Bambino nasce in ambulanza
Intervista al personale sanitario

Il 3 ottobre, nel primo pomeriggio, un tradizionale turno si è trasformata in un’esperienza unica per i sanitari in servizio su un mezzo di soccorso dell’Asst Spedali Civili di Brescia: il piccolo Miran è nato in ambulanza. Era quasi l’una quando Marta Putzu, medico anestesista rianimatore, e Simone Celi, infermiere, sono stati chiamati in emergenza per soccorrere una donna in procinto di parto. La 37enne di origine pakistana ma residente in città col marito e tre figli era al termine della sua quarta gravidanza.

 

 

Il mezzo di soccorso avanzato di rientro da altra missione alle 12.50 è stato mandato nell’immediato sul posto. Giunti all’indirizzo dell’abitazione da cui è partita la richiesta d’aiuto, hanno trovato la donna già per strada. L’hanno adagiata a terra e hanno iniziato le procedure necessarie per metterla in sicurezza in attesa dell’ambulanza della Croce Rossa Italia sede di Brescia, giunta sul posto poco dopo.

La nascita. Una volta stabilizzata per il trasporto, mentre l’ambulanza era in direzione dell’ospedale cittadino Poliambulanza, si è iniziata ad intravedere la testa del bambino. In quell’istante dato il posizionamento naturale del piccolo, i sanitari Putzu e Celi, hanno aiutato la donna a partorire. Grande l’emozione alla vista del piccolo Miran, di circa 3 chili e ottocento grammi, è stato adagiato tra le braccia della mamma. Giunti nel nosocomio, mamma e piccolo sono stati affidati alle cure dei colleghi. Tuttora si trovano ancora ricoverati in ospedale ma entrambi in ottime condizioni.

Le testimonianze. «È stata un’emozione fortissima, indescrivibile – ha commentato la dottoressa Marta Putzu – Al termine del servizio abbiamo potuto anche noi poter tenere tra le braccia il piccolo Miran, grazie alla volontà del padre, e la commozione è stata inevitabile. Appena usciti dall’ospedale ho chiamato mia figlia di 12 anni dicendole: ho fatto nascere un bambino! Essere madre mi ha fatto vivere tutto questo un modo molto empatico, e capire l’essere dall’altra parte».

 

 

Non da meno l’emozione dell’infermiere Simone Celi: «Questo è il mio secondo caso, qualche anno fa mi è capitato con una donna di origini cinesi, un parto in casa abbastanza precipitoso – ha raccontato il sanitario – È sempre emozionante ma nel contempo anche con la preoccupazione. Non potevamo non poterlo far nascere in ambulanza, poter poi prender in braccio il bambino è stato meraviglioso».

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