Il film da vedere nel weekend
Gemini Man, visivamente incredibile

Regia: Ang Lee.
Con: Will Smith, Mary Elizabeth Winstead, Clive Owen, Benedict Wong, Ralph Brown.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Il nome di Ang Lee è legato a una serie di film di grande successo ma dalla fortuna critica piuttosto altalenante. Basti pensare a I Segreti di Brokeback Mountain, intrigante dramma sentimentale che riscrive i presupposti di un genere fortemente machista come il western. La sua carriera ha poi prodotto altri titoli notevoli, come l’iconico La tigre e il dragone e l’intricato Lussuria – Seduzione e tradimento. Negli ultimi anni, la sua vena creativa si è poi piegata più nettamente verso la sperimentazione su supporti e formati, come dimostra il recente Billy Lynn – Un giorno da eroe, girato a 120 fotogrammi al secondo. Lo vediamo tornare nei nostri cinema in questi giorni, con un action-thriller piuttosto ambizioso come Gemini Man, con Will Smith nella parte del protagonista.

 

 

L’attore è chiamato a interpretare il sicario Henry Brogan, un assassino di grandissimo talento continuamente impiegato (nonostante i suoi cinquant’anni) dal governo per azioni mirate. Deciso a dimettersi dopo aver (brillantemente) compiuto la sua ultima missione, Henry si troverà alle costole una sequela di killer intenzionati a ucciderlo. Così si ritroverà faccia a faccia con un nemico letale quanto lui: la sua versione ringiovanita. Abbiamo già ricordato come l’imperativo di Ang Lee sembra essere diventato quello di stupire lo spettatore. In particolare, il regista sembra intenzionato a farlo non tanto ricorrendo a effetti speciali pirotecnici, ma soprattutto inseguendo una torsione di ciò che siamo abituati a chiamare immagine filmica. Dopo i suoi esperimenti sui 120 frame al secondo, ecco che in Gemini Man Lee ci presenta una versione aggiornata dell’eterno tema del doppio. Non più il gemello malefico (alla mr. Hyde), ma piuttosto un rimasuglio di memoria, un clone assassino in stile Terminator. Visivamente notevole e tecnicamente accurato, il film non mancherà di stupire gli spettatori, soprattutto i più giovani. Cinema, videogioco o immagini futuristiche? Non è chiaro, ma è certo che il risultato è visivamente strabiliante.

Sì, perché Gemini Man è un film che fa dei miracoli della tecnica il proprio motivo di esistenza, a tal punto che la trama – certamente non rivoluzionaria – passa decisamente in secondo piano. Ma non è necessariamente un male, se si considera quest’ultima fatica di Lee come un esperimento su quello che siamo abituati a considerare come cinema. La sensazione è quella di essere come risucchiati in un mondo futuristico, narrativamente coerente e palpitante davanti ai nostri occhi. L’iperrealismo delle immagini è tale che viene a volte il dubbio di aver veramente passato la soglia dello schermo. Questa forma comporta dei decisi processi di adeguamento: la performance degli attori è certamente valida, ma risulta un po’ schiacciata dall’armamentario tecnologico dispiegato dal film. Il risultato è, insomma, del tutto soddisfacente, ma bisogna dire che a chi si aspetta un film innovativo per la vicenda narrata o per le interpretazioni dei personaggi conviene forse cambiare sala. Gemini Man vale soprattutto come punto di avvio (e di messa in pratica) di una riflessione sui limiti del cinema e sulle sue potenzialità espressive. E questo, in un momento storico di denso ripensamento del medium, è senza dubbio un risultato da tenere presente.

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