Il cielo sopra Città Alta in un video
Uno splendore nato da 2.150 foto

C’è un’inquadratura della statua di Sant’Alessandro, a controllare che tutto vada per il verso giusto, che ricorda quelle riprese suggestive di Wim Wenders dell’Angelo della Vittoria nel capolavoro Il cielo sopra Berlino. Ma nel video realizzato in timelapse (dura un minuto e mezzo, ma il tempo effettivo di ripresa è di 7 ore) dal fotografo Gianandrea Gambarini, utilizzando 2.150 immagini, non c’è solo il cielo: si passeggia anche tra le vie di Città Alta. Che, nella prima parte del filmati, emerge dalle nuvole in tutta la sua bellezza. Nuvole che corrono, che vanno a disegnare uno scenario incredibile. Poi si vedono piazza Duomo con la basilica di Santa Maria Maggiore, la cappella Colleoni, piazza Vecchia, la Rocca. Uno spettacolo ben noto ai bergamaschi, ma rivederlo fa sempre piacere. Anche perché grazie a filmati come questi la fama della nostra città, già ben al centro delle rotte internazionali grazie ai viaggiatori Ryanair, si sta accrescendo di giorno in giorno.

Quelle riprese magiche di Wenders. È Wenders stesso che ricorda come nacquero quelle riprese: «Nell’estate del 1986 decisi di girare un film a Berlino. E iniziai a pensare a quale personaggio avrebbe potuto guidarmi attraverso la mia città, la vera protagonista della storia. Mi serviva qualcuno che potesse portarmi ovunque, in ogni angolo, per mostrarmi tutte le sue facce. Ricordo che vagando per le strade, in quei giorni, mi imbattei in una miriade di figure angeliche. A cominciare dalla grandiosa statua dell’Angelo della Vittoria che svetta sulla colonna in mezzo al giardino zoologico, per finire agli angeli raffigurati sulle facciate di alcune case. Ne trovai tantissimi».

 

 

«Erano una forte presenza. Così mi resi conto che forse era proprio quello il personaggio che cercavo. Un mondo che però non mi apparteneva. Non era da me pensare a cose del genere. Solo quando scrissi la storia e la feci leggere a Peter Handke (il grande scrittore che ha sceneggiato Il Cielo sopra Berlino) mi accorsi che non si stupì affatto. Quasi che se lo aspettasse. L’angelo per me era soprattutto una metafora, cioè il meglio di noi stessi. Quella parte con la quale a volte riusciamo ad avere un contatto, ma che più spesso ci sfugge. Mi convinsi che ognuno ha un angelo dentro di sé e lo illustrai in una storia poetica. Dopo essermene occupato per anni, mi sono sentito sempre più vicino a questi esseri. Ora li prendo sul serio. Ho imparato a guardarli in senso più religioso, ci credo e li intendo realmente come intermediari tra Dio e gli uomini. Inoltre l’argomento stava altrettanto a cuore al pittore che ha influenzato i miei primi studi d’arte, Paul Klee. Valeva la pena di approfondirlo… I miei film sono soprattutto basati sul modo in cui gli angeli guardano il mondo. Volevo tradurre il loro sguardo, la loro visione delle cose, in termini a noi comprensibili».

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