Leonardo da Vinci adorava il vino
(Visitate la sua vigna a Milano)

Amava il vino Leonardo, eccome se lo amava. Il padre Piero, celebre notaio fiorentino, aveva vigne in quel di Vinci. Il nonno e lo zio avevano possedimenti che producevano ogni anno barili di vino. E lui nei sui codici annotava: «Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni». Oltre a disegnare, su quei codici, il modo con cui si doveva appendere l’uva per conservarla in inverno o il “broncone”, cioè quel palo traverso che serviva per sostenere le vigne.

Arrivato a Milano, terra assai meno propizia per le vigne, Leonardo non tralasciò il suo sogno di averne, comunque, una. Fu un sogno cullato a lungo, a partire da quel 1482 quando arrivò alla corte di Ludovico il Moro per restarci ben 18 anni. Un sogno che si realizzò in extremis, mentre il genio fiorentino stava lavorando sui ponteggi dell’Ultima Cena. Eravamo ormai nel secondo scorcio degli anni Novanta del Quattrocento e Ludovico l’aveva chiamato ad affrescare il refettorio del convento dei domenicani che reggevano la chiesa delle Grazie. Era la chiesa che lui aveva scelto come mausoleo della propria famiglia, per staccarsi da quello che i suoi predecessori Visconti avevano voluto alla Certosa di Pavia. Lì desiderava essere sepolto lui con la moglie Beatrice, sotto il tiburio meraviglioso progettato da Bramante.

Le Grazie eran allora ai margini della città, fuori da porta Vercellina e quindi sostanzialmente in campagna. Sulla destra della chiesa c’era un terreno chiamato la vigna grande di San Vittore. Era quella su cui Leonardo aveva puntato gli occhi e per la quale aveva probabilmente fatto la corte a Ludovico. Il quale alla fine cedette, e con atto notarile del 1498 fissò la donazione a Leonardo di un terreno che misurava 15 pertiche, cioè era largo 52 metri e lungo 160. La conferma ufficiale della donazione arrivò con atto del 26 aprile 1499. Peccato che, a settembre di quello stesso anno, le truppe francesi entrassero a Milano per rivendicare il potere sul ducato, e Ludovico fu costretto alla fuga. Quanto a Leonardo rientrò a Firenze, senza presumibilmente poter realizzare il sogno di una vendemmia.

Ma Leonardo a quel podere davvero ci teneva. Così quando Carlo d’Amboise, luogotenente di Luigi XII, che reggeva Milano, gli chiese di tornare in città per completare dei lavori, lui come condizione pose la restituzione di quel terreno. Leonardo restò a Milano altri sei anni, sino al 1513. E certamente si poté godere i frutti di quella amata vigna. Poi, una volta in Francia, dove certo il vino non gli era fatto mancare, si preoccupò di scrivere con chiarezza nel testamento la destinazione della vigna: metà al Salaì, suo aiutante ma soprattutto suo amante, che su quel terreno aveva costruito la propria casa, e l’altra metà a Giovanbattista Villani, il servitore che l’aveva seguito in Francia. Così la parola «vigna» compare nell’ultimo atto che si conosca di Leonardo, datato 23 aprile 1519. Il 2 maggio il genio sarebbe morto.

 

Vigna di Leonardo e Casa Atellani

 

Ora la Vigna di Leonardo riapre, nel cuore di Milano, all’interno di una meravigliosa casa che racconta la storia della città: la casa degli Atellani, di origine 400esca ma risistemata da quel grande maestro dell’architettura milanese che fu Piero Portaluppi. La vigna era resistita sino al 1920. Poi le bombe del 1943 avevano distrutto il poco che restava. Oggi, grazie alla pervicacia di un appassionato, Luca Moroni, è stato recuperato il vitigno originario di Leonardo e la vigna quindi è tornata a produrre. Piccolo miracolo a Milano.

[Per info, orari e biglietti: qui]

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