Amadeus e Valmont, pizzi da Oscar
Dai film di Milos Forman al Donizetti

«Non appena noi entriamo nel costume di scena diventiamo il personaggio. Se non ci sentiamo a nostro agio in quei panni, se essi non esprimono il carattere del personaggio, il costume designer ha fallito». Che il lavoro del costumista sia fondamentale non è una novità. Se lo dice Bette Davis però, e lo dice con emblematica chiarezza, diventa più vero. Tradurre l’interiorità di un personaggio in stoffa e tessuti implica una scrupolosa indagine psicologica sul soggetto. Di fondo, poi, c’è la ricerca filologica sul contesto – storico e culturale – in cui quel soggetto si muove.

Tutte cose che un grande quale Theodor Pistek sa bene. Cecoslovacco, con un background artistico più che cinematografico, è approdato al set quasi per caso. E il ruolo di costumista ha fatto fatica a vestirlo con eleganza, perché ha sempre lamentato una certa difficoltà ad adattarsi a un ruolo che, per sua natura, limita e costringe la libertà artistica, messa a servizio di una pellicola e di un regista. Avrebbe preferito fare il pittore e basta. Ma se il regista è il connazionale Milos Forman le cose cambiano. Proprio Forman, infatti, l’ha coinvolto in due produzioni leggendarie: Amadeus (1984) e Valmont (1989). E per i costumi, appunto, Pistek ci vinse l’Oscar, con il primo, mentre non andò oltre la candidatura per l’altro.

 

 

Quegli abiti da Statuetta, dall’11 al 19 marzo, potranno essere visti dal vivo a Bergamo. Nel ridotto del Teatro Donizetti saranno infatti ospitati sei costumi originali provenienti da quelle due pellicole. Pezzi originali, cuciti dalla Sartoria Tirelli di Roma, che arrivano in città in concomitanza con la retrosprettiva dedicata a Forman dalla 35esima edizione del Bergamo Film Meeting. In mostra anche alcuni bozzetti autografi di Pistek, foto dal set e un montaggio di sequenze tratte dai due film. L’artista, per ispirarsi, ha girato per Vienna, Salisburgo e Venezia. Cercava pezzi originali: gioiellini, nastrini, pizzi svolazzanti. Il pezzo forte? I copricapi, a detta dello stesso Pistek. Che, nota di colore, ha vestito anche, con livree azzurre, le guardie del Castello di Praga.

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