I suggestivi reperti romani
scoperti nell’ex convento di Bariano

All’estrema periferia di Bariano, sulla curva della provinciale che conduce a Romano di Lombardia, sorge l’ex Convento dei Neveri, risalente al 1480. Il restauro del complesso, iniziato 12 anni fa e tuttora in corso, ha permesso la scoperta di un insediamento romano del I° secolo e di importanti reperti medievali.

La storia del sito è complessa, strutturata su quattro livelli corrispondenti a quattro differenti epoche storiche. Lo strato superficiale: convento dei Frati Carmelitani eretto nel 1480 e dismesso nel 1770. Messo all’asta, il bene fu acquisito da una dozzina di famiglie contadine che lo trasformarono in cascinale rurale per andarvi ad abitare. Circa un secolo dopo (nel 1860), per ampliare lo spazio produttivo, le stesse demolirono la chiesa principale del convento, denominata S. Maria de’ Neveri. Dodici anni fa gli ultimi proprietari, pensando di andarci a vivere, ne iniziarono il restauro. Con generale sorpresa, nel corso dei lavori cominciarono a riemergere resti di un complesso di notevoli proporzioni e di origini molto più antiche. Lo strato immediatamente sotto la superficie. Il primo ambito di ritrovamenti riguarda l’area della chiesa demolita. Gli scavi hanno permesso di accertare che fu edificata sull’impianto di una villa romana risalente al I° secolo, di cui sono chiaramente riconoscibili le fondamenta e le mura perimetrali in buono stato di conservazione. La scoperta è di notevole interesse perché con i loro 13 metri di altezza e i 28 di sviluppo complessivo le mura sono le più alte del nord Italia riferibili a un edificio privato. Solitamente le strutture murarie originali di edifici di questo tipo non superano (o superano di poco) il metro di altezza.

 

Contestualmente si è potuto appurare che l’edificio religioso soprastante era di notevoli dimensioni. Dunque, non una semplice chiesa di campagna, ma un riferimento territoriale importante, come lascia intendere anche la sua dedica a San Giovanni Battista, che tradizionalmente segna gli avamposti della fede. Accanto alla villa sorgeva, in origine, un piccolo mausoleo,  presumibile luogo di sepoltura dei ricchi proprietari. I frati sopravvenuti lo trasformarono dapprima in battistero –  secondo l’uso antico, che prevedeva il battesimo impartito in luogo separato – e, successivamente, in chiesa intitolata a S. Maria del Carmine, protettrice dell’ordine. Una scelta obbligata dal fatto che, attorno al 1660, un sisma fece crollare una parete della chiesa grande. Sul mausoleo si concentra attualmente il lavoro di restauro. Studi di carattere storico consentono di ritenere che il complesso appartenesse a un insediamento militare romano chiamato Averga, sorto probabilmente a guardia del ponte sul Serio. La villa potrebbe essere stata di proprietà di un senatore locale o la sede del sovrintendente dell’insediamento. I tracciati stradali che irraggiano dal complesso consentono di supporre la presenza di un villaggio sotto l’attuale rivestimento.A tutt’oggi sono state rinvenute, nell’area interessata dagli scavi, 136 tombe, di cui 36 romane, circa 80 di origine longobarda (VII–IX sec. d.C.) e una ventina risalenti al XIII secolo. Si colma così lo spazio temporale tra il primitivo insediamento e l’arrivo dei Carmelitani.

Il resto è noto. L’ultima fase dei lavori, iniziata circa 2 anni fa, si concentra –  come detto – sull’ex mausoleo. Un ritrovamento molto importante perché la struttura –  a pianta circolare intatta –  ha conservato, sotto quelli cristiani, gli originali affreschi pagani: una stratificazione orizzontale che si aggiunge a quella verticale. Gli attuali proprietari si sono fatti carico interamente dei lavori e già pensano di rendere il luogo fruibile al pubblico, magari nella forma di un ristorante museale che comprenda due sale dedicate alle tombe medievali e la piccola chiesa. Già da ora si possono visitare le due sale il cui pavimento, in lastre di vetro, consentì di osservare sia le fondamenta che i resti tombali, mentre la Sovrintendenza sta catalogando i reperti funerari: anfore, crocefissi, vasellame, oltre a due vesti di frati. A studio ultimato, i reperti saranno riposizionati proprio nelle sale aperte al pubblico. Per accedere alla chiesa, invece, occorrerà attendere la fine dei lavori, sperabilmente in tempo per l’Expo 2015. Al ristorante rimangono legati, invece, i fabbricati dell’ex convento: foresteria, corte rustica con annesse stalle e un grande chiostro da cui si accedeva –  secondo lo schema classico – alla cucina, al refettorio (con temporanee funzioni di sala capitolare) e –  mediante una scala –  alle celle dei frati, site al piano superiore. L’ex convento presenta motivi decorativi diversi: ornamentazioni geometriche o scene religiose, come l’affresco cinquecentesco della Madonna con Bambino tra Santi Carmelitani e rilievi architettonici.