km sul Cervino e poi proseguirà con 9 giorni di viaggio. È felice che abbia vinto Zanchi, lui organizza e poi corre anche: ha un gran carattere perché correre in casa è dura. È una gara «cabronasa».

7° Alberto Bolcato

8° Luca Guerini, che propone subito a Suquet di allenarsi insieme.

9° Francesco Suquet, «valdostano tosto come un bergamasco». Afferma che questa è una gara di quelle che piacciono a lui, molto tecnica, in alcuni tratti si fa addirittura alpinismo.

10° posto Mauro Manenti con 27 ore e 3 minuti; dice di aver fatto il passo più lungo della gamba. Si rammarica del fatto che si sia passati nei posti più belli quando era buio. Anche per lui la gara è stata dura e ben organizzata per essere la prima volta.

La prima donna.  Verso le 18 arriva Lisa Borzani, di Padova. È la prima classificata tra le donne e infatti in Piazza Vecchia, nonostante la piogga e la temperatura, si è formato un capannello di persone che la acclama e la applaude. Nel mondo del trail a differenza di tanti altri sport non c’è un divario troppo ampio tra uomini e donne. Questo fatto va rimarcato come uno dei grandi pregi di questo sport. La Borzani ha vinto tanto quest’anno, già seconda al Tor des Geants e 11^ al Mondiale. È la regina delle Orobie, piccola ma tenace, grandiosa atleta. Ci dice che puntava al podio, ma è andata oltre le aspettative, battendo le concorrenti come la Martinez e Cinzia Bertasa. «È  la corsa più dura che abbia mai fatto. All’inizio faticavo sui sentieri tecnici, poi ho trovato il passo». È piccola di statura, ma grande di cuore. È una delle vittorie che ricorderà con più piacere, dice; pensate che questa campionessa partecipa a ben 50 trail all’anno. Un’energia inesauribile.

 

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[Il vincitore  della 70 km, Jordi Bes]

 

Gran Trail Orobie. Nel frattempo arrivavano gli atleti dell’altra gara, iniziata a Carona stamane. Certo, di fronte ai 140 km forse i 70 escono sminuiti, ma restano un’impresa straordinaria, difficile immaginare la fatica.

1° Jordi Bes (Spagna): «Gara difficile, molte rocce, molto dura fino alla fine, ma anche molto bella». Dedica questa vittoria alla famiglia. È della Costa Brava e ha imparato bene l’italiano grazie al turismo.

2° Jan Zemanik (Rep Ceca): è molto felice perché è un grande successo per lui in una gara molto difficile.

3° Michael Dola: ha battuto Ruzza dopo l’ultimo ristoro, ha forzato perché stava bene. È partito regolare sapendo che la gara veniva fuori dal km 50, «anche perché Stefano (il quarto classificato) è un atleta di livello e non si sa mai». Dedica il piazzamento al team Rewoolution e alla morosa: «Ti amo!».

4° Stefano Ruzza: ha lottato fino alla fine con Dola. Verso il km 50 ha attaccato, ma Dola è andato via e quindi ha puntato a finire senza intoppi. Gli ultimi 30 km sembrano facili ma dopo i primi 40 tutto è difficile, anche perché c’è molto asfalto.

5° Carlo Salvetti. «Gara bella, paesaggi fantastici e da valorizzare perché molto vicini alla città. Partire dalle Alpi e arrivare in questa magnifica piazza è un’emozione unica. È uno sport a portata di tutti, può essere affrontato in modo agonistico come faccio io, ma anche in modo solidale, in gruppo: aiuta a sfogarsi».

6° Michael Arendt (Ger): «Una gara molto tecnica, una delle più dure in assoluto, con molti ostacoli. Bisognava prestare molta attenzione perché c’era molta discesa e si scivolava per la pioggia».

7° Pablo Barnes (Arg). Ha sentito un tifo da stadio allucinante. Anche per lui è stata dura per la discesa tecnica e scivolosa. Ha tenuto il suo passo e ha deciso di prenderla con calma.

8° David Giannelli

9° Luca Cornago: un gigante dell’atletismo.

10° Filippo Canetta: «Percorso bellissimo e segnato bene, ristori ben forniti. Complimenti a tutti».

11° Matteo Colombo: «Trentun anni fa nel grembo di mia madre ero su ai Laghi Gemelli. Correre in montagna è il mio pane quotidiano».

 

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