In Sardegna duecento sorrisi
formato Champions League

È iniziata con il viaggio anticipato in avvicinamento alla trasferta sarda, è finita con le mani al cielo e una classifica da sballo che manda letteralmente tutti al manicomio. Cagliari-Atalanta rappresenta un punto di svolta, una vittoria pesantissima nell’economia del campionato per una squadra che dimostra di saper vincere anche senza essere scintillante: se arrivano anche questo tipo di successi, significa che il processo di maturazione del gruppo è in costante crescita. Il meglio deve ancora venire.

Il prepartita: fine settimana in terra sarda. Complice lo spostamento della gara al lunedì e i tanti tifosi che hanno preso il biglietto aereo in anticipo rincorrendo poi un rientro posticipato, la trasferta di Cagliari rappresenta l’occasione giusta per visitare un po’ la città e i dintorni. Gruppetti di tifosi organizzati in modo autonomo arrivano alla spicciolata tra venerdì e sabato, altri sono sull’isola la domenica mattina mentre chi è in arrivo solo per la partita sale sull’aereo Ryanair del lunedì mattina. Piccolo particolare: qualcuno, che aveva già preso il volo di andata e ritorno con rientro la domenica sera, non vede nemmeno la partita ma sfrutta comunque il biglietto aereo per una gita fuori porta. Come in occasione della trasferta di Coppa Italia, il premio “viaggio infinito” se lo aggiudicano Remo da Rebstein (Svizzera) e gli ultras della Curva Nord. Partenza in bus da Bergamo, traghetto verso la Sardegna con domenica notte passata in mezzo al mare e rientro ancora da completare con arrivo previsto a Bergamo per la serata di martedì. Giusto in tempo per la riunione al Covo, perché ormai la partita di Cagliari è alle spalle e ci sono da preparare la prossima con la Spal e la gara di Firenze del 27 febbraio. Senza correre troppo, meglio restare all’attualità segnalando che prima del fischio d’inizio viene esposto un bello striscione per Toloi: il difensore brasiliano in settimana ha svelato che lui e la moglie Flavia hanno perso il bambino che aspettavano e l’abbraccio dei tifosi (anche quelli di casa) è sincero.

 

 

Primo tempo: partita bruttina. Nel primo tempo la partita è decisamente bruttina. Abituati al calcio scintillante e pirotecnico delle ultime uscite, per i tifosi orobici presenti al seguito della squadra non è un bel vedere e con il vento gelido che taglia la Sardegna Arena c’è anche poco da festeggiare dal punto di vista climatico nonostante il mare sia a pochissime decine di metri. Detto dello striscione per Toloi durante il riscaldamento, per il resto della gara i 200 tifosi arrivati in Sardegna stanno compatti dietro allo striscione “Bergamo” e ogni tanto si fanno sentire. Un punto di vista diverso rispetto agli altri ce l’hanno Demetrio e Tullio, tifosi di lunga data che grazie a due biglietti sponsor vedono la partita in Tribuna Centrale, dalla parte opposta rispetto al settore ospiti. La Curva di casa è a due passi ed essendo vicino a Berisha nel primo tempo, per vedere il pallone con continuità, bisogna usare il binocolo. Ma visto il risultato della ripresa, anche uno spettacolo bruttino per una fetta di gara non crea nessun problema.

Secondo tempo: Hateboer e la traversa. In avvio di ripresa, la curiosità più grande è vedere come l’Atalanta tenterà di superare il muro cagliaritano (meno male che Maran non è venuto a Bergamo: catenaccio a più non posso dei sardi) e servono soli cinque minuti per capire che… bastava usare le ali: Castagne crossa, Hateboer insacca e l’Atalanta passa in vantaggio. Poco dopo, Pavoletti regala a Berisha la copertina e se non fosse per una posizione un po’ larga di Pasalic in occasione dell’autorete che varrebbe il 2-0 su tiro di Freuler, la partita sarebbe finita dopo un’ora. Nonostante l’infortunio muscolare di Thereau (appena entrato lascia i compagni, suo malgrado, in dieci), i sardi ci provano con orgoglio fino alla fine e per pochi centimetri non arriva una di quelle beffe che troppe volte in passato abbiamo visto: angolo regalato, tiro a giro di Joao Pedro e colpo di testa in corsa di Deiola (prima partita ufficiale con i sardi dopo mesi di naftalina a Parma) che si stampa sulla traversa. Brivido passato, quattro minuti di recupero e poi la grande gioia degli orobici, che ora vedono davvero da vicino avversarie come Inter e Milan il cui posto in Champions League è tutt’altro che sicuro.

Post-partita e rientro: solo sorrisi. Vista l’ora tarda, nessun bergamasco riesce a rientrare a Bergamo subito dopo la partita. La squadra atterra a Orio alle 2.30, poco meno di due ore più tardi si svegliano quelli che hanno il Ryanair delle 6.30 che arriva a Bergamo intorno alle 8 e nonostante la giornata di lavoro si preannunci pesante, il sorriso che campeggia sui volti di tutti vale più di mille parole. Nessun volo pindarico, nessun sogno esagerato, solo la grande attesa per la prossima partita. E poi per quella dopo. E per quella dopo ancora. Un passo alla volta, con tanta pazienza. Pensate ai ragazzi che stanno tornando e sono ancora in mezzo al mare: la loro di pazienza è davvero infinita.

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