Il film da vedere nel weekend
Widows-Eredità criminale, notevole

Regia: Steve McQueen.
Con: Viola Davis, Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki, Cynthia Erivo, Colin Farrell.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Una delle capacità che il cinema ha mutuato dalla letteratura e da altre forme d’arte è quella di saper creare empatia tra lo spettatore e personaggi oscuri, veri e propri antieroi dediti al crimine o ad attività più o meno losche. Questo è molto evidente, ad esempio, nel genere supereroistico: basti pensare al fascino che Jack Nicholson ha dato al suo Joker nel Batman di Tim Burton, ma il discorso si può applicare facilmente anche ad altri generi, come l’horror (da Nightmare a Saw), il fantasy (vera e propria carrellata di iconici antagonisti, da Sauron a Voldermort), eccetera. Nei casi citati, comunque, l’opposizione bene/male si basa sempre su alternative nette e non prevede ampie sfumature di grigio, che pure costituiscono spesso la parte più interessante del discorso. Il passaggio da positivo a negativo non è mai assolutamente determinato, ma anzi è il più delle volte graduale e progressivo.

 

 

Su questa linea di sviluppo più matura si basa anche l’interessante film Widows – Eredità criminale, che arriva in questi giorni in sala. La regia è affidata a Steve McQueen, che dopo qualche anno di silenzio è tornato a far parlare di sé dopo l’exploit avuto con film potenti e ben realizzati come Hunger e Shame. In questo caso il regista abbandona la vena politica e introspettiva vista nei suoi film precedenti e sceglie di costruire un film che risponde più direttamente a logiche di genere, situandosi a cavallo fra l’action e il thriller. Protagonista di questa vicenda – che pure presenta grandi margini di originalità – è Veronica Rawlins, sposata con un noto criminale. La sua situazione si complica quando il marito fallisce un colpo in modo clamoroso, mandando letteralmente in fumo il denaro e lasciando sul campo la propria intera banda (sé stesso compreso). Veronica si trova così sola e braccata dal boss Jamal, ansioso di rifarsi su di lei per le perdite subite. Veronica decide così di costituire una nuova banda assieme alle altre vedove e di portare a termine l’ultimo colpo progettato dai mariti. Che McQueen fosse un ottimo regista lo si era capito dalle sue opere precedenti, dove con uno sguardo raffinato e potentemente autoriale, era riuscito a raccontare drammi collettivi e personali con un acume e una profondità rare nel cinema di oggi. Anche in quest’opera, all’apparenza meno impegnata, si percepisce la presenza di una ricerca particolare, che si esprime soprattutto nella scrittura dei personaggi e delle situazioni drammatiche. Il film è così in grado di alternare scene d’azione e di violenza da far gelare il sangue a momenti di grande ispirazione per quanto riguarda – ad esempio – il racconto dell’essere donna e compagna di un criminale.

Emerge poi lentamente, ma in maniera sempre più pronunciata, la componente razziale del film: i personaggi neri diventano in Widows gli unici protagonisti del racconto (in un modo ancor più pronunciato di quanto non avvenisse nel precedente film di McQueen, 12 anni schiavo). In un’epoca in cui ancora si parla di “whitewashing” e della “strapresenza” dei bianchi in cinema e televisioni, film come questo (che omaggiano in questo senso il filone “blaxploitation” in modo molto maturo) diventano una vera e propria dichiarazione politica. A ciò si deve aggiungere, in generale, l’ottima realizzazione drammatica e visiva del film, che alterna una struttura coinvolgente e interessante con la capacità di proporre uno stile cinematografico ricercato e mai banale. In definitiva si tratta di un film notevole che, pur arrivando quasi in chiusura dell’anno cinematografico, ne costituisce retrospettivamente una delle punte più alte.

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