Il film da vedere nel weekend
Frozen 2 – Il segreto di Arendelle

Regia: Jennifer Lee, Chris Buck.
Con: Serena Autieri, Serena Rossi, Enrico Brignano, Paolo De Santis, Idina Menzel.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

I classici Disney sono una presenza fissa nel cinema commerciale di ogni anno. Da quando, negli anni Trenta, i Disney Studios hanno avviato la produzione di lungometraggi animati con Biancaneve e i sette nani, i cosiddetti Classici sono diventati una vera e propria miniera d’oro per l’immaginario collettivo e per gli studi di produzione stessi. In letteratura (e non solo) si dice Classico qualcosa che è capace di resistere al tempo, di farsi modello e punto di riferimento per ciò che verrà dopo di lui, di continuare a essere attuale e godibile nonostante la sua lontananza cronologica dal presente. I film Disney rispondono appieno a questa definizione, perché sono ancora capaci di emozionare le generazioni più giovani. Certo, il punto di ingresso privilegiato in questo mondo saranno i classici più recenti, ma questo non cambia la sostanza. Fra i più amati c’è ovviamente Frozen – Il regno di ghiaccio, che in questi giorni torna in sala con il sequel Frozen II – Il segreto di Arendelle. Ritroviamo qui l’amata Elsa, ossessionata da una voce che le promette finalmente delle risposte sul suo passato (e i suoi poteri). Così decide di avventurarsi in una foresta incantata, seguita dagli amici di sempre.

 

 

Fare un sequel non è mai facile, a maggior ragione se si tratta di un testo iconico e amato come Frozen. Le aspettative dei fan del predecessore erano infatti molto alte, ma c’è da dire che il risultato finale sembra averle soddisfate pienamente. Al di là del comparto grafico (che come sempre è di altissimo livello e si potrebbe dire capace di segnare il passo per i film che verranno), colpisce in particolare e ancora una volta la declinazione moderna della narrazione fiabesca, che senza dubbio costituisce uno dei punti più interessanti della recente produzione Disney. Piuttosto che puntare sulla nostalgia delle generazioni passate con i remake live action dei propri film, la Disney farebbe forse meglio a seguire questo tipo di strada, aggiornandosi continuamente e inseguendo il favore dei più giovani continuando a creare nuovi miti. Sì, perché anche se è vero che abbiamo già visto Elsa e compagni in un altro film di successo, Frozen II trova la sua giustificazione nei numerosi varchi lasciati aperti dal predecessore. Saturare i vuoti della storia in modo coerente e senza aprire piste che non si è in grado di rendere abbastanza dense da essere esplorate è senza dubbio il modo migliore di fare affezionare il pubblico a dei personaggi.

Le domande profonde del film, in qualche modo, sono le stesse di sempre ed è giusto che sia così. I film, soprattutto quelli per l’infanzia, hanno il compito primario di fornire ai giovani spettatori dei punti di riferimento per orientarsi nel mondo e nell’esistenza. Non c’è quindi da stupirsi se alla base di ogni intreccio si ritrovano più o meno le stesse problematiche; l’importante è che queste siano declinate di volta in volta in modo particolare e in accordo allo spirito dei tempi. In questo, per fortuna, la Disney è ancora maestra indiscussa, capace di rendere l’animazione un luogo complesso e denso di significato. In un momento nel quale l’animazione seriale (una volta in grado di competere con il cinema per quanto riguarda le narrazioni) sembra recedere dal proprio ruolo primario, ecco che per fortuna possiamo ancora contare su titoli di qualità come Frozen II.

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