Arrigo Sacchi, il profeta del calcio

Era solo questione di tempo, prima o poi l’avrebbero reso un grande romanzo. Faccia rotonda, sguardo nervoso, occhiali scuri, Arrigo buca la pagina ed entra prepotente tra i grandi della letteratura contemporanea. Oblomov aveva l’attitudine all’indolenza. Il Signor José di Saramago alla curiosità interiore. L’Arrigo di Jvan Sica è invece l’uomo che non è mai stato bambino, che persino quando era alto così andava ai ritiri delle squadre, a vedere gli allenamenti, a studiare i movimenti. Arrigo è l’uomo che non voleva giocare a pallone: lui voleva soltanto allenare. “Arrigo” è prima di tutto un romanzo (Edizioni inContropiede, 187 pagine, 14,50 euro). Ma è anche la storia – o un pezzo di storia recente – del nostro calcio, quello che riconoscevano in tutto il mondo perché era quello da imitare.

Di Arrigo Sacchi abbiamo sdoganato quasi tutto, persino la vita segreta di depresso, di uomo corroso dallo stress, che aveva portato l’ex ct della nazionale a smetterla con quel vizio del controllo forsennato su ogni aspetto della vita. Raccontano che ai mondiali americani, nel ’94, Sacchi non aveva mai lasciato nulla al caso. La notte andava a bussare nelle camere dei giocatori, li svegliava per fargli vedere una cassetta, un movimento sbagliato, un errore di posizione. L’unico pensiero nella testa di Sacchi era la diagonale, qualche volta il fuorigioco, altre ancora il passaggio per la mezzala o l’inserimento del centrocampista. Passava ore davanti alla televisione, gli occhi stanchi, i tic. Trovava pace soltanto davanti a un telefilm (nessuno ricorda quale), una mezzoretta senza pensieri. In un allenamento alla Pinrgy School, New Jersey, qualche giorno prima di una partita, uno degli azzurri si fece male. Un risentimento muscolare, niente di che, ma stavano undici contro dieci. A bordocampo c’era un ragazzo, Frank, uno dei custodi dell’impianto, che stava assistendo agli allenamenti. Sacchi aveva bisogno di uno per completare la squadra. «Ehi, tu. Vieni», gli fece segno Sacchi. Ma Frank era zoppo.

L’Arrigo di Sica è anche questo, ossessione, affabulazione tattica, innovazione perturbante. Del resto lo hanno sempre chiamato il Profeta, e un motivo ci sarà. Nel libro è lo stesso Arrigo a raccontare le esperienze di una vita, gli incontri con Berlusconi al ristorante con un piatto di tortelli, le telefonate mattutine dell’Avvocato Agnelli, le strigliate ai giocatori. Coverciano. E naturalmente il periodo al Milan quando vinceva tutto, e quello in Nazionale quando gli era mancato tanto così da diventare campione del mondo. Stile asciutto, dialoghi serrati, Sica ci porta nel labirinto di una delle menti più contorte che il calcio abbia mai partorito. Così complesse e coraggiose al punto da averne fatto un rivoluzionario. Ma se spesso esiste una distanza tra noi e questi semidei, nell’Arrigo di Sica ogni spazio viene colmato. Siamo lì, parte integrante di una storia che è stata anche la nostra. Quella degli ultimi vent’anni. «Prima che aprisse bocca, prima ancora che esponesse le sue idee, Sacchi era già un alieno in un calcio italiano sempre molto tradizionale e chiuso», ci racconta Sica. «Quello che di Sacchi mi ha spinto a scrivere di lui è sicuramente la forza mentale nel portare avanti una sua idea all’interno di un contesto socio-culturale che non lo accettava da una parte, ma dall’altra lo desiderava per scardinare uno dei settori dove il consenso popolare poteva prosperare di più, il calcio appunto».

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Jvan Sica è di Salerno e ha 34 anni. Ha scritto “L’Europa nel pallone. Stili, riti e tradizioni del calcio europeo”, “Una stella cometa. Biografia di Andrea Fortunato”, “Italia, 1982”. Fa parte del gruppo di scrittori “Sport in punta di penna” e da anni tiene il blog “Letteratura sportiva”. “Arrigo. La Storia, l’idea, il consenso, la fiamma” lo ha scritto per Edizioni inContropiede, la nuova casa editrice nata lungo la Riviera del Brenta nei primi giorni dell’anno. E’ frutto dalla passione per lo sport che si coniuga con la letteratura di tre amici: Alberto Facchinetti, Nicola Brillo e Federico Lovato. E’ una piccola realtà editoriale che si è posta l’obiettivo di pubblicare una decina di volumi all’anno dedicati al calcio e, più in generale, allo sport. La vendita dei libri avviene esclusivamente online (www.incontropiede.it e amazon.it).