Il film da vedere nel weekend
Soldado, un western 2.0 all’italiana

Regia: Stefano Sollima
Con: Benicio Del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Catherine Keener.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Fra tutti i generi cinematografici, il western è senza dubbio uno di quelli che – a fronte di un successo enorme negli anni della sua prima diffusione – oggi vive in una recessione quasi assoluta, non venendo di fatto più praticato. I motivi sono molteplici ma, su tutti, sembra contare una ragione ideologica. Nel contesto del cosiddetto cinema hollywoodiano classico, il western era in grado di incarnare il sogno di conquista dell’America, il desiderio di un protagonismo virile che non fosse mai messo in dubbio e, soprattutto, di abbracciare la prospettiva semplificatoria “Noi vs. Loro”. Sì, perché a ben pensarci il western appare il genere delle contrapposizioni frontali: uomo/donna, cowboy/bandito, uomo civilizzato/indiano selvaggio. Quando, a partire dagli anni Sessanta, ci si è cominciati a rendere conto che la realtà delle cose era ben più complessa di così, ecco che il western ha cominciato a perdere di mordente, venendo più che altro parodiato e/o omaggiato nostalgicamente.

 

 

Lo sa bene Stefano Sollima, ad oggi uno degli autori più amati del nostro cinema e della nostra tv nonostante una produzione decisamente contenuta. A parte il film ACAB – All cops are bastards e il grande successo di Suburra, oggi il suo nome è legato soprattutto alla regia che ha prestato alla serie Gomorra, uno dei prodotti visivi più apprezzati dal pubblico italiano. La sua ultima fatica, Soldado, dimostra infatti una conoscenza diretta dei meccanismi del western (che già si leggevano fra le righe in Suburra, comunque), aggiornati a un contesto schiettamente contemporaneo e a un quadro etico decisamente più complesso e realistico. Terzo capitolo della serie iniziata con Sicario, il film si posiziona sul confine fra l’America e il Messico e lo trasforma in una frontiera di morte, sangue e lotte senza quartiere. Se infatti il cartello della droga decide di dedicarsi alla tratta di esseri umani e all’immigrazione clandestina, ecco che il governo è chiamato a usare il pugno di ferro e – uno dei suoi sottoposti – a coinvolgere Alejandro, sicario senza scrupoli che, dopo aver rapito la figlia di un potente signore criminale, si troverà oggetto di un’autentica caccia all’uomo.

Soldado, come i suoi predecessori, è un film che usa elementi noti del cinema classico (e non solo) e li remixa in maniera originale, confondendo le carte e creando uno strano ma efficacissimo ibrido di generi, forme e temi già noti. Alejandro, in questo senso, è la sintesi perfetta delle doppie istanze del cowboy e del fuorilegge, sorta di spietato rinnegato che però – alla bisogna – sa trasformarsi in protettore dei più deboli. Lo fa muovendosi in un territorio che sembra omaggiare la Monument Valley a suo tempo percorsa da John Ford, uno spazio astratto e irreale che diventa sfondo mitico per il dispiegarsi delle grandi narrazioni del nostro tempo. La caccia all’uomo attorno a cui il film si organizza è anche un vero e proprio gancio etico nei confronti del tempo presente: Sollima sceglie di trattare un tema cruciale del dibattito politico contemporaneo e Soldado offre più di uno spunto interessante in questo senso. In generale, comunque, si tratta di un film fortemente hollywoodiano nello stile e molto ben realizzato, che è in grado di fondere elementi noti con piacevoli innovazioni nello stile e nella scrittura. Un’opera interessante, che conferma il talento del suo regista e la sua capacità di mantenere un timbro riconoscibile all’interno del proprio percorso creativo.

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