Il film da vedere nel weekend
Hotel Artemis, è postmodernismo

Regia: Drew Pearce.
Con: Jodie Foster, Sterling K. Brown, Sofia Boutella, Jeff Goldblum, Brian Tyree Henry.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Un certo filone americano ci ha abituato, almeno a partire dagli anni Ottanta, a essere familiari con un tipo di cinema fortemente consapevole e basato su un patto di complicità con lo spettatore. Si tratta di una specie di cinema-gioco, che dissemina indizi di derivazione per il pubblico più smaliziato e letterato per quanto riguarda i meccanismi del medium e dei suoi generi. Per convincersene basta pensare a un autore simbolo come Tarantino, che proprio di questa cifra stilistica ha fatto uno dei suoi marchi di fabbrica. Si tratta di un tipo di cinema che ha segnato un’epoca (quella che si definisce postmoderna) ma che ultimamente era parso piuttosto superato, in direzione di altre e diverse estetiche figurative e drammatiche. Eppure ci sono ancora dei titoli che, pur senza pretendere di rianimare un filone espressivo, abbracciano consapevolmente questa scelta poetica. Un esempio rilevante ci è offerto da Hotel Artemis, in questi giorni in sala.

 

 

Nel 2028 l’America è un paese in ginocchio ed è soprattutto a Los Angeles che le tensioni sociali sembrano accumularsi in modo più drammatico. Due criminali (Sherman e Lev) decidono di tentare un colpo proprio quando in città si diffonde una tragica rivolta contro la privatizzazione dell’acqua. Durante un conflitto a fuoco con la polizia, Lev rimane ferito e i due decidono di riparare presso l’Hotel Artemis, una clinica segreta. Sarà solo l’inizio delle loro vicende. Già da questo accenno si intuisce come Hotel Artemis sia un film fortemente consapevole di sé, delle tradizioni che mobilita e del proprio pubblico. Un po’ come fece Blade Runner a suo tempo (e con ben altro risultato), il film mischia con divertimento e intelligenza influenze e suggestioni diverse, che qui sono attinte in particolare dal cinema di fantascienza, dall’horror e da alcuni titoli dell’action contemporaneo come John Wick. Il risultato è un cocktail immaginifico e denso di riferimenti da scoprire, per far divertire lo spettatore cinefilo e non solo.

C’è effettivamente molto di John Wick in questo film, a partire dall’idea della casa-rifugio (l’Hotel Continental in un caso, l’Hotel Artemis in un altro). È questo il luogo dove tutto può succedere, dove gli equilibri si stravolgono e dove le dinamiche narrative prendono corpo, si sviluppano e infine (anche se non sempre coerentemente) si risolvono. Anche se la genesi del film è stata piuttosto travagliata (e il prodotto finito lo dimostra in più punti), l’impressione che si ricava da Hotel Artemis è quella di un prodotto che cerca in modo intelligente di ritornare a un passato recente ma stilisticamente dimenticato del cinema di intrattenimento. Drew Pearce, praticamente al suo debutto, dimostra di conoscere e amare il cinema e soprattutto alcuni autori (Carpenter in testa). Il che è decisamente apprezzabile per un autore in formazione e fa ben sperare per il futuro. Fatte salve alcune ingenuità di scrittura, il film è efficace sia nella struttura che nello svolgimento drammatico. Hotel Artemis si candida così a essere un buon punto d’inizio per una carriera che potrebbe riportare in auge l’idea di un cinema consapevolmente e intelligentemente postmoderno.

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