Il film da vedere nel weekend
Joker, tra eroismo e dannazione

Regia: Todd Phillips.
Con: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Marc Maron.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

L’ultima edizione del Festival di Venezia è stata senza dubbio piena di polemiche e di sorprese. Fra queste, quella che ha maggiormente colpito il pubblico e la critica è stata l’inattesa vittoria del massimo riconoscimento (il Leone d’Oro) da parte del film Joker, diretto da Todd Phillips e interpretato da Joaquin Phoenix. Inattesa perché, come è noto, il personaggio di Joker è prima di tutto la nemesi di Batman, il suo antagonista per eccellenza. Così l’opinione degli appassionati si è spaccata fra chi riteneva impossibile che un cinecomic vincesse un riconoscimento così meritevole e chi invece ne era entusiasta. Effettivamente Joker mobilita una serie di riferimenti difficili da dimenticare, legati non tanto alla sua versione in cartone animato, quanto alle indimenticabili interpretazioni di Nicholson in Batman di Tim Burton e di Ledger ne Il Cavaliere Oscuro di Nolan. Sono stati loro a segnare dei punti di riferimento imprescindibili per definire la struttura di questo personaggio e hanno fatto sì che entrasse nell’immaginario comune.

 

 

Fare un film sul Joker vuol dire infatti fare i conti con questi riferimenti e cercare di trovare uno spazio di manovra personale per evitare lo sgradevole effetto imitazione. Per fortuna Phillips ci è riuscito (e l’impresa non era certamente facile). Il suo Joker mostra sotto una luce particolare la genesi dell’antagonista per eccellenza, lo psicopatico crudele che non conosce limiti e remore. Il discorso del film è particolarmente interessante perché sposta il focus dell’indagine sulle condizioni contestuali che hanno favorito la nascita di questo oscuro personaggio. Questo Joker non è il gangster psichedelico di Nicholson né lo psicopatico instabile di Ledger, ma acquista una dimensione umana che non ha mai avuto sul grande schermo. Ciò che interessa è, insomma, il modo in cui la società crea i suoi demoni ed eventualmente li esorcizza. Joker diventa così una figura mitica fra il salvatore e il demone, perennemente sospeso fra l’eroismo e la dannazione.

Dal punto di vista formale, il film sceglie la via delle grandi inquadrature narrative, dove ogni immagine cerca di suggerire (e condensare) il senso del film in immagini fortemente iconiche e dalla grande ricercatezza estetica. A ciò si accompagna una interpretazione virtuosistica e complessa come quella di Phoenix, come sempre al meglio della forma. Il volto patetico che emerge in questo film si sposa perfettamente con il suo tipo di recitazione, fortemente sentimentale ed empatico. È un Joker che non sorride o lo fa molto poco quello di Phillips, preferendo la smorfia dello sconfitto. Si tratta quindi di un cinecomic totalmente atipico e alieno rispetto alle metriche spettacolari cui casa Marvel ci ha abituato. Gli effetti speciali non ci sono (o quasi) e tutto è finalmente affidato all’interpretazione e alla messa in scena. Una scelta decisamente coraggiosa e in controtendenza, che però segnala l’esigenza (anche per questo genere) di smarcarsi dalle ormai inflazionate dinamiche mainstream. Un ottimo apripista per successivi sviluppi.

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