Il film da vedere nel weekend
Bohemian Rapsody, Mercury c’è

Regia: Bryan Singer.
Con: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Il genere biopic è da sempre uno dei più consolidati del cinema occidentale: sfruttando la fama e il successo di uno o più personaggi celebri, il cinema cavalca l’onda e – solitamente – chiede a registi di successo di dare la loro versione dei fatti sulla vicenda biografica di qualche star, poco importa che sia viva oppure no. Il vero interesse di questo tipo di pellicole sta, infatti, proprio nella capacità del regista di interpretare in modo creativo il compito che ha scelto di eseguire (o che – spesso – gli è stato assegnato). Quando il film biografico si riduce a una pura elencazione di un percorso di vita già noto, solitamente, esso non ha grande attrattiva. La capacità del film dovrebbe essere, invece, quella di riuscire a catturare l’essenza del personaggio, il suo valore culturale.

 

 

A dirigere l’attesissimo Bohemian Rapsody, dedicato alla ricostruzione della carriera dei Queen, è stato chiamato il regista Brian Singer, visto all’epoca in diversi film supereroistici dedicati agli X-Men o a Superman. La cosa che più colpisce, a un primo sguardo, è la filologia e l’amore con cui Singer mette in piedi la sua opera, contando probabilmente sul fatto che il film sarà visto e apprezzato soprattutto dai fan, che conoscono bene la materia di cui si sta parlando. Così veniamo accompagnati nei sobborghi londinesi, dove seguiamo i primi passi del futuro Freddie Mercury (al secolo Farookh Bulsara) e la nascita del mito. Così la voce del cantante diventa la chiave di volta su cui si incunea la magia dei Queen. Per quanto Bohemian Rapsody segua strade già molto note (dagli inizi difficili al successo), la cosa che più colpisce del film è la sua capacità di mostrare almeno parte del grande valore simbolico che il corpo di Freddie e la sua voce hanno assunto per la nostra cultura. Più ancora che i Queen come fenomeno collettivo, è infatti Freddie che ha catalizzato su di sé l’attenzione dei mass media, in quanto personaggio pubblico e grande showman. Il suo modo di raccontare la propria mascolinità e la propria sessualità sono diventati un esempio di grande coraggio e autocoscienza, così come sono ormai proverbiali le sue performance non solo vocali, ma anche immaginative e iconiche nei video musicali della band.

Il compito che Singer ha portato a termine, insomma, non è privo di problematiche (di fatto il film è molto convenzionale e, forse, soffre di un ritmo non proprio felice), ma se Bohemian Rapsody si farà ricordare come biopic di successo sarà soprattutto per la capacità delle immagini di restituire (per quanto parzialmente) il carisma visivo di Freddie e la sua indole istrionica e camaleontica. Un lavoro non facile, che il film porta a termine con grande attenzione attraverso una restituzione fedele di momenti iconici della vita del gruppo e della loro presenza pubblica. Il mondo del film, in altre parole, respira e vibra come se fosse quello reale: come se – in altre parole – il potere del cinema fosse quasi quello di riportare in vita il grande cantante prematuramente scomparso. Nel complesso, siamo di fronte a un film che, pur presentando qualche ingenuità, non potrà che raccogliere l’interesse e la passione dei fan, lasciati purtroppo digiuni della inimitabile presenza di Mercury dalla sua infelice dipartita. Un tuffo nel passato, in un mondo ormai lontano che viene però ricostruito con grande acume e intelligenza.

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