Così in tutti i posti del mondo
si festeggia l’autunno

Si celebra oggi, 23 settembre, l’equinozio d’autunno. L’estate è in congedo e ha lasciato il posto a una nuova stagione, in cui la terra si prepara ad assopirsi, per recuperare le forze necessarie alla fioritura primaverile. Nell’antica mitologia classica, questo è il momento dell’anno in cui Persefone, la figlia di Demetra dea delle messi, si prepara per tornare gli Inferi, dove la attende Ade, il suo sposo. La madre entra perciò in lutto e in segno di dolore avvolge la terra in un freddo mantello. Anche se i germogli hanno abbandonato i rami degli alberi, tuttavia, l’autunno non è senza frutti. Al contrario, è la stagione della vendemmia e del raccolto e del ritorno delle mandrie nelle stalle, secondo gli antichissimi ritmi della transumanza. In Val d’Aosta, ad esempio, dove si chiama desarpa, il ritorno a valle del bestiame si festeggia nell’ultima domenica di settembre. Il cambio di stagione è occasione di celebrazioni per tutto i popoli della terra, nessuno escluso: è uno di quegli archetipi (direbbe qualche antropologo), che ci caratterizzano in quanto esseri umani. Al centro dei festeggiamenti c’è sempre il cibo, quello che si è ottenuto dai lavori estivi e quello che invece costituisce il dono di questi mesi più freddi. Ma non bisogna nemmeno dimenticare gli strumenti, che rendono possibile il lavoro della terra. Ancora oggi, in alcuni paesi italiani (e non solo), gli attrezzi agricoli vengono messi in mostra, per esibirne le forme schiette e aguzze, sagomate dal lavoro delle mani e da quello del tempo.

In Italia non si contano le sagre, organizzate su tutto il territorio. Sono le eredità di antiche feste contadine, trasformatesi in appuntamenti enogastronomici, tripudi pantagruelici delle dolcezze della terra. Essendo il nostro un paese bizzarro, come sappiamo, in cui ogni regione offre delle specialità tutte sue, le sagre sono eventi unici. In questa gigantesca cornucopia si può pescare ogni prelibatezza, dalle mele piccole e croccanti della Val d’Aosta, al miele, valdostano, ma anche piemontese – la Fiera del Miele si festeggia a Marentino, dal 25 al 27 settembre. Ovviamente, non può non essere festeggiato il vino, prodotto di una trasformazione che culture e religioni hanno sempre messo al centro dei propri riti collettivi. Ad Alba, sempre in Piemonte, si festeggia il 27 settembre, mentre in Trentino Alto Adige, il Torggelen festeggia il primo vino, quello che si è ottenuto dalla prima spremitura. La Lombardia apre le danze con feste del formaggio, della patata, del vino, della bresaola, della zucca e dei funghi, a cui si aggiungo anche sagre dedicate (purtroppo per lui) al cinghiale. Tra le altre specialità regionali, si ricordano gli sgambei della Val di Vara ligure e della Lunigiana toscana, una pasta lievitata, tagliata a strisce e poi fritta, tradizionalmente accompagnata da formaggi e affettati. In Veneto c’è poi il pan zan, una focaccia dolce a base di zucca. Spingendoci più a sud, troviamo sagre dedicate alla degustazione di carni, suine ma non solo. Vicino a Salerno, a Giffone Sei Casali c’è la sagra della nocciola, mentre in Puglia, a Sannicandro c’è, immancabile, quella delle olive. In Sicilia, tra il 22-27 settembre, si celebra la Festa internazionale dell’integrazione, dove a farla da padrone è il cous-cous, di origine araba, ma proposto con gustose rivisitazioni siciliane. In Sardegna, a Sorgono, le cortes (corti) mettono il vestito della domenica, e in ottobre si riempiono di mercati di funghi, vini e tessuti ricamati a Austis. Ovviamente, la carrellata non finisce qui e chiediamo scusa, se non siamo stati esaustivi. Quello che è rimasto nella penna, ci auguriamo possa essere gustato con occhi e papille.

Nei paesi di cultura celta, l’inizio dell’autunno veniva celebrato con il sacrificio simbolico del dio del raccolto, di solito un uomo di paglia a cui veniva dato fuoco. Nel Galles il dio si chiamava Mobon ed era la controparte maschile della mediterranea Persefone. Ogni autunno tornava nel grembo materno, dove recuperava le forze per riportare la vita, in primavera. Oggi, la celebrazione del raccolto pagana è stata sostituita dal Giorno del Ringraziamento, di origine cristiana. Osservata nei paesi di lingua anglosassone, cade il quarto giovedì di novembre, negli Stati Uniti, e il secondo lunedì di ottobre, in Canada. E fuori d’Europa, nella lontana-vicina Asia? In Corea si celebra la “festa di mezzo autunno”, Chuseok, che quest’anno è stata festeggiata l’8 settembre. Durante le prime ore della mattina, le famiglie fanno offerte agli spiriti dei loro antenati, ne visitano e puliscono le tombe. Festeggiano poi nelle loro case con cibi tradizionali, come il songpyeon (una torta di riso), vino e liquori estratti dal riso (sindoju e dongdongju). In Cina, invece, il 5 ottobre si celebrerà la Festa della Luna, fondata dall’imperatore Wu Di della dinastia Han, nel II secolo a.C. I festeggiamenti inneggiano all’astro più vicino alla Terra, che negli anni precedenti alla Rivoluzione di Mao veniva contemplato e venerato con offerte. Deposte in cinque piatti, esse consistevano di numerosi tipi di frutta: mele, melagrane, pesche, uva e meloni. Poi c’erano i dolci della luna, tredici in tutto, per simboleggiare il numero di mesi di un anno lunare pieno. Si beveva vino, si accendeva l’incenso si bruciavano i soldi degli spiriti e dipinti dedicati alla luna. Le donne si prostravano, per rendere omaggio al simbolo dell’essenza femminile.

Antichissima è poi la festa del raccolto della Malaysia, Onam. Dura dieci giorni e comprende rituali, banchetti, danze e musica, oltre a una parata a Thripunithara, in cui sono rappresentanti i simboli della cultura malese, trasportati da più di 50 barche. Il popolo venera il Re Mahabali, così affezionato alla sua gente, da tornare dal regno degli inferi per vederla vivere felice. Viene anche adorata la divinità Vamana, in onore della quale si creano splendidi tappeti floreali, chiamati pookalam.