Dieci giardini segreti da vedere
(ora che stanno sbocciando)

Non una città-giardino ma una città di giardini, «spazi del pensiero e del cuore, ma anche luoghi di conoscenza e di cura in cui esercitare attenzione a un patrimonio che racchiude in sé una straordinaria vocazione alla bellezza». Maria Mencaroni Zoppetti, presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti, fotografa l’applicazione etica ed estetica dei bergamaschi per il verde. Lo fa nella prefazione del libro “100 Giardini di Bergamo” scritto da Vittorio Gandolfi, Giovanni Mazza e Nicola Gandolfi per Sestante Edizioni. Aree verdi private, talora visitabili o comunque ben visibili dall’esterno. Ne abbiamo scelte dieci, sotto la spinta del fascino e della facilità d’osservazione (molte restano segrete), per un ipotetico tour di stagione.

Case Micheletti. Impossibile non notare lo splendido giardino con frutteto tra il baluardo di S. Agostino e la scaletta di via Noca, quella che si stacca da piazzetta Carrara lasciando sulla destra la pinacoteca. All’ombra dei ciliegi, ora in fiore, c’è una scultura di Manuel Bonfanti.

Il Fortino. Ingresso da via Sant’Alessandro, panoramica dallo Spalto delle cento piante, sulle mura. La costruzione militare austriaca è circondata da un parco con un maestoso faggio pendulo, grandi cedri e pure pini marittimi.

San Vigilio. Lo spettacolo dal belvedere sui terrazzamenti sottostanti è uno dei più amati dai bergamaschi. Pregevole, sulla destra, il giardino all’italiana con vialetti in ghiaia e statue in marmo.

Villa Finazzi.  Su viale Vittorio Emanuele, all’angolo con via Botta, un’area ricca di essenze sempreverdi: dai cipressi ai pini d’Aleppo, dalle magnolie agli allori. La disposizione della vegetazione valorizza l’architettura eclettica della residenza.

Casa Bana. Nell’ultima parte di via Longo, quasi all’angolo con via Borgo Santa Caterina, un gioiello di 2.800 metri quadri con vista dalla strada grazie a finestre ovali nel muro di cinta. Ospita meli, peri, pruni, mandorli, ciliegi e viti…

 

Articolo completo alle pagg. 14-15 di BergamoPost, in edicola fino a giovedì 21 marzo. In versione digitale qui.

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