La collezione Molinari Pradelli
Un esempio di fine gusto per l’arte

Il palazzo storico del Credito Bergamasco in Largo Porta Nuova ospiterà, fino al 24 ottobre, un’esposizione di rara bellezza. Si tratta di diciassette opere provenienti dalla superba collezione del direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli (che ne raccoglie duecento, in tutto). Una selezione che, dal Cinquecento all’Ottocento, svela i grandi capolavori posseduti dal maestro, alla cui collezione è stata dedicata recentemente una ben più nutrita esposizione degli Uffizi di Firenze. L’inaugurazione è prevista per stasera, 2 ottobre, ore 18.

Francesco Molinari Pradelli e Bergamo. Il debutto del grande maestro fu bolognese, con L’elisir d’amoredi Donizetti, grazie al quale riscosse un successo che lo condusse nei grandi teatri italiani, compreso quello di Bergamo, dove si esibì per la prima, ancora giovane esordiente, nel 1939. Negli anni la sua fama crebbe e lo portò a lavorare con i più grandi artisti italiani e stranieri e nei più importanti teatri internazionali. Apparteneva ad una generazione di grandi della musica (Votto, Capuana, Santini), conosceva per pratica e per innato talento i segreti esecutivi del melodramma italiano tradizionale (Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini) e sapeva conferire all’esecuzione precisione ritmica ed efficacia, oltre a quella bellezza tecnica del gesto che più volte lo fece paragonare a Toscanini.

A Bergamo, dopo la prima esibizione, tornò per la stagione lirica del 1941, poi nel 1952 per dirigere Arlecchino Re e nel 1954 per Lucia di Lammermoor, interpretata dalla Callas, con le scenografie di Erminio Maffioletti e Trento Longaretti.

La stupenda collezione. Durante i suoi viaggi, il maestro si dedicava alla selezione e all’acquisto, guidato da fine senso estetico, di opere d’arte che oggi fanno, della sua collezione, una delle più interessanti del Novecento. Una raccolta che è rimasta intatta grazie alla lungimiranza degli eredi e che è stata presentata più volte al pubblico.

Nella mostra organizzata dalla Fondazione Creberg i bergamaschi potranno ammirare opere di Palma il Giovane, Sebastiano Ricci, Frà Galgario, Gandolfi, l’Orbetto e l’Empoli, oltre al celebre Ratto d’Europa di Guido Cagnacci. Quest’opera, come la tela con Socrate vessato da Santippe del giovane Luca Giordano furono acquistate nella Galerie Sanct Lucas di Vienna, mentre la Sacra Famiglia con sant’Anna di Sebastiano Ricci – che il maestro dichiarava di amare più di ogni altro dipinto della propria collezione – fu acquistata nel 1969 nella Galleria antiquaria di Frederick Mont a New York.

L’istinto per la bellezza. Oltre all’orecchio assoluto, a quanto pare il maestro bolognese era dotato anche di un raffinato gusto per le opere pittoriche, che lo rese un valido interlocutore degli storici dell’arte più importanti del Novecento. Scambiava lettere, tra gli altri, con Longhi, Zeri e Ferdinando Bologna, con i quali si confrontava circa i suoi acquisti e le sue passioni, lasciando trasparire una consapevolezza da vero intenditore e un gusto ricercato e finissimo. I suoi tour gli permettevano di raccogliere opere provenienti dal mercato austriaco, svizzero, francese, statunitense.

L’indiscussa generosità. La caratteristica che lo rese celebre più di tutti gli altri nel mondo dell’arte fu la grande generosità che caratterizzava la sua attività collezionistica. La casa di Francesco Molinari Pradelli era accessibile a tutti gli appassionati e la collezione intera. Tanto che, nell’estate del 1984, circa dieci anni prima della sua morte, fu organizzata una mostra nel palazzo del Podestà di Bologna con 136 dei suoi meravigliosi dipinti.

 

1) Palma_Sant'Apollonia pre restauro copia

 

Due opere restaurate di Palma il Vecchio. Accanto alla mostra sulla collezione del maestro bolognese saranno presentati al pubblico – presso la Sala Consiliare del Palazzo Storico – anche due capolavori di Palma il Vecchio in corso di restauro. Il Polittico della presentazione della Vergine della Parrocchia S. Maria Annunciata di Serina e l’Adorazione dei pastori della Parrocchia S. Lorenzo Martire di Zogno.

Il restauro, realizzato da Alberto Sangalli e Minerva Tramonti Maggi e sostenuto dalla Fondazione stessa, si inserisce nel più ampio progetto relativo alla prima mostra internazionale dedicata a Palma il Vecchio, promossa dalla Fondazione Creberg, insieme con l’Università degli Studi di Bergamo, in occasione di Expo 2015. Le opere saranno successivamente riposizionate nelle chiese di origine, offrendo la possibilità di percorsi territoriali paralleli alla grande mostra volti alla valorizzazione culturale, turistica ed economica delle località stesse.