Il film da vedere nel weekend
Lion, sulla strada che porta a casa

Regia: Garth Davis.
Cast: Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, Benjamin Rigby, Eamon Farren, Pallavi Sharda, Menik Gooneratne, Tannishtha Chatterjee, Anna Samson, Priyanka Bose, Emilie Cocquerel.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Le feste sono appena passate ma i buoni sentimenti del Natale sono ancora vivi nell’aria. In questo particolare periodo dell’anno, pieno di bilanci e classifiche in quasi tutti gli ambiti (il cinema ovviamente non fa eccezione), fa ancora piacere vedere in sala dei film che fanno proprio dei buoni sentimenti uno dei loro punti di forza. Insieme ai film animati e ai grandi classici da vedere sotto l’albero, sono queste le pellicole che si guardano più volentieri in questi giorni. Per fortuna, perché spesso si tratta di vere e proprie perle che, in altri momenti dell’anno, rischierebbero di essere fagocitate dalla bulimia produttiva del mercato cinematografico. Lion, per la regia di Garth Davis (già visto in coppia con Jane Campion in Top of the Lake), è uno di questi titoli preziosi.

 

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Protagonista di questo grazioso racconto filmico è Saroo, un bambino di cinque anni che nel 1986 rimane suo malgrado a bordo di un treno che lo lascerà a Calcutta, a più di millecinquecento chilometri da casa. Incapace di comunicare con chiunque, il bambino viene spedito in orfanotrofio e successivamente adottato da genitori australiani. Cresciuto, Saroo inizierà a cercare le sue origini e la sua famiglia naturale, non senza usare a suo vantaggio gli ultimi dispositivi della tecnologia.

Di grandi spazi e ancor più di grandi sentimenti, Lion è un ottimo film di cassetta per un genere, come quello drammatico, che spesso per risultare efficace deve ricorrere a espedienti e complicazioni di ogni sorta. Tratto da una storia vera, per quanto incredibile, il film è la parabola di un ritorno, di una ricerca che il protagonista compie mettendo insieme i propri (pochi) ricordi d’infanzia con i dati e le fotografie liberamente ricercabili sul web. Il che, anche al di là degli scopi del film, è interessante, perché ci ricorda che oggi anche lo spazio è un testo, che si può leggere ma sul quale soprattutto si può operare con facilità per costruire i propri percorsi.

Diviso idealmente in due sul piano temporale, dalla crescita del protagonista (da bambino a giovane uomo), il film riesce a convincere in entrambi i frangenti, pur adottando scelte stilistiche diverse. In tutta la prima parte l’attenzione è riservata al senso di spaesamento provato dal bambino nella metropoli, che lo schiaccia con i suoi tempi e la sua follia. Forse meno indovinato ma più scorrevole nella seconda parte, Lion incasella una dopo l’altra numerose situazioni-chiave di questo genere, reinterpretandole però con grande intelligenza. E anche se il lieto fine non è certo inaspettato, lo spettatore non potrà che rimanere soddisfatto dall’intrattenimento lacrimevole.

Insomma, tutto sommato un film più che valido per lo scopo che si prefigge e che senza dubbio non potrà che appassionare il pubblico in cerca di una storia rassicurante, che ben si accorda con il clima post-festivo in cui ancora siamo immersi.

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