Cosa c’è nella mostra su Raffaello
dal prossimo 27 gennaio alla Gamec

Due anni prima del 500esimo anniversario della morte, Bergamo celebra Raffaello in grande stile. È lui il protagonista della stagione espositiva 2018 della città, su di lui si scommette la Fondazione Carrara, in attesa del decollo definitivo dopo i buoni dati registrati dalla riapertura della pinacoteca storica. Con la grande mostra Raffaello e l’eco del mito, attraverso un inedito percorso di oltre 60 opere, provenienti da importanti musei nazionali e internazionali e da collezioni private, allestito presso gli spazi della Gamec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, si punta in alto. Il progetto scientifico della mostra ha preso avvio dal San Sebastiano, il capolavoro giovanile parte delle raccolte della Carrara, non solo protagonista di una sezione dedicata ma centro dell’indagine espositiva che si sviluppa attraverso vari capitoli: le opere dei «maestri» come Giovanni Santi, Perugino, Pintoricchio e Luca Signorelli, raccontano la formazione; un significativo corpus di opere di Raffaello ne celebra l’attività dal 1500 al 1505; infine, il racconto del mito raffaellesco si sviluppa in due sezioni, la prima ottocentesca e la seconda dedicata ad artisti contemporanei.

Raffaello, giovane magister. Gli anni giovanili sono caratterizzati da una continua capacità di innovare i canoni linguistici del suo tempo, come testimoniano i 13 capolavori presenti, dalla Madonna Diotiallevi di Berlino alla Croce astile dipinta del Museo Poldi Pezzoli, dal Ritratto di giovane di Lille al Ritratto di Elisabetta Gonzaga degli Uffizi. Per la prima volta, inoltre, vengono riunite in Europa tre componenti della Pala Colonna (dal Metropolitan Museum of Art di New York, dalla National Gallery di Londra e dall’Isabella Stewart Gardner di Boston) e tre componenti della Pala del beato Nicola da Tolentino (dal Detroit Institute of Arts e dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa), a testimonianza dell’eccezionale contributo critico che l’esposizione intende presentare.

Raffaello, la formazione. Anticipa la sezione delle opere autografe un capitolo dedicato all’ambiente culturale in cui Raffaello crebbe, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, soffermandosi sulla corte dei Montefeltro a Urbino, attraverso l’opera del padre Giovanni Santi, capo di una fiorente bottega, scrittore e attore di cerimoniali, di Perugino, di Signorelli e di Pintoricchio, artisti dei quali è in alcuni casi allievo, in altri semplicemente acuto osservatore, in altri ancora collaboratore.

Attorno al San Sebastiano. Genealogia di un’immagine. Proveniente dal lascito di Guglielmo Lochis, che dona dopo la metà dell’Ottocento la sua raccolta alla città di Bergamo, il San Sebastiano è, all’interno del percorso espositivo, posto in dialogo con opere di autori che hanno affrontato sia lo stesso tema iconografico sia il genere del ritratto sullo sfondo di paesaggio – invenzione per eccellenza della cultura fiamminga – di cui sono presenti alcune testimonianze, dal Ritratto d’uomo di Hans Memling al San Sebastiano di Pietro de Saliba fino alle due opere Ritratto di giovane come San Sebastiano di Giovanni Antonio Boltraffio e Marco d’Oggiono, allievi di Leonardo a Milano.

La fortuna nel primo Ottocento: un mito che rinasce. La fama di Raffaello, già mito in vita, è destinata a propagarsi come un’eco lungo i secoli, in particolare nell’Ottocento, dove il fascino esercitato dalla sua vicenda artistica, tanto breve quanto intensa, alimenta storie di fantasia di derivazione romantica, tra arte e umane passioni. Ne è l’emblema il dipinto La Fornarina in prestito dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini, inesauribile fonte di ispirazione di cui sono esempi in mostra le opere di Giuseppe Sogni, Francesco Gandolfi, Felice Schiavoni, Cesare Mussini.

L’eco nella contemporaneità. Il fascino dell’opera di Raffaello, che ha proseguito il suo sviluppo nel Novecento e fino ai giorni nostri, è alla base di un ulteriore capitolo d’indagine dell’esposizione, a cura di Giacinto Di Pietrantonio. Opere sotto forma di citazioni, tributi, ritratti «in veste di», rivisitazioni iconografiche di celebri artisti quali, tra gli altri, Giorgio de Chirico, Pablo Picasso – di cui la mostra ospita anche un dipinto in prestito dalla Pinacoteca di Brera -, Luigi Ontani, Salvo, Carlo Maria Mariani – con un lavoro proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – ma anche Christo, Francesco Vezzoli e Giulio Paolini, che ha realizzato anche l’inedito Studio per Estasi di San Sebastiano per lo spazio di norma occupato in Accademia Carrara dal San Sebastiano di Raffaello (Sala 4): un simbolo di dialogo tra i due artisti e di collegamento ideale tra l’Accademia Carrara e la GAMeC.

Corollario. L’allestimento per Raffaello e l’eco del mito è stato progettato da De8 Architetti e Tobia Scarpa e accompagna il visitatore lungo le sezioni della mostra, valorizzandone il carattere di ricerca anche grazie al progetto grafico di Felix Humm e il copywriting di Gigi Barcella. Un sito dedicato, www.raffaellesco.it, e un programma di attività collaterali e didattiche, ampliano la fruizione della mostra a pubblici diversi, attraverso la proposta di laboratori, approfondimenti e percorsi guidati per gruppi e scuole, ideati dai Servizi Educativi dell’Accademia Carrara e della Gamec con la supervisione di Emanuela Daffra, alla scoperta dell’opera e della fortuna di uno dei più grandi maestri del Rinascimento. Il Comitato Scientifico della mostra, composto, oltre ai curatori, da Vincenzo Farinella, Fernando Mazzocca, Cristina Quattrini, Maria Rita Silvestrelli e Giovanni Valagussa, ha inoltre ideato un ciclo di conferenze in preparazione all’esposizione, per l’approfondimento delle tematiche riguardanti le sezioni e le ragioni che sono alla base della ricerca critica: la formazione e l’opera del giovane maestro, la fortuna ottocentesca e il mito del genio urbinate nella contemporaneità. Incontri gratuiti, fino a gennaio 2018, presso la Gamec.

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