Alcune persone famose
sepolte al cimitero di Bergamo

La pietra grigia e severa, composta in una grandiosa architettura, osserva dall’alto sfilare le macchine che corrono lungo viale Pirovano. Ma appena varcate le porte, il silenzio e la compostezza regnano nei vialetti, tra le tombe di defunti illustri e quelle di persone di ogni estrazione sociale. Il Cimitero Monumentale di Bergamo è un luogo caro agli abitanti della città. Oggi che ricorre la Commemorazione dei Defunti abbiamo scelto di ricordare nove personaggi che vi riposano, nove figure che in modi diversi hanno lasciato un segno con la loro esistenza nella vita di Bergamo. Tra di loro ci sono personaggi dell’Ottocento e del Novecento, che si trovano nel famedio o in semplici lapidi oppure in tombe di famiglia.

Il famedio è il corpo centrale dalla grandiosa architettura che segna l’ingresso al Cimitero. La sepoltura in questo luogo è un privilegio che la città riconosce ad alcune persone che si sono distinte e hanno dato lustro alla città. A loro è dedicata una campata, all’estremità destra del famedio, dove oggi sono sepolti il letterato Ciro Caversazzi, il politico Angelo Mazzi, i compositori Antonio Cagnoni e  Alessandro Nini, e il maestro Gianandrea Gavazzeni.

Nato a Bergamo il 24 gennaio 1865, Ciro Caversazzi intraprese con successo gli studi classici. A soli 17 anni è già menzionato nelle cronache della città per un discorso tenuto al Teatro Riccardi, durante una commemorazione dedicata a Giuseppe Garibaldi. Personaggio di grande cultura, fu non solo storico dell’arte e stimato umanista (partecipò alla stesura dell’Enciclopedia Treccani), ma anche un uomo capace di combattere per le persone meno abbienti. Ad esempio lottò fortemente affinché le classi povere potessero accedere all’alfabetizzazione e, nel 1889, fondò la Lega per l’Educazione del Popolo. Fu protagonista di numerose iniziative in ambito musicale e letterario. Morì il 1 maggio 1947 per un’infezione polmonare, e la città di Bergamo, in segno di gratitudine, decise di intitolargli la Biblioteca di Via Tasso.

Alessandro Nini (1805-1880), compositore, diede vita a opere liriche e brani di musica sacra. Sue anche alcune opere da camera e sinfonie. Il talento lo portò a dirigere la Scuola di Canto di Pietroburgo e, successivamente, la Cappella del Duomo di Bergamo.

Antonio Cagnoni (1828-1896), anch’egli musicista, scrisse opere importanti tra cui la più celebre fu il Quid sum miser, composta in onore di Gioacchino Rossini.

L’ultimo bergamasco a cui è stato concesso l’onore del famedio è il Maestro Gianandrea Gavazzeni (1909-1996), direttore d’orchestra e critico musicale. Nato in via Pignolo, in un’antica dimora dei Tasso, studiò musica prima a Roma e poi in conservatorio a Milano. Diresse orchestre al teatro Verdi di Firenze, alla Fenice di Venezia, l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Un capolavoro è considerata ancora oggi la sua direzione dell’opera Anna Bolena, interpretata da un’avvincente Maria Callas.

Fu invece lo studio dell’arte e della storia di Bergamo ad animare la vita di Angelo Mazzi (1841-1925) storico dell’arte medievale e autore di importanti studi. Fu direttore della Biblioteca Angelo Maj e scrisse trattati sulla topografia di Bergamo nel IX e X secolo. Studiò lo statuto di Bergamo del 1263 e approfondì la figura di Leonardo Da Vinci. Si dedicò anche alla politica e amò così tanto la città orobica da volerne capire le origini e raccontare le vicende dei suoi martiri.

Sul vialetto che porta alla chiesa, riposa Nicolò Rezzara (1848-1915), sociologo e politico cattolico. Fondò il periodico Libertà d’Insegnamento e nel 1880 il quotidiano L’Eco di Bergamo. Creò decine di opere come la Società cattolica femminile di mutuo soccorso ed il Panificio cooperativo bergamasco. Uomo di grande sensibilità e con un forte senso della giustizia sociale, costruì prima la Casa del Popolo (attuale sede de L’Eco di Bergamo) e poi una Scuola popolare affinché tutti, anche i meno abbienti, potessero imparare a leggere, scrivere e a far di conto. Fondò anche il Piccolo Credito Bergamasco. Rezzara fu strenuo difensore della classe operaia, tanto che la Santa Sede lo volle rappresentante dell’Associazione Internazionale per la protezione legale dei lavoratori.

Nei Giardini Rialzati giacciono le spoglie di Antonio Locatelli (1895-1936), che riposa accanto ad alcuni famigliari. Sotto il suo nome, scritto in grigio su una semplice lapide di marmo bianca, c’è il riassunto della sua esistenza e delle gesta eroiche: “Antonio Locatelli – si legge – Maggiore Pilota, Triplice Medaglia d’Oro al Valore Militare, Triplice Medaglia d’Argento al Valore Militare, impareggiabile aviatore, eroe, artista”. La sua storia profuma di eroismo e di viaggi e ha il sapore di terre lontane, che Locatelli fotografa con maestria: Egitto, Birmania, India, Ceylon, Siam, Cina, Manciuria, Corea, Giappone e Nord America. Un viaggio lungo nove mesi, durante i quali il pilota scattò immagini emozionali, accumulando 3.500 negativi e 10 taccuini. Con D’Annunzio ebbe una profonda amicizia, tanto che alla morte di Locatelli, sopraggiunta durante un volo di ricognizione, per mano di un gruppo di ribelli, il vate gli concesse un’arca funeraria all’interno del Vittoriale, per una sepoltura che fu però solo simbolica.

A poca distanza dal famedio, riposa Nicola Trussardi, accanto al figlio Francesco. Un mazzo di rose rosse adorna la tomba in marmo grigio, mentre lettere lucide sfilano, componendo con grazia il prestigioso cognome di famiglia. Nicola Trussardi trasformò la sua attività in uno dei marchi leader nel campo della Moda. Morì a 57 anni in un incidente stradale. Stessa tragica sorte, qualche anno più tardi, toccherà al figlio Francesco, morto in uno schianto a soli 29 anni. In ricordo di Nicola Trussardi è stata istituita una fondazione non profit che ha come obiettivo la promozione dell’arte Contemporanea e della cultura.

Tra le tombe del Cimitero Monumentale di Bergamo ve n’è una però che colpisce più di altre. Nel Bosco dei Cedri, accanto al Giardino delle Rimembranze, riposa Piermario Morosini (1986-2012), il calciatore deceduto in campo, giovanissimo, a causa di un malore. A vegliare le sue spoglie sono le figure eleganti di un uomo e di una donna, protesi l’uno verso l’altra. Il giocatore del Livorno è sicuramente una delle figure a cui la città è fortemente legata. Non solo per la sua giovane età, ma anche per il percorso personale di questo ragazzo che aveva dovuto affrontare il lutto della mamma, del papà e del fratello maggiore in soli cinque anni.

Due novità. Oggi, alle 14.30, nella cappella del Famedio, dinnanzi alle autorità sarà scoperta una lapide in ricordo di Pietro Antonio Locatelli, compositore e violinista bergamasco dalle raffinatissime capacità musicali. Formatosi nelle cantorie di Santa Maria Maggiore, si trasferì prima a Roma, poi in Germania ed infine in Olanda. Scrisse, tra le altre, sonate per violino e basso continuo e una serie di 24 Capricci di grandissima difficoltà esecutoria. Morì ad Amsterdam nel 1764, all’età di 69 anni.

Da oggi il comune la nuova banca dati cimiteriale è pubblicata sul sito del Comune. Ora sarà possibile ricercare la collocazione di una tomba accedendo direttamente al sito www.comune.bergamo.it, inserendo il nome e cognome del defunto e la data del decesso.