Il film da vedere nel weekend
Michelangelo, vero viaggio nell’arte

Regia: Emanuele Imbucci.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Il genere dei documentari artistici e/o dei viaggi al museo ha assunto, negli ultimi anni, una diffusione sempre maggiore nel nostro cinema. Ciò vale soprattutto nel caso dell’Italia che, da sempre, costruisce attorno alla propria storia dell’arte buona parte del proprio fascino e della propria attrattiva turistica. Si tratta di un genere che, a differenza di quanto si potrebbe pensare inizialmente, è piuttosto difficile da rendere appetibile per lo spettatore: è infatti necessario avere la capacità di mostrare la bellezza di un’istituzione o il genio di un autore attraverso i mezzi propri dell’espressione cinematografica, senza sacrificare cioè la specificità del medium che si è scelto di utilizzare.

 

 

Il regista Emanuele Imbucci, al suo debutto dietro la macchina da presa, sceglie di utilizzare proprio questa particolare forma espressiva per raccontare il genio di Michelangelo, uno degli artisti più rappresentativi non solo della storia artistica nazionale, ma anche dell’espressione pittorica mondiale. Il suo stile personale e fortemente riconoscibile ha costituito una vera e propria via alternativa alla levità classica delle figure raffaellesche e alla sospensione temporale e immaginativa delle opere di Leonardo. In Michelangelo viene in primo piano la potenza del corpo, lo spasmo e la torsione del muscolo, la ricerca del dinamismo e della difficoltà. I grandi progetti in cui si è cimentato fino alla fine dei suoi giorni sono l’esempio perfetto di quel titanismo esasperato che tanto fascino avrà anche sulle generazioni successive. Utilizzando come punto d’ingresso nella vicenda le Vite di Giorgio Vasari, il film si presenta come una sorta di intrigante biopic su una delle figure più affascinanti e conflittuali della nostra cultura (analogo trattamento era stato riservato, non a caso, ad un altro maledetto come Caravaggio). Il documentario ricostruisce in maniera elegante e puntuale gli snodi principali della creatività di Buonarroti, offrendocene l’immagine di genio prima ancora che di uomo. Il ruolo da protagonista, in questo film, è ricoperto dall’arte e dalle opere e non dalla personalità dell’individuo. È un documentario sull’Arte prima ancora che sull’Autore.

Il fascino misterioso e a tratti inquietante dei corpi spigolosi immaginati da Michelangelo è reso con grande maestria dal regista che, certamente non alieno ai set, si presenta qui come un individuo già esperto nell’utilizzo creativo dell’immagine: le inquadrature sono dense di significato e costruiscono attraverso la grammatica visiva un racconto che si dà a vedere prima ancora che ad ascoltare. Ciò dimostra, in maniera inequivocabile, come anche un genere che fino a poco tempo fa era considerato periferico e marginale possa facilmente ambire a raggiungere buoni risultati qualitativi (e – speriamo – commerciali). In definitiva, Michelangelo si presenta come un film interessante e riuscito, un ottimo tentativo di (ri)esplorare e rendere appetibile la vicenda umana e soprattutto artistica di uno dei grandi autori della nostra arte. Un oggetto visivo che senza dubbio ha maggiore appeal didattico anche rispetto a quanto viene abitualmente proposto nelle scuole e che potrebbe forse contribuire a rafforzare l’interesse di studenti spesso poco motivati a confrontarsi con le grandi realizzazioni artistiche del passato.

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