Il film da vedere nel weekend
Dogman, applausi a Cannes

Regia: Matteo Garrone.
Con: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli .
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

I grandi festival cinematografici sono da sempre un evento attesissimo; per chi non ha il piacere di recarvisi di persona essi segnano però la stagione dei nuovi arrivi in sala. Certo non tutto ciò che passa a Cannes o Venezia trova una propria distribuzione nei nostri cinema e spesso si deve aspettare a lungo prima di goderne. Per i titoli italiani in concorso, però, si può star più o meno sicuri che ci sarà modo di vederli. È il caso, per fortuna, dell’ultima fatica di Matteo Garrone, presentata proprio a questa edizione del festival di Cannes. Garrone è ad oggi uno dei registi più interessanti del nostro cinema e l’attenzione che gli viene giustamente tributata anche a livello internazionale è segno della qualità e della ricerca delle sue opere. La sua carriera dietro la macchina da presa inizia nel 1997 ma il vero e proprio salto di qualità avviene cinque anni dopo con lo straordinario L’imbalsamatore. Già in quest’opera lo stile asciutto e incisivo del suo cinema si percepiscono chiaramente e i suoi film seguenti (Primo amore, Gomorra, Reality, Il racconto dei racconti) non faranno che confermare il suo assoluto protagonismo sulla scena.

A far da sfondo al suo nuovo lavoro Dogman è la ricostruzione (volutamente tendenziosa e non fedele a quella che si narra sia stata la realtà dei fatti) di un efferato crimine romano. Protagonista di questa vicenda è Marcello, uomo modesto che vive di poco. Lavora in un salone di toelettatura canina, ha una figlia (Sofia) che ama incondizionatamente e – come tutti – è terrorizzato da Simoncino, un oscuro ex-pugile. Gli uomini miti, però, sono spesso i più crudeli quando raggiungono il punto di saturazione e la vendetta di Marcello andrà proprio in questa direzione

Questo di Dogman è per Garrone un progetto di lunga data (vi lavora da più di un decennio) e la realizzazione curatissima non fa che confermare l’attenzione e l’amore che il regista ha messo nella costruzione del film. Stilisticamente siamo di nuovo di fronte a quel diradamento formale che caratterizza il suo cinema e che si pone agli antipodi, ad esempio, dell’esuberanza di un Paolo Sorrentino (in queste settimane al cinema con entrambe le parti del suo Loro). Al troppo pieno, al movimento saltellante dell’occhio che insegue gli elementi di inquadrature sature di oggetti e persone Garrone oppone uno stile asettico, volutamente svuotato di ogni eccesso.

 

 

È solo in questo contesto di asciugatura che può emergere l’umanità intima (ma spesso morbosa) dei personaggi che abitano i suoi film, uomini e donne qualunque ma non per questo privi di un lato oscuro, che le asperità della vita lasciano progressivamente emergere. La miseria umana e ambientale delle situazioni è raccontata con rigore e senza mai scadere nel patetico, in una ricerca accurata e intelligente. Anche nel caso di Dogman, trovandosi a metter mano a un caso di cronaca realmente accaduto, Garrone sceglie di evitare le convenzioni e le strade già battute, per fornire una propria personale visione degli eventi e dei personaggi. Solo così, sembra dirci il regista fra le righe, il cinema può ancora ritagliarsi uno spazio di individualità, una propria identità, un senso.

In definitiva Dogman si presenta come un film prezioso, certamente non facile ma non per questo da snobbare. In un momento storico nel quale il cinema è abitato da ben altre mode vale senza dubbio la pena di concedere all’opera di Garrone tutto il nostro tempo e la nostra attenzione. Un’operazione complessa, che richiede allo spettatore un certo coinvolgimento per essere apprezzata a pieno ma che senza dubbio non mancherà di colpire il pubblico disposto a lasciarsene affascinare.

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