Il film da vedere nel weekend
Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

Regia: Julian Schnabel.
Con: Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Senza dubbio, Vincent Van Gogh è a buon diritto uno degli autori più noti e apprezzati della storia dell’arte mondiale. Il motivo sembra risiedere, come per altri artisti iconici (come Michelangelo e Caravaggio, solo per citare due fra i più noti) nella peculiare parabola esistenziale dell’uomo Van Gogh, perennemente sospesa fra genio e sregolatezza. Effettivamente, leggendo la biografia di Vincent emerge l’immagine di un uomo sospeso fra i margini della follia, perennemente in lotta con il proprio io e la propria identità. Una prospettiva altamente romantica, che ben si adatta a quell’immagine di artista-genio che tanto la storia dell’arte quanto la sua traduzione in film e programmi tv ci hanno insegnato ad apprezzare e ricercare. In realtà Van Gogh è stato prima di tutto un grande innovatore dell’arte, tanto sfortunato in vita quanto magnificato in morte. I suoi quadri, come è noto, superano il modello elaborato dagli impressionisti francesi e trasfigurano la realtà in un modo fortemente personale e intimo. L’analisi delle sue opere si è prestata a numerose interpretazioni e spesso i suoi dipinti sono stati presi a modello da filosofi e psicanalisti, che vi hanno scorto problematiche interessanti o sorprendenti conferme alle proprie teorie. Il colore violento steso con pennellate decise, la continua esasperazione delle forme in chiave antinaturalistica e il confronto con modelli esterni all’arte occidentale sono solo alcuni fra i motivi che rendono grande la pittura di Van Gogh.

 

 

La tentazione di fare un film sulla biografia di un pittore del genere è senza dubbio grande: come è avvenuto per Derek Jarman, che a Caravaggio ha dedicato una delle sue opere più note, la vita travagliata del pittore ha indotto un regista già versato in questo campo ad affrontare di prepotenza questo ambizioso progetto. Sì, perché Julian Schnabel non ha solo diretto il biopic omonimo su Basquiat raggiungendo un risultato di notevole interesse, ma è stato a sua volta pittore. Non si tratta, in questo caso, di un dato biografico marginale, ma piuttosto della messa a frutto di un’esperienza individuale che viene opportunamente trasformata in elemento chiave della propria poetica. Non si vuole insomma suggerire che solo un pittore possa realizzare un buon film biografico su un altro pittore, ma senza dubbio la peculiare formazione artistica di Schnabel gli permette di cogliere tratti specifici della pittura di Van Gogh e di trasferirli nel proprio linguaggio cinematografico. Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità lo dimostra pienamente, presentandosi come un biopic fortemente influenzato dalla conoscenza delle opere dell’artista. Nel ripercorrere gli episodi chiave della vita di Van Gogh (accompagnati dall’aggravarsi della sua condizione psichica), Schnabel ricerca quel senso di meraviglia che deve aver accompagnato l’artista nel suo soggiorno in Francia (ad Arles), a contatto diretto con la forza dirompente della natura.

Ciò che rende il film interessante è il tentativo, mai celato da parte del regista, di elaborare visivamente con i linguaggi del film i tratti peculiari della pittura di Van Gogh. Un compito non facile, considerando che spesso questi processi di traduzione hanno esiti poco felici. Ma Schnabel si conferma un autore sicuro e, anche se forse non ancora pienamente maturo, senza dubbio già dotato di uno stile personale e di un modo definito di affrontare i problemi. Il che, come si capisce, non è poco. Van Gogh è un film solo all’apparenza semplice, ma dotato di grande spessore e realizzato con grande rispetto e ammirazione per l’opera dell’artista che porta sullo schermo. Per un film su un artista, si tratta senza dubbio di un risultato notevole.

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