Il film da vedere nel weekend
Hunter Killer, tensione sott’acqua

Regia: Donovan Marsh.
Con: Gerard Butler, Gary Oldman, Common, Linda Cardellini, Toby Stephens.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Il sottomarino è un apparato bellico che ha sempre avuto un fascino squisitamente cinematografico. Il suo corpo sinuoso e la sua capacità di immergersi sott’acqua gli hanno permesso di diventare uno degli ambienti militari più gettonati dalla cinematografia, anche se negli ultimi anni la sua presenza sul grande schermo è progressivamente venuta meno. Ciò si deve, probabilmente, al fatto che si tratta di un tipo di armamento più legato a conflitti meno recenti e in particolare alla strategia della tensione atomica che aveva caratterizzato il periodo della Guerra Fredda. È proprio in quel momento storico che l’invisibilità del sommergibile e la sua capacità di dotarsi di testate nucleari ne fanno un vero e proprio rappresentante del clima di paranoia di quegli anni. Basti pensare ad esempio a un film, U-Bott 96 (1981), storico film di guerra che proprio in un sommergibile era ambientato. Altri esempi notevoli, ma più legati a logiche di genere o alla capacità magico-spettacolare del cinema sono dati ad esempio da Caccia a Ottobre rosso e The Abyss.

 

 

In questi giorni esce poi in sala Hunter Killer – Caccia negli abissi, per la regia Donovan Marsh, regista che si è fatto notare recentemente per la regia di film come Spud, interessante viaggio di formazione. Questa sua nuova fatica è invece caratterizzata da una forte logica di genere e rientra pienamente nel ricco filone dell’action “all’americana”, caratterizzato da una forte tensione, personaggi potentemente caratterizzati e una vicinanza alle logiche del thrilling. Come spesso accade in questo genere di pellicole, la vicenda muove dalla scomparsa di un sottomarino americano, che sparisce dai radar mentre stava inseguendo un sommergibile russo. Durante la ricerca dell’equipaggio (e dei sofisticati sistemi presenti nel mezzo), il rischio di far scoppiare un conflitto fra Usa e Russia sembra sempre più elevato, mentre ci sarà chi tenterà di trovare soluzioni meno drastiche. Questo Hunter Killer è un film che fa del mix fra aspettative confermate e disilluse il proprio punto di forza. Come abbiamo ricordato, la sua struttura di base omaggia fortemente tutto ciò che è già stato girato nel genere di riferimento e la fisionomia dei suoi protagonisti ce lo conferma. In questo senso, l’opera di Marsh è pienamente in linea con i suoi predecessori. Tuttavia, non senza una certa sorpresa, il regista riesce a ritagliarsi una propria identità in questo meccanismo assai rigido inserendo dei piccoli cambiamenti in quella che solitamente è una struttura che viene soltanto copiata. Senza svelare troppi dettagli del film, segnaliamo almeno la presenza di personale militare femminile in posti di comando, cosa che sarebbe stata decisamente impensabile per quella logica machista che invece attraversava tanti dei film già menzionati.

Così, oltre a un’elaborazione della trama che rimane comunque fortemente legata a meccanismi già conosciuti, il film riesce a presentare aperture interessanti per quanto riguarda il rapporto fra ufficiali ed equipaggio o fra americani e russi. Sono senza dubbio elementi di contorno, che non intaccano la forma di base dell’opera ma riescono ad arricchirla e a donarle una maggiore profondità. Questi dettagli rendono il film decisamente più interessante e meritevole di una visione: è agendo in questa direzione che il cinema più commerciale può riuscire a farsi apprezzare anche dal pubblico generalista, che dopotutto si stanca facilmente del “sempre uguale”. In definitiva, Marsh riesce a compiere un’operazione non facile, che conferma indirettamente la sua bravura come regista (oltre che la sua capacità di reinterpretare in chiave personale un materiale di base già noto al pubblico da numerose visioni precedenti).

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