Il film da vedere nel weekend
The Predator, un bel ritorno in sala

Regia: Shane Black.
Con: Boyd Holbrook, Trevante Rhodes, Jacob Tremblay, Keegan Michael Key, Olivia Munn.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Quando nel 1987 uscì in sala il film Predator, a firma di John McTiernan, molte cose cambiarono per il mondo della fantascienza. Il suo film è uno di quelli che è infatti riuscito a imporsi nell’immaginario collettivo sino a diventare particolarmente iconico (era probabilmente un periodo fortunato: in quelle decadi lo stesso destino toccò ad esempio ad Alien e La Cosa). Predator era caratterizzato da una fortissima componente action e da una struttura narrativa tanto semplice quanto efficace: un gruppo di individui si trova in una giungla (non così diversa dal Vietnam…) dove è preda di un gioco mortale, una battuta di caccia organizzata da alieni combattenti. A partire da questo nucleo forte, il franchise dei Predator si è espanso fino a contare diversi seguiti e ben due crossover con la saga degli Alien, particolarmente divertenti anche se qualitativamente non imperdibili.

 

 

Oggi la serie si riaccende con un nuovo film, diretto da Shane Black, uno dei protagonisti del primissimo film. The Predator si presenta come una versione aggiornata e ancor più divertente di quella prima idea geniale, calata però nel contesto urbano. Tutto comincia quando un cecchino dell’esercito incontra un Predator e riesce a impossessarsi di alcune delle sue strumentazioni, che decide di spedire a casa per comprovare l’avvenuto incontro con l’alieno. Ad attivare quegli strani aggeggi è però il figlioletto autistico, che ingenera una catena di eventi al di là di ogni immaginazione. Il Predator, infatti, decide di andare in città. E non sarà solo. La saga dei Predator, a differenza di quella di Alien, è sempre stata piuttosto disimpegnata e non ha mai richiesto allo spettatore un grande sforzo mnemonico o intellettuale per collegare i fili della storia. Gli episodi sono sempre autoconclusivi e non c’è un filo conduttore che li tiene insieme in maniera forte. Operare su questo tipo di serialità è senza dubbio più semplice, eppure, per essere efficace, questo genere di film ha comunque bisogno di un lavoro sull’immaginario che renda coerenti fra di loro le varie iterazioni del tema. Da questo punto di vista la scelta di chiamare alla regia uno degli attori del Predator originale è senza dubbio una carta vincente e questo nuovo lungometraggio appare infatti ben collegato all’identità dei precedenti.

The Predator, oltre a inserirsi in modo efficace in un percorso già tracciato, riesce a interpretarlo e ad aggiornarlo in modo fortemente personale e comunque al passo coi tempi. In particolare, risulta inedita l’ambientazione cittadina del film e il coinvolgimento di civili non combattenti quali vittime del Predator. È una scelta coraggiosa eppure perfettamente in linea con lo spirito della saga. In questo modo il Predator appare infatti ben più minaccioso e crudele, cosa evidente anche nei precedenti capitoli eppure riservata a soldati e miliziani di professione. A ciò si aggiunge una vena ironica che percorre il film per tutta la sua lunghezza e che emerge soprattutto in momenti specifici, dove il gusto per la battuta e il motto di spirito corrispondono ad una interruzione del flusso d’azione e costituiscono una specie di ritornello ritmico nei confronti della trama. In definitiva The Predator si presenta come un prodotto confezionato non solo con grande sapienza, ma soprattutto con amore e cognizione di causa. Amore per quanto era già stato fatto in questo universo narrativo e anche per i fans che – come si sa – sono sempre piuttosto pretenziosi quando si tratta di derivazioni di cult. The Predator è un film che non mancherà di soddisfare i fan e – in accordo con lo spirito della serie – di appassionare anche gli spettatori più giovani, che non hanno mai avuto modo di vedere il film originale.

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