Siamo in ballo? Allora balliamo

È iniziata con la piccionaia del terzo anello blu zeppa di tifosi atalantini pronti a battagliare dal punto di vista sonoro con i circa 58 mila di San Siro, è finita con un punto di importanza capitale conquistato senza Zapata ma con un super Gollini. Il tardo pomeriggio meneghino dei tifosi atalantini si chiude con un pareggio molto prezioso sul campo dell’Inter, il rientro verso Bergamo è dolcissimo nonostante code chilometriche sulla stramaledetta A4 e c’è pure un sogno grande come il cuore dei sostenitori orobici che si fa quasi fatica a pronunciare.

 

 

Il pre-partita: tifosi in coda, squadra in ritardo. Che il trasferimento a Milano sia tanto corto quanto problematico all’ora della merenda di una tranquilla domenica primaverile era chiaro a tutti, ma trovarsi imbottigliati nel traffico fin dalla barriera di Milano Est è fastidioso come il formaggio sul pesce. Curva a parte (gli ultras sono arrivati in largo anticipo e hanno fatto un corteo a piedi dal parcheggio di Lampugnano), gran parte dei circa tremila tifosi al seguito della Dea si sono mossi dopo pranzo e quasi tutti sono arrivati a destinazione proprio a ridosso della partita. La squadra di Gasperini ha raggiunto San Siro poco prima delle 17, nessun giocatore è sceso sul campo per la ricognizione e il primo assaggio del Meazza è arrivato al momento del riscaldamento. Lo stesso tecnico degli orobici ha scelto la formazione soltanto nello spogliatoio di San Siro: Pasalic e non Gosens (con conseguente leggera modifica dello schieramento) è una novità dell’ultima ora, anche se un po’ tutti, sui giornali, avevano identificato questa opzione come quella più probabile.

Primo tempo: il geniaccio e una bella Inter. Prima di parlare di campo, una segnalazione doverosa. A San Siro si celebrano i dieci anni dalla tragedia del terremoto de L’Aquila e prima del fischio d’inizio ecco il minuto di raccoglimento. La Curva di casa aveva insultato Icardi durante il riscaldamento ma nel silenzio rispettoso per le vittime abruzzesi c’è un geniaccio (poi seguito da un altro paio di soggetti) che ha pensato bene di urlare un «vai Mauro!» di cui nessuno sentiva il bisogno. Il rispetto te lo insegnano da piccoli, certi gesti meriterebbero davvero un Daspo, altro che le “bestie ultras”. L’Atalanta, invece, sul campo soffre l’avvio dell’Inter, ma la partita delle Curva è vinta da quella atalantina (cori compatti e prolungati) mentre quelli di casa si distinguono per gli insulti a Balotelli e Icardi con il resto dello stadio che si scalda per un paio di calci d’angolo e sostiene il numero 9 argentino. Lo spettacolo, fino al riposo, è meno esaltante di altre volte, ma senza Zapata è importante tenere bene in difesa e cercare di far male quando si riesce a ripartire.

Ripresa: i centimetri del Papu. In avvio di secondo tempo, con l’Inter che sembra in leggero calo, arriva l’occasione più clamorosa di tutto il match a favore della Dea e questa volta il gol è mancato solo per colpa di madre Natura. Il numero 10 atalantino Gomez arriva sul secondo palo all’appuntamento con il bel cross di Ilicic, ci mette il piede e tocca il pallone ma non riesce nella deviazione decisiva. Avesse avuto qualche centimetro in più in altezza oppure le scarpe di un paio di numeri in più, l’Atalanta sarebbe passata in vantaggio. Ma così non è andata e il risultato non si sblocca. Nel finale, dopo un bel temporale, la Dea tiene botta grazie a Gollini e Castagne, ma di grandi pericoli non se ne vedono e il fischio finale di Irrati mette il sigillo sull’aggancio al Milan a quota 52. Certo, la sconfitta interna di qualche settimana fa a Bergamo costringe la Dea a guardare ancora i rossoneri dalla targa, ma il quinto posto con la Roma appena dietro e le due inseguitrici Lazio e Torino a distanza di tre punti rappresentano un successo pieno che giustifica i grandi applausi del settore ospiti dopo il fischio finale.

 

 

Il dopo partita: un grande sogno. Nelle interviste di fine gara, Gasperini regala un paio di perle mica male. Una, in particolare, infiamma i tifosi: «Non so quanta considerazione avesse l’Atalanta in passato, ma negli ultimi tre campionati abbiamo fatto grandi cose. Siamo una piccola città con una grande provincia e penso che tutto questo per loro valga molto». A Bergamo i tifosi sognano in grande e adesso che il Milan è agguantato non è difficile intuire che all’Europa adesso ci crediamo, qualsiasi sia la sua “grandezza”. Ci sono sette partite da giocare in campionato e almeno una (ma speriamo due) in Coppa Italia. I giochi sono aperti, si può fare qualcosa di straordinario ma anche chiudere con un pugno di mosche in mano. Adesso l’imperativo è andare avanti una gara alla volta senza farsi prendere dall’ansia. Stiamo vivendo qualcosa di meraviglioso e nessuno potrà smorzare l’entusiasmo di una piazza che vede la squadra dipingere calcio e alimentare in continuazione la voglia di sognare. Siamo in ballo? Balliamo, fino alla fine e senza paura.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.